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5 gennaio 2012 4 05 /01 /gennaio /2012 17:47
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5 gennaio 2012 4 05 /01 /gennaio /2012 14:08

Finanza-Mondiale-ovvero-beni-in-cambio-di-carta-colorata.jpg[continuum da R. Steiner, "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf. di Zurigo del 24/10/1919 - A cura di Nereo Villa].

[…] È QUESTO [il maiuscolo è mio - nota del curatore], cari ascoltatori, IL TERZO ELEMENTO DELLA QUESTIONE SOCIALE CHE STA ALLA BASE DELLE MODERNE CONDIZIONI SOCIALI. È qui che si impara a riconoscere la questione sociale come questione economica - per risalire a CIÒ CHE DOCUMENTA IL VALORE EFFETTIVO DEI BENI RISPETTO A QUANTO SI MANIFESTA NELLA PURA E SEMPLICE SITUAZIONE DEI PREZZI. I rapporti dei prezzi possono, specialmente nei periodi di crisi, esser mantenuti stabili soltanto se lo Stato, cioè l'ambito giuridico, si assume la garanzia del valore del denaro, vale a dire del valore di una singola merce.  

Ma a questo si aggiunge qualcosa di nuovo. Come già detto, non c'è bisogno di considerazioni teoriche su ciò che è emerso per via della discrepanza fra prezzo e valore, ma basta far notare dei fatti concreti emersi negli ultimi

tempi. Se ne parla nell'economia politica, si dice che nei tempi antichi, addirittura fino alla fine del medioevo, in Germania c'era l'antica economia naturale che si basa sul semplice scambio dei beni, e che al suo posto è subentrata l'economia monetaria, in cui il denaro rappresenta i beni, e che in effetti il bene di valore viene sempre scambiato contro del denaro.  

Ma nella vita sociale vediamo già oggi entrare qualcosa che sembra destinato a sostituire l'economia monetaria. Questo qualcosa è già all'opera dappertutto, solo che non viene ancora notato. Ma chi va al di là della comprensione astratta dei propri libri di cassa o dei conti, chi va oltre le semplici cifre ed è in grado di leggere quel che si esprime nei numeri, troverà che NEI NUMERI DI UN LIBRO DI CASSA O DEI CONTI DEI GIORNI NOSTRI NON CI SONO SOLO DEI BENI, MA che in tali cifre si manifestano quelli che possiamo definire RAPPORTI DI CREDITO nel senso più moderno del termine.

Quello che in modo sorprendente penetra sempre più nella nostra vita economica arida e piatta è ciò che UN UOMO SA PRODURRE SOLO IN BASE AL FATTO CHE SI HA FIDUCIA IN LUI, fiducia che sia capace di questo o di quello. È ciò che ispira fiducia a partire dalle capacità di un uomo.  

Se studiate i libri contabili del giorno d'oggi, vedrete che rispetto al puro e semplice valore monetario sta facendosi strada la fiducia negli uomini, nella bravura umana. Nei numeri dei libri contabili odierni, se li si legge correttamente, si esprime un rivolgimento epocale, una possente metamorfosi del sociale. MENTRE si sottolinea che L'ANTICA ECONOMIA NATURALE SI È TRASFORMATA IN ECONOMIA MONETARIA, oggi bisogna non meno sottolineare che IL CONTRALTARE DI QUESTO FENOMENO È LA TRASFORMAZIONE DELL'ATTUALE ECONOMIA MONETARIA IN “ECONOMIA CREDITIZIA”, cioè di fiducia nei talenti dell'uomo (“CREDITO” VIENE DA CREDERE, CHE SIGNIFICA AVERE E DAR FIDUCIA).   

E così qualcosa di nuovo prende il posto di ciò che è invalso per lungo tempo. Così fa il proprio ingresso nella vita sociale ciò che evidenzia il valore dell'uomo stesso. La vita economica in quanto tale subisce nella produzione di valori una trasformazione. Si trova di fronte ad una nuova questione, alla questione economica che è il terzo elemento di questa questione sociale.  

Nel corso di queste conferenze dovremo fare la conoscenza di questa questione sociale 1) come questione culturale, 2) come questione giuridica, statale o politica e 3) come questione economica.  

Lo spirito dovrà rispondere alla domanda: come si fa a coltivare le capacità degli uomini, di modo che possa sorgere una struttura sociale priva degli irresponsabili danni odierni?  

La seconda domanda è: quale sistema giuridico riporterà gli uomini alla pace nelle condizioni economiche invalse nella società moderna?  

La terza è: quale struttura sociale saprà collocare l'uomo al posto in cui possa lavorare per il bene della comunità umana in base al proprio essere, alle proprie capacità e ai propri talenti? E a ciò vale la domanda: che credito va concesso al valore personale di un uomo? Ecco allora che davanti a noi vediamo la trasformazione dell'economia a partire da nuove condizioni.

Una questione culturale, giuridica ed economica ci sta di fronte nella questione sociale. E vedremo che ogni minima articolazione della questione sociale può essere vista nella giusta luce solo considerandola in maniera differenziata: come una questione culturale, come una questione giuridica e come una questione economica. Ma di questo, cari ascoltatori, continueremo a parlare domani.

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5 gennaio 2012 4 05 /01 /gennaio /2012 10:35

[continuum da R. Steiner, "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf. di Zurigo del 24/10/1919 - A cura di Nereo Villa].

 

[…] E questo ha fatto sì che negli ultimi tempi la vita economica sia venuta a sua volta a dipendere da quella giuridica.

 

Questa coesistenza di economia, diritto e cultura è stata vista da persone come Marx e Engels, che hanno notato che la vita economica moderna non sopportava più la vecchia forma giuridica e neppure il vecchio tipo di cultura. Sono giunti perciò alla conclusione che la vecchia vita giuridica

e la vecchia vita culturale dovessero essere estromesse dalla vita economica.

 

Ma ora  sono approdati ad una strana superstizione [al tempo di questa conferenza eravamo nel 1919. Eppure oggi, 2012, fino a prova contraria le cose stanno esattamente ancora come allora, dato che non solo comunisti e socialisti credono in questa superstizione ma anche i libertari a credere in questa superstizione - nota del curatore], un dogma di cui dovremo parlare parecchio nel corso di queste conferenze. Sono giunti alla superstizione in base alla quale la vita economica è in grado di produrre da sola le nuove condizioni giuridiche e culturali, e questo perché vedevano nella vita economica l'unica realtà, mentre la vita culturale e quella giuridica non dovrebbero essere che un'ideologia. SI CREDEVA quindi, e si trattava di uno dei più fatali pregiudizi, CHE STRUTTURANDO IN UN CERTO MODO L'ECONOMIA, SEGUENDO CERTE LEGGI, LA VITA CULTURALE E QUELLA GIURIDICA, STATALE E POLITICA, SI SAREBBERO MESSE A POSTO AUTOMATICAMENTE [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

Ma come è nata questa superstizione? Cari ascoltatori, QUESTO PREGIUDIZIO È POTUTO SORGERE SOLO PER IL FATTO CHE la struttura delL'ECONOMIA umana, l'effettivo operare della moderna vita economica SI NASCONDEVA DIETRO a quella che siamo soliti chiamare l’“ECONOMIA MONETARIA”. Questa economia monetaria è sorta in Europa come fenomeno concomitante a determinati avvenimenti.

 

Basta rivolgere uno sguardo più profondo alla storia - permettetemi di farvi cenno in questa introduzione - per vedere che nel momento in cui nel mondo civile europeo sono sorti la Riforma e il Rinascimento, cioè una nuova corrente culturale, più o meno nello stesso momento - parlo in termini storici, dove i momenti sono più lunghi che nella vita delle persone - sono state scoperte le vene d'oro e d'argento dell'America. L'afflusso d'oro e d'argento, soprattutto dell'America centrale e del sud, ha fatto a quel tempo il suo ingresso in Europa.

 

QUELLA CHE PRIMA ERA PREVALENTEMENTE UN'ECONOMIA NATURALE DI BARATTO VENNE SEMPRE PIÙ SOPPIANTATA DALL'ECONOMIA MONETARIA.

 

L'economia di baratto era ancora in grado di osservare i prodotti del suolo, cioè la realtà oggettiva; era in grado di tenere in considerazione le capacità del singolo individuo, ciò che egli può produrre, si orientava quindi secondo la realtà e le capacità oggettive. IN QUESTE CONFERENZE VEDREMO COME, CON LA CIRCOLAZIONE DEL DENARO, LA VISIONE DELLA REALTÀ SIA ANDATA GRADUALMENTE SVANENDO.

 

Mentre l'economia monetaria ha preso il posto di quella naturale, sulla vita economica si è steso per così dire come un velo.

 

Non si potevano più vedere le pure e semplici esigenze della vita economica. COSA FORNISCE ALL'UOMO LA VITA ECONOMICA? Gli fornisce dei beni che gli servono per il suo consumo. Non c'è bisogno per ora di distinguere fra i beni intellettuali e quelli fisici, poiché l'economia può vedere anche i beni culturali come beni di consumo. Quindi diciamo che questa vita economica FORNISCE DEI BENI.

 

E QUESTI BENI HANNO UN VALORE per il fatto che l'uomo ne ha bisogno, dato che la brama dell'uomo si rivolge su di essi. L'uomo deve attribuire un determinato valore ai beni di consumo. In tal modo essi ricevono il loro valore oggettivo all'interno della vita sociale, un valore intimamente connesso con quello soggettivo della valutazione che l'uomo conferisce loro. MA DI QUESTI TEMPI COME SI ESPRIME IL VALORE GIURIDICO-ECONOMICO DEI BENI? Come si esprime il valore delle merci, quel valore che ne determina sostanzialmente l'importanza nella convivenza sociale ed economica?

 

Questo valore SI ESPRIME OGGI NEI PREZZI. In questi giorni dovremo parlare di valore e di prezzo, ma oggi voglio solo accennare al fatto che nelle transazioni economiche, nella vita sociale, nella misura in cui questa vita relazionale dipende dall'economia, per l'uomo il valore dei beni si

esprime nel prezzo.

 

È UN GRAVE ERRORE CONFONDERE IL VALORE DEI BENI CON IL PREZZO CHE HANNO IN QUANTO ESPRESSO IN DENARO!

 

E, cari ascoltatori, non per via di considerazioni teoriche, ma in base all'esperienza, l'umanità dovrà capire sempre meglio che il VALORE DEI BENI prodotti in ambito economico - ciò che dipende dalla valutazione soggettiva dell'uomo, da determinate condizioni sociali e giuridiche - E ciò che si esprime nella situazione dei PREZZI, che emerge col denaro, SONO DUE COSE DEL TUTTO DISTINTE.

 

Ma di questi tempi il valore dei beni viene occultato dalla situazione dei prezzi che domina nel circolo sociale.

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2 gennaio 2012 1 02 /01 /gennaio /2012 13:15

AMERICAN EXPRESS[continuum da R. Steiner, "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf. di Zurigo del 24/10/1919 - A cura di Nereo Villa]. 

Cari ascoltatori, osservate voi stessi la vita! Vedrete come questa vita umana è triarticolata, come l'uomo ha una triplice funzione all'interno della società umana. Se osserviamo la posizione dell'uomo nella società, vediamo delinearsi chiaramente tre elementi distinti fra loro: 1) il primo consiste nel fatto che per contribuire in qualche modo alla comunità, al lavoro comune, alla creazione di valori e beni comuni - cosa assolutamente indispensabile nella società moderna per la salute di un ordinamento sociale -, l'uomo deve in primo luogo disporre dell'attitudine individuale, del TALENTO INDIVIDUALE [il maiuscolo è mio – nota del curatore], della capacità individuale di far qualcosa; 2) il secondo è che l'uomo deve poter andare d'accordo con i suoi simili, deve POTER COLLABORARE IN PACE con loro; 3) e il terzo è che deve trovare un posto da cui fare qualcosa PER GLI ALTRI con il suo lavoro, con il suo operato, con le sue PRESTAZIONI 

Per quanto concerne il primo punto, l'uomo ha bisogno che la società lo aiuti a formare le sue capacità e i suoi talenti, che guidi la sua mente, rendendola al contempo in grado di guidare il suo lavoro fisico.  

Per il secondo, l'uomo ha bisogno di potersi inserire in una struttura sociale tale per cui gli uomini vadano d'accordo tra loro così da lavorare insieme in pace.  

Il primo elemento ci porta nell'ambito della vita culturale. Nelle prossime conferenze vedremo come la cura della vita culturale sia in relazione con il primo punto. Il secondo ci porta nell'ambito della vita giuridica, che può formarsi secondo la propria natura solo se si trova in una struttura sociale tale per cui gli esseri umani collaborino in pace fra loro e in pace provvedano al sostentamento reciproco.  

E la vita economica moderna, cari ascoltatori, questa economia moderna che, come vi ho descritto, viene vista da Woodrow Wilson come una persona che è cresciuta e indossa dei vestiti troppo piccoli, in cui non sta più - per Woodrow Wilson questi abiti troppo stretti sono i vecchi concetti giuridici e politici, mentre la vita economica è cresciuta da un pezzo -, questa crescita della vita economica che lascia indietro quel che c'era prima come vita culturale, come vita giuridica, è stata avvertita in particolar modo dai pensatori socialisti. E per rendersi bene conto di quello che ha agito in quest'ambito occorre far notare una cosa.  

Voi sapete, cari ascoltatori, e di tutte queste questioni parleremo in seguito più dettagliatamente, che al giorno d'oggi la moderna classe operaia subisce in tutto e per tutto l'influenza del cosiddetto marxismo. È vero che il marxismo, la dottrina marxista della trasformazione della proprietà privata dei mezzi di produzione in proprietà collettiva, è stato ritoccato più volte da questi o quei sostenitori o avversari di Karl Marx, ma il marxismo è qualcosa che di questi tempi agisce sulla mentalità, sulla concezione della vita di grandi masse di persone, agisce in particolar modo nei fatti sociali così sconcertanti del presente.  

Basta prendere in mano quel libretto pur sempre significativo e singolare di Friedrich Engels, amico e collaboratore di Karl Marx: “L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza”. È sufficiente prendere confidenza con la mentalità che pervade questo libretto, per vedere come un pensatore socialista intende la vita economica dei tempi recenti nel suo rapporto con la vita giuridica e culturale. Per esempio, basta capire nel modo giusto quest'unica frase, che è come una sintesi del citato libretto di Engels: in futuro non dovranno più esserci governi sugli uomini, sulle persone, ma dovrà esserci solo la direzione di settori economici e l'amministrazione della produzione (1).  

Cari ascoltatori! Ciò vuol dire molto, vuol dire che da questa parte si desidera che dalla vita economica scompaia qualcosa che proprio grazie agli impulsi evolutivi dei tempi recenti si è legato ad essa. Essendosi per così dire sviluppata, come vi ho mostrato, andando oltre la vita giuridica e quella culturale, la vita economica ha in un certo senso invaso tutta la vita e ha agito in maniera suggestiva anche sui pensieri, sulle sensazioni e sulle passioni degli uomini. E così è emerso sempre più che la vita culturale e quella giuridica si adeguano al modo in cui viene gestita l'economia.

Ci si è andati via via rendendo conto fin troppo chiaramente che chi ha il potere economico detiene proprio per questo anche il monopolio culturale. I deboli dal punto di vista economico rimangono privi di cultura.  

Si è stabilito un certo rapporto fra la vita economica e quella culturale, e anche fra la vita culturale e quella statale. La vita culturale è diventata sempre più qualcosa che non nasce dai suoi effettivi bisogni, che non segue i suoi impulsi propri, bensì qualcosa a cui, soprattutto laddove viene amministrata pubblicamente l'istruzione e il sistema scolastico, viene data la forma che serve ai poteri statali.  

L'uomo allora non può essere considerato per quello di cui è capace, non può svilupparsi secondo le sue inclinazioni naturali, ma la domanda che ci si pone è: di che forze ha bisogno lo Stato, di che forze ha bisogno la vita economica, che formazione devono avere gli uomini per servire allo Stato e all'economia? Ed è a questo che si conformano i materiali didattici e gli esami. La vita culturale-spirituale non viene plasmata a partire dalle sue proprie esigenze, ma viene adeguata alla vita giuridica - alla vita dello Stato, alla vita politica - e a quella economica. 

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NOTE

(1) Da: Friedrich Engels, Antidühring, traduzione di Giovanni de Caria, Editori Riuniti, Roma, 1950: "L'intervento di una forza statale nei rapporti sociali diventa superfluo successivamente in ogni campo e poi viene meno da se stesso. Al posto del governo sulle persone appare l'amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi. Lo Stato non viene ‹abolito›: esso si estingue".

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1 gennaio 2012 7 01 /01 /gennaio /2012 14:22

SupermarioL'antroposofia sociale ha dato già le vere soluzioni.

Pertanto, dovremmo solo muoverci almeno un po' per renderle note.

L'applicarle sarà l'ovvia conseguenza di tale moto...

Il destino di tutti, che lavora sempre saggiamente, continuerà ad operare saggiamente per il risveglio delle coscienze di tutti, anche se il Dragone sta dando i suoi violenti, ma anche ultimi, colpi di coda, pesanti come monti (draghi e monti, appunto!). Si sente vincitore, padrone del mondo, delle coscienze, del denaro, del potere, ma sarà spazzato via insieme a chi gli ha tenuto bordone per secoli, millenni, e di loro non resterà ricordo. Una "damnatio memoriae" necessaria per ripulire il pianeta da coloro che, dall’alto delle organizzazioni che credono di dirigere i destini del mondo (e non sanno di essere a loro volta diretti da entità subsensibili), si sentono invincibili e imperituri, ma non sanno di essere già morti. Sono gli adoratori di "mammona" (mondo finanziario), che continuano a combattere l'io in ogni modo, palese o subdolo, senza sapere che l'io ha già vinto...

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1 gennaio 2012 7 01 /01 /gennaio /2012 10:55

americanismo-comunismo.jpg[continuum da R. Steiner, "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf. di Zurigo del 24/10/1919 - A cura di Nereo Villa].

 

Nell'introduzione di oggi desidero mostrarvi dapprima da un punto di vista storico come, in base alle condizioni della vita moderna, la questione sociale venga sentita come una questione culturale, giuridica ed economica.


Prendiamo le affermazioni fatte non molto tempo fa da un personaggio che era attivamente coinvolto nella vita politica e statale, un personaggio che è un prodotto della vita culturale dei nostri tempi. Quelli di voi che hanno già assistito in precedenza alle mie conferenze non fraintenderanno quanto sto per dire. Ai tempi in cui Woodrow Wilson veniva osannato da tutto il mondo, ad eccezione di quello mitteleuropeo, come una specie di statista mondiale, io mi sono sempre opposto a questo osannare. E chi mi ha sentito parlare sa che non sono mai stato un sostenitore, ma sempre un oppositore, di Woodrow Wilson. Anche quando perfino la Germania è caduta vittima del culto di Wilson, non mi sono trattenuto dall'esprimere questo parere, che ho continuato a ribadire anche qui a Zurigo. Ma oggi che questo culto è per così dire cessato [a causa della prima guerra mondiale generata come sempre dallo statalismo - nota del curatore], si può dire qualcosa che un oppositore di Wilson può affermare senza suscitare ire.


Quest'uomo ha preso le mosse da una forte sensibilità per le condizioni sociali dell'America, formatesi a partire dalla guerra di secessione e da quella civile degli anni sessanta; ha capito quale rapporto c'è fra le condizioni statali e giuridiche, e quelle economiche. Ha visto con una certa imparzialità come, per via del nuovo complesso ordinamento sociale, sono andate accumulandosi grandi masse di capitali. E ha visto, miei cari ascoltatori, come hanno avuto origine i trust, le grandi società di capitali. Ha visto come perfino in uno Stato democratico i principi della democrazia si siano sempre più evaporati di fronte alle trattative segrete di quelle società che avevano interesse ad agire in segreto, che in un certo senso conquistano un gran potere con le masse di capitali accumulate e dominano grandi masse di persone.


E a più riprese ha alzato la voce per difendere la libertà degli uomini nei confronti del potere che deriva da fattori economici. Si può dire a suo favore che, partendo da una profonda sensibilità umana, ha sentito come la realtà sociale sia in relazione con il singolo individuo, con il modo in cui il singolo diventa maturo per questa vita sociale. Ha fatto notare quanto sia importante per il risanamento della vita sociale che sotto ogni abito umano batta un cuore orientato alla libertà.


Ha continuato a richiamare l'attenzione sul fatto che la vita politica dev'essere democratizzata, su come debbano essere sottratti alle singole società potenti il loro potere e gli strumenti di potere in loro possesso, come le capacità e le forze individuali di ogni uomo debbano essere aver accesso alla vita statale, economica e sociale in genere. Ha affermato in maniera incisiva che il suo Stato, che lui evidentemente considera il più progredito, soffre delle condizioni che si sono create. Come mai?


Sì, le condizioni economiche si sono sempre più imposte. Tutto quello che c'era fino a poco tempo fa in questo campo è stato intrappolato nelle grandi concentrazioni di capitali, dall'affermarsi del potere economico. Questa organizzazione economica ha prodotto forme di convivenza umana assolutamente nuove. Ci si è trovati di fronte ad una nuova organizzazione della vita economica. E non io, basandomi su una teoria qualunque, ma questo statista, oserei dire di fama mondiale, ha detto che il danno fondamentale della recente evoluzione umana consiste nel fatto che le condizioni economiche sono progredite, che gli uomini hanno plasmato la vita economica secondo i nuovi poteri occulti, mentre invece le idee del diritto, della vita comunitaria e politica non sono andate di pari passo, ma sono rimaste al punto di prima.


Woodrow Wilson l'ha affermato chiaramente: noi amministriamo in condizioni del tutto nuove, ma pensiamo ed emaniamo leggi sull'economia da un punto di vista ormai da tempo superato, da un punto di vista antiquato. Nel campo della vita giuridica e politica non si è formato qualcosa di nuovo come in quella economica. Questi due settori sono rimasti indietro. Viviamo all'interno di un ordinamento economico completamente moderno con idee giuridiche e politiche desuete. Questo è più o meno il succo dei discorsi di Woodrow Wilson.


Nei suoi discorsi sostiene con insistenza che in questa incongruenza fra vita giuridica e vita economica non può svilupparsi ciò che il momento attuale della storia umana richiede, e cioè che il singolo individuo non lavori per se stesso ma per il bene della comunità. E Woodrow Wilson esercita una critica energica all'ordinamento sociale che gli sta di fronte.


Cari ascoltatori! Posso dire - consentitemi questa osservazione personale - di essermi impegnato a fondo per verificare le critiche mosse da Woodrow Wilson alle attuali condizioni sociali, quelle americane che ha sott'occhio, confrontandole con altre critiche. Ora vi dirò qualcosa di decisamente paradossale, ma d'altra parte le attuali condizioni
richiedono molto spesso di esprimersi per paradossi, ed è necessario farlo se si vuole rendere giustizia alla realtà odierna.


Ho cercato di raffrontare la critica alla società di Woodrow Wilson, per quanto riguarda sia la forma esteriore che il nerbo dei contenuti, con la critica alla società mossa da parte dei progressisti, dei socialdemocratici radicali. Sì, cari ascoltatori, è addirittura possibile estendere questo paragone all'ala più radicale delle convinzioni e delle azioni socialiste di oggi.


Rimanendo all'interno della critica fatta da queste persone, si può dire: la critica di Woodrow Wilson all'ordinamento sociale odierno coincide quasi alla lettera con quel che sostengono gli stessi Lenin e Trotskij, gli affossatori della civiltà del presente. Di loro va detto che, se quel che hanno in mente per l'umanità agirà troppo a lungo anche solo in alcuni ambiti, ciò significherà il declino della civiltà moderna e porterà inevitabilmente alla scomparsa di tutto
ciò che grazie ad essa è stato raggiunto. Eppure bisogna esprimere questo paradosso: Woodrow Wilson, che di certo si è sempre immaginato la struttura sociale in modo diverso da questi distruttori, muove quasi letteralmente la loro stessa critica all'attuale ordinamento sociale.


E giunge alla conclusione che i concetti giuridici e politici oggi in vigore sono obsoleti, che non sono più in grado di intervenire nella vita economica. La cosa strana è che se si cerca di volgere al positivo questa critica, se si cerca di verificare quali sono i contributi di Woodrow Wilson alla creazione di una nuova struttura sociale, di una struttura dell'organismo sociale, non si trova difatti nessuna risposta - solo singoli provvedimenti qua e là, che però potrebbero essere attuati anche da chi esercita una critica meno energica ed obiettiva, niente di drastico. E comunque non da' risposta alla domanda: che forma devono acquisire il diritto, i concetti politici, gli impulsi politici per far fronte alle esigenze della moderna vita economica, per intervenire attivamente in questa vita economica?


Qui si vede come dalla vita odierna stessa scaturisca il secondo elemento della questione sociale: la questione sociale come questione giuridica.


Prima di tutto occorre trovare un fondamento per il diritto, per i rapporti politici e statali, che devono esistere per dar la giusta impronta alla vita economica moderna. Bisogna quindi chiedersi: come si arriva a degli impulsi giuridici e politici di fronte alle grandi richieste della questione sociale? Questo è il secondo elemento della questione sociale.

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31 dicembre 2011 6 31 /12 /dicembre /2011 11:00

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30 dicembre 2011 5 30 /12 /dicembre /2011 15:06

Vedi qui il relativo video: "Imperialismo - Effetti - Ieri e oggi".

L'infanticidio dell'Erode di oggi (ogni 6 secondi un bambino muore di fame) termina solo quando ci si accorge che la Cdo, detta euro, è una moneta-debito generante esponenzialmente debito, e che solo il fare la cresta all'iniquo monetaggio dell'euro è "SPREAD", non altro (altro che equità!)! Fino ad allora occorre impegnarsi a NON PAGARE ALCUNA IMPOSTA, sperimentando epicamente l'EPICHEIA (= equità reale) come scientifica solidarietà...

Sulle Cdo (obbligazioni debitorie collateralizzate) dette EURO, vedi i cap. 12° e 13° di G. Alvi "Il capitalismo", Venezia, 2011, rispettivamente: http://0z.fr/3YuYL e http://0z.fr/PH7h1 .


Ai vari "monti" e saputelli, detti "tecnici" ed ai politicastri lecchini della DODI&C (Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera): siate consapevoli di ciò che fingete di non sapere. Dobbiamo dirvelo noi? Vergognatevi, fagni!

tributo.jpg

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29 dicembre 2011 4 29 /12 /dicembre /2011 19:05

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Putin-Alvi

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27 dicembre 2011 2 27 /12 /dicembre /2011 19:05

O saputelli, quando incomincerete ad accorgervi che il cdo, detto euro, è una moneta-debito che genera debiti, sarete anche costretti a chiamare le cose coi loro nomi, e allora il fare la cresta ai soldi non lo chiamerete più spread... Direte pane al pane non per sincerità o bontà, ma semplicemente per farvi capire, e solo allora incomincerà a cambiare qualcosa. Fino ad allora occorre impegnarsi a NON PAGARE ALCUNA TASSA...

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Presentazione

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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