Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
26 dicembre 2011 1 26 /12 /dicembre /2011 14:21

Se Dio davvero volesse che il motivo dell’agire umano fosse fare o volere ciò che Egli vuole (fare la volontà di Dio), ne conseguirebbe che Dio non vuole libero e autonomo l’uomo (perché non può o non vuole identificarsi adeguatamente con ciò che l’uomo vuole). In ogni caso ne conseguirebbe che la norma dell’agire dell'uomo sarebbe situata fuori dell’uomo; ed altresì che perfino Dio stesso si troverebbe fuori dell'uomo.

D’altronde, se la volontà di Dio riguardo all’uomo è che questi faccia del dovere il proprio volere, allora l’uomo, paradossalmente, ubbidisce solo quando non agisce più per mera ubbidienza, ma seguendo la PROPRIA volontà.

È pertanto evidente che se l’uomo si ostina a voler agire per mera ubbidienza ai comandamenti di Dio, senza fare di essi il suo volere, proprio allora disubbidisce al basilare comandamento di Dio, che è quello di amare, cioè di agire NON per ubbidienza, ma per amore. E SOLO QUESTO È VERO SPIRITO NEOTESTAMENTARIO IN QUANTO SPIRITO EPICHEICO!

D'altronde, non è forse l’omissione dalla predicazione cattolica dell’epicheia a far riproporre al “nuovo” catechismo la “legge del taglione” (vedi gli art. 2266 e 2321 del nuovo catechismo della chiesa cattolica)?

Da quanto precede, è chiaro che il vero "Fare-la-volontà-di-Dio" non può che essere il realizzare in noi la politica di Gesù di Nazaret, detto il Cristo: l'EPICHEIA! 

Repost 0
25 dicembre 2011 7 25 /12 /dicembre /2011 12:53

Video di Natale

"UP town AND the BRONX"
Francesco Pinetti - Prova di registazione
Al bar della Stazione di Castell'Arquato
F. Pinetti e una "Stupida Creatura" nel "Bronx" di Nereo.

Agli economisti buzzurri, detti "tecnici":

O BESTIE! NON PARLATE DI SPREAD!
CHIAMATE LE COSE COI LORO NOMI...

PARLATE DI SIGNORAGGIO...

PARLATE DEL FARE LA CRESTA AI SOLDI... AL LORO VALORE D'ACQUISTO...
CHE PROVIENE DAL SUDORE DELLA FRONTE DELLA GENTE... DELLA POVERA GENTE!

O GENTE DALLA DURA CERVICE...
ASCOLTATE UNO STUPIDO...

E... FATE I BRAVI!

Repost 0
24 dicembre 2011 6 24 /12 /dicembre /2011 11:19

BUON NATALE CON EPICHEIA

 

Repost 0
22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 18:20

Il Reddito di Base (RdB) è un reddito da occupazione, non da disoccupazione.


Il reddito da disoccupazione, cioè il reddito per chi non lavora, è un'idea molto oscura e confusa, e con le idee confuse non si va da nessuna parte.


E tanto meno si può parlare di futuro, o di riforme con un "reddito di cittadinanza" senza ricadere nell'altrettanto tenebroso diritto romano del "civis", e quindi nello statalismo, che non è altro che imperialismo mascherato da "civiltà", in cui dominano i mali del sequestro, già a partire dal ratto delle Sabine, e dal fratricidio di Remo da parte di suo fratello Romolo, ai tempi della fondazione di Roma, e del suo mitologico jure, appunto, anticristiano.


No. Il RdB si fonda su un diritto nuovo, che io chiamo dialettico, in quanto va scoperto e sempre di nuovo riscoperto attraverso dialogo ed epicheia, cioè equità a discrezione puramente umana: sindereticamente umana si potrebbe dire, dato che la sindéresi è la nostra facoltà più alta che abbiamo perduta e che dovremo ritrovare per essere umani, cioè per essere distinti dagli animali in qunto capaci per natura di scegliere il bene e di rifiutare il male (Tommaso D'Aquino, Summa theologica 1,1 q.94, art.1).


Solo usando di nuovo questa facoltà dell'anima umana si può capire che ogni lavoro, anche quello più umile, è sempre attività dell'io e quindi dell'immateriale che vive in ogni uomo, lo spirito. Ciò comporta il prendere coscienza che il lavoratore non può essere pagato, né può avere un prezzo. Solo ciò che il lavoratore produce può essere ap-"prezzato", misurato e immesso nel mercato.


Chi crede che solo il "lavoratone" sporco e sudato sia il solo lavoratore, e che solo lo spaccare legna o il cercare il carbone in miniera siano lavoro, allora ciò che uno riceve per esempio perché suona il rock tutte le sere è senz'altro un reddito da disoccupazione. Da questo punto di vista, chi scrive ha sempre ricevuto questo reddito, dato che secondo tali criteri di caratterizzazione del lavoratore, io non ho mai lavorato; sì, ho sudato qualche volta, ma non ho mai lavorato per dovere. Quello che fa il musicista lo fa sempre per amore di quello che fa. Si diverte, gioca. In francese "suonare" si dice "giocare", "jouer". 


Domanda: perché allora predico il RdB, visto che l'ho sempre avuto?


La risposta a questa domanda è la seguente: io me la sono goduta, e così vorrei che anche i miei simili possano godersela almeno come ho fatto io, dato che col RdB potrebbero fare davvero il loro gioco, rispondere al loro vero talento, fare ciò che vogliono fare come ho fatto io.


Fare ciò che si vuole è libertà. Ovviamente non nel senso che si voglia fare come professione il nullafacente, il disoccupato.


Fare nulla è impossibile, così come è impossibile smettere di pensare. Solo il deficiente, cioè il malato di mente, può non fare nulla e non pensare. Ma proprio per questo motivo non potrebbe neanche dirlo, essendo malato.


Ma in un organismo sociale di umani, se uno è malato di mente, è pur sempre un essere umano e va accudito col medesimo RdB che percpisce ogni altro essere umano. Anzi, forse costui avrà bisogno di maggiore cura dei suoi simili, e quindi di maggiori valori economici, anche e soprattutto perché non sarà idoneo a costituirli egli stesso. E non è detto che un giorno quel suo guardare nel vuoto si trasformi, propri grazie a quelle cure, in visione e lo voglia dimostrare con colori e pennello, creando opere pittoriche...


I valori economici sono sempre costituiti da fatti che vivono nella vita. Innanzitutto sono costituiti dai talenti degli uomini, in secondo luogo dal lavoro, e in terzo anche da innumerevoli rapporti.


Chi afferma che un bene inserito nella circolazione economica non può che essere lavoro cristallizzato, dice una castroneria. Non è affatto così. Il lavoro è sempre un fare, non un fatto, o un manufatto. Solo il manufatto è merce, non il lavoro che lo fa. Il lavoro che fa il manufatto non esiste senza l'io, a meno che sia una macchina a lavorare, ma qui l'io ha già lavorato creando la macchina. E la macchina non è l'io che la crea e la mette in "moto". La macchina è un po' come la trappola per topi. Va a scatto e intrappola il topo. Ma non si può dire per questo che sia intelligente o che il suo "lavoro" sia cristallizzato...


Nelle conferenze di Rudolf Steiner che sto pubblicando a proposito del lavoro, ciò che conta non è affatto un reddito da disoccupazione, anzi questa idea è vista da Steiner come un'idea dello statalismo più accentrato e quindi più imbroglione.


Ciò che più conta è che il concetto di lavoro non sia rapportato in qualche modo al concetto a cui lo si rapporta oggi, vale a dire al reddito!


Perché in realtà un uomo ottiene il proprio reddito non solo per mangiare e bere o per soddisfare altri bisogni fisici o psichici, ma, appunto, ANCHE per lavorare per gli altri uomini. Se così non fosse la sua economia sarebbe come quella degli animali. Anche gli animali mangiano e bevono, quindi anche loro, finché non sono addomesticati, hanno una specie di vita economica. Ma di solito si godono quello che non ha bisogno di molta preparazione. La maggior parte degli animali prende in natura ciò che per loro già esiste; nel loro caso è quindi la natura a essere "produttiva"...


Il Reddito di Base rientra in un processo economico complesso e organico che i semplici concetti degli economisti non riescono ad afferrare, perché chi ragiona solo in base ad astrazioni e a nozioni, sa produrre ben pochi beni per i suoi simili. Ne parlerò ancora. 

Repost 0
22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 13:56

epicheia.jpgPer parlare di epicheia occorre innanzitutto fare un po' di chiarezza sul cosiddetto senso dello Stato.


Il senso dello Stato è il senso del materialismo arimanico dove ogni deficiente impera.


Ciò che Giacomo Leopardi e Rudolf Steiner chiamavano Arimane, che per Goethe era Mefistofele, per Paolo di Tarso, Belial, per gli evangelisti, Satana, e per Gesù, "mammona" (termine aramaico simile all'ebraico moderno "mimen", che significa "finanziare") è, appunto, da me chiamato DODI&C (Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera).


Con questo acrostico, intendo indicare quello stesso demone vivente realmente in una categoria precisa di persone, quella dei gregari, tanto accidiosi quanto portatori di "pensiero" debole, che in realtà non è pensiero ma passibità, sentire, emotività, agitazione, da essi ritenuti pensare: il "pensato" è sentito da costoro come Stato perché il participio passato di un essere, vale a dire ciò che partecipa ma solo in parte alla sua natura, e che non è presente nel qui ed ora, ma è "passato" - appunto - nell'oggetto, percepibile materialmente in ciò che lo rappresenta come pezzo di carta, offre - ma solo alle inconsce paure dei materialisti - più sicurezza perfino dell'affermazione di sé: "Io sono".


Infatti ancora oggi questa affermazione esige (ed è impensabile senza) l'oggettivazione di che si è. Io sono che cosa?


Dire "io sono" come fece Gesù di Nazaret durante il suo processo intendendo "io lo sono" in riferimento a Yhwh (nome impronunciabile di Dio, che solo Dio poté dire di sé a Mosè sul Sinai annunciando "Io sono l'io sono") comporta - come è rilevato da recenti studi giuridici del processo di Gesù - la condanna per le "aspirazioni criminali di Gesù: predicazione (blasphemia) e regalità (lesa maiestas)" (Massimo Miglietta, "Gesù e il suo processo nella prospettiva ebraica").


Oggi, la "lesa maiestas" dovrebbe essere la sovranità del popolo, dato che non c'è più Cesare.


Eppure nella nostra democrazia tale sovranità è di fatto un enunciato meramente formale privo di sostanza.


L'affermazione dell'io in quanto vera divinità è infatti di massimo disturbo per lo spirito arimanico dello statalismo della dodi&c. Cosa comporta ciò?


Comporta che l'antitesi Dio-Cesare nel "dare a Cesare quel che è di Cesare, "spesso interpretato come dimostrazione e fondamento della lealtà dei cristiani verso l'autorità civile" (ibid.), possa essere letto in senso non più positivo (e quindi impositivo di imposte di Stato) ma negativo come di "non dare a Cesare ciò che è di Dio" (C. Cohn, Processo di morte di Gesù. Un punto di vista ebraico in M. Miglietta, "Gesù e il suo processo...", op. cit.), vale a dire dell'io umano nel senso di cristiano.


Questa visione delle cose non può non portare al diritto individuale di epicheia, cioè di equità a discrezione dell'io (Dio) nell'ubbidire o no a questa o a quella legge se ritenuta o no iniqua, per esempio nel non pagare o nel pagare i tributi a Cesare o il signoraggio ai signori creatori dal nulla della moneta odierna.


Che le cose stiano così, e cioè che il materialismo e la correlativa accidia che lo sostanzia nella tendenza a "non volerne sapere" di impiegare maggiore giudizio critico nel proprio "pensiero" debole, lo si può osservare anche nel dogma del materialismo, consistente nel non riconoscimento della concretezza spirituale dell'idea.


Il materialismo è infatti incapace di fraternizzare, dato che non riesce a fraternizzare neanche con la parte idealistica di sé (l'idea della materia non è riconosciuta dal materialismo).


Pertanto può solo fingere la fraternità, dogmaticamente costringendo verso la propria monovalente dialettica qualsiasi pensiero altrui, o qualsiasi richiesta di coerenza logica col proprio principio (principio che tutto fonda sulla materia).


Anche quando il materialismo è dotato di capacità analitiche raffinatissime, non può NON essere dogmatico, perché ignorando l'incorporeo movimento del "pensiero materialista" (il cui soggetto non può NON essere l'idea per quanto da esso ignorata come realtà), o la propria interna verità, attribuisce verità a ciò che è fuori di sé, e che, da fuori, impone assolutezza come eterodirezione di sé.


Ecco allora, da tale imporre, provenire, come cosa buone e giusta, le imposte, le tasse, le leggi, la carta: rimasugli di imperialismo romano, o del faraone ritenuto Dio, o del Signore della giurisdizione territoriale, o dell'apparato statale sovieticamente inteso!


Ecco perché il materialismo è un "pensiero" che concepisce, piuttosto che la comprensione, l'eliminazione di coloro che lo contraddicono, e che perciò tende a fare della propria impotenza una forza fratricida: fingendo la fraternità, un simile "pensiero" costringe l'organizzazione dei singoli ad una forma esteriormente fraterna, meccanicamente sociale.


Di conseguenza serpeggia fra i singoli, al posto del collegamento interiore, la corrente del sospetto e dell'odio. Segno questo che indica l'esigenza di una via diversa dalla partitocrazia del "participio" o del senso di Stato, i quali non possono non essere non coercitivi.


Concludendo questa prima disanima sull'epicheia, faccio notare che i soli punti di vista sopra citati, mostrano come il senso dello Stato non sia altro che il senso satanico dei conati di succubanza fantozziana ad un anacronistico cesaropapismo, che l'individualismo etico dell'uomo moderno non può che stornare da sé.


In base a ciò credo di poter dire che il cristiano odierno (senza alcun riferimento ovviamente ai nati cattolici senza essere divenuti mai cristiani) dovrebbe essere in grado di "vedere" (sovrasensibilmente) che coloro che oggi parlano di "senso dello Stato" non sono altro che, nel migliore dei casi, mascherati manipolatori di capitali, e nel peggiore, i loro reggicoda, che Gesù avrebbe chiamati tutti "sepolcri imbiancati".

Repost 0
21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 15:09

Si deve imparare a diffidare della Cultura di Stato (scuole dell'obbligo, Rai, ecc.) delle diagnosi mediche, soprattutto nell'ambito dei comi da trauma cranico. L'affidamento acritico favorisce la degenerazione della sanità ed il crimine. E si può dire che quasi giornalmente tali crimini avvengono oramai come cosa buona e giusta in nome della donazione degli organi!
I fatti raccontati, per esempio, nell'articolo del Corriere della Sera di lunedì 19 dicembre 2011, su un bambino, dato per morto, che è vivo, in quanto la madre si oppose alla donazione degli organi, dimostrano ancora per l'ennesima volta che la "morte cerebrale" è una finzione utilitaristica e che alla richiesta dei medici di donare gli organi va risposto un NO categorico, totale , duro (cfr. l'articolo "Il ragazzo vissuto due volte").
La richiesta di organi è sempre un atto crudele, scandaloso, disgustosamente tragico, vile e ricattatorio.
http://www.antipredazione.org

Repost 0
20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 16:52

L'idea del mercato del lavoro è mafiosa esattamente come il primo articolo della costituzione italiana che recita "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".

Prova ne è che oggi lavorano le macchine e licenziano gli umani, divenuti schiavi da un lato in mano a politici corrotti in quanto malati mentali o tutt'al più fagni, furbetti, e dall'altro a "tecnici", che invece sono solo... bastardi dentro... Per cui per lavorare... bisogna pagare...

Repost 0
20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 09:27

[continuum da "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf di Zurigo del 24/10/1919]

 

Cari ascoltatori, con una simile concezione del mondo, che viene vissuta come ideologia - così da dirsi: diritto, morale, religione, arte e scienza sono solo una sovrastruttura, nient'altro che fumo che esala dall'unica realtà che sono i rapporti di produzione, che è l'ordinamento economico -, con una simile mentalità si può ben pensare, ma non si può vivere. Con una simile visione del mondo, per quanto imponente per ciò che riguarda l'indagine della natura,
l'anima umana viene svuotata. E ciò che questa concezione causa nell'anima umana agisce a sua volta nelle realtà sociali dell'epoca moderna.


Si fa torto a queste realtà sociali se si osserva soltanto ciò di cui gli esseri umani sono consapevoli. Partendo dalla loro coscienza gli uomini possono ben dire: "Ah, ma cosa ci venite a raccontare? Che la questione sociale è una questione culturale e spirituale? La cosa importante è che i beni economici sono distribuiti in modo ingiusto. Noi lottiamo per una distribuzione equa".


Gli uomini possono sentire cose simili a livello conscio, ma nelle profondità inconsce della loro anima si agita qualcos'altro. È qualcosa che si sviluppa inconsciamente, poiché da ciò che è cosciente non scaturisce quello che sarebbe il vero appagamento spirituale dell'anima, poichè in essa agisce solo ciò che svuota le anime, in quanto viene percepito come pura ideologia.


È il vuoto della nuova vita culturale che dev'essere visto come primo elemento della questione sociale. Questa questione sociale è in primo luogo una questione culturale-spirituale.


E poiché le cose stanno così, poiché si è sviluppata una vita culturale che nell'ambito dell'economia è diventata, per esempio in campo universitario, un passivo osservare, un semplice rilevare i fatti non più in grado di generare le forze di un volere sociale - poiché si è giunti al punto che i migliori filantropi come Saint-Simon, Louis Blanc e Fourier hanno elaborato degli ideali sociali a cui nessuno crede, poiché ciò che proviene dallo spirito viene sentito come utopia, come pura e semplice ideologia, proprio perchè è una realtà storica il fatto che si è sviluppata una vita culturale che ha solo una funzione di sovrastruttura della vita economica, che non interviene nei fatti e che viene perciò vissuta come ideologia -, è proprio per tutto questo che la questione sociale va intesa in primo luogo come questione culturale-spirituale.


Oggi abbiamo davanti a noi questa domanda, scritta a caratteri di fuoco: come deve formarsi lo spirito umano per poter venire a capo della questione sociale?


Si è visto che la mentalità scientifica ha messo mano con il suo metodo migliore all'economia politica. È giunta ad una semplice osservazione, non ad una volontà sociale. Quindi, dal fondo della più recente vita culturale deriva una disposizione d'animo che non è in grado di trasformare l'economia per porla alla base di un volere sociale pratico.


Come dev'essere plasmato lo spirito perché da lui provenga un'economia tale da poter costituire la base di una vera volontà sociale?


Si è visto che le grandi masse gridano solo "Utopia!" quando sentono parlare degli ideali sociali di filantropi benintenzionati. Non credono affatto che lo spirito umano sia abbastanza forte da padroneggiare le realtà sociali. Come dev'essere allora la vita culturale, come dev'esser fatto lo spirito dell'uomo per far sì che gli uomini possano di nuovo credere che lo spirito può avere idee in grado di formare le istituzioni in modo tale che i danni sociali
spariscano?


Si è visto che in vaste cerchie quella che è la concezione del mondo a orientamento scientifico viene percepita come ideologia. Ma l'ideologia come unico contenuto dell'anima umana la svuota, e nelle profondità del subconscio produce quello che oggi si manifesta nei fatti confusi e caotici della questione sociale. Come dev'essere allora la vita culturale per non produrre più un'ideologia, ma per poter riversare nell'anima umana le forze che la rendano capace di intervenire nelle realtà sociali così che gli uomini sappiano davvero comportarsi in modo sociale gli uni accanto agli altri?


Cari ascoltatori, così si vede che la questione sociale è in primo luogo una questione culturale, che lo spirito moderno non è stato in grado di fornire qualcosa che colmasse l'anima, ma che l'ha svuotata con l'ideologia.

Repost 0
19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 16:49

macchina-umana.jpg[continuum da "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf di Zurigo del 24/10/1919]


[...] E a quel punto è subentrata una cosa significativa: questa concezione del mondo a orientamento scientifico è comparsa in contemporanea con il capitalismo, con la tecnica moderna. Gli uomini sono stati strappati ai loro antichi mestieri artigianali e soggiogati alla macchina, stipati nella fabbrica. Vivono con ciò a cui sono avvinti e che viene dominato dalla regolarità di ciò che è meccanico, da cui non scaturisce nulla che abbia a che fare con l'uomo.


Dall'antico artigianato si sprigionava ciò che rispondeva alla domanda sul valore e la dignità dell'uomo. La macchina astratta non da' alcuna risposta in merito. L'industrialismo moderno è come una rete meccanica che viene tessuta attorno all'uomo, in cui l'uomo si trova irretito senza però avere in cambio la soddisfazione che provava di fronte al prodotto del lavoro artigianale.


E così ha avuto origine la frattura nei confronti di coloro che lavoravano come classe operaia industriale dell'era moderna, quelli che stavano alle macchine, in fabbrica e che dal loro ambiente meccanizzato non potevano più trovare la fede nell'antica visione ancora piena di vita, che dovevano dar l'addio a tutto un patrimonio con cui non avevano più nulla a che fare, che accettavano la sola e unica spiritualità prodotta dalla cultura moderna, e cioè la concezione del mondo ad orientamento scientifico.


E come agiva su di loro questa concezione del mondo a orientamento scientifico? Agiva sui lavoratori in modo tale che essi si dicessero, che sentissero sempre più profondamente che tutto ciò che si trasmette come verità altro non è che pensieri, idee, qualcosa che ha solo una realtà concettuale.


Cari ascoltatori, chi ha vissuto con la moderna classe operaia, chi sa come il suo vissuto sociale sia andato gradualmente formandosi in epoca recente, sa che cosa significa una parola ricorrente negli ambienti operai e socialisti, la parola "ideologia".


Sotto gli influssi che vi ho appena descritto, per l'attuale umanità lavoratrice la vita culturale è diventata una pura ideologia. La concezione del mondo a orientamento scientifico è stata assorbita in modo tale per cui la gente si dicesse: "Trasmette solo pensieri!"


L'antica visione del mondo non voleva trasmettere solo pensieri, voleva dare all'uomo qualcosa che gli mostrasse che il suo spirito vive veramente in comunicazione con le entità spirituali del mondo. Le antiche concezioni di vita volevano dare allo spirito dell'uomo lo spirito, quella nuova invece gli dava "solo pensieri" e soprattutto nessuna risposta al quesito sulla vera natura dell'uomo. Perciò venne vissuta come un'ideologia.


E così si è formata la frattura con le cerchie dirigenti, dominanti, che avevano conservato la tradizione delle antiche usanze, delle antiche visioni del mondo, delle concezioni artistico-estetiche, religiose e morali dei tempi antichi e via dicendo. Queste classi dirigenti le hanno conservate in tutta la persona, testa, cuore e arti, mentre la loro testa assorbiva quella che è diventata la concezione del mondo a orientamento scientifico.


Ma una gran parte della popolazione non era più in grado di provare la minima inclinazione o simpatia per quelle tradizioni. Come contenuto di visione del mondo accettava solo la scienza e la assorbiva in modo tale da viverla come pura ideologia, come puro e semplice prodotto cerebrale.


Ci si diceva: l'unica realtà è la vita economica. È reale solo ciò che viene prodotto, il modo in cui le merci prodotte vengono distribuite, il modo in cui l'uomo le consuma, in cui l'uomo possiede questo o quello o lo cede ad altri e così via. Tutti gli altri elementi della vita umana - il diritto, la morale, la scienza, l'arte, la religione - sono come fumo che sale sotto forma di fatua ideologia dall'unica realtà che è quella economica.


E così per la grande massa la vita culturale è diventata un'ideologia, soprattutto per il fatto che le classi dirigenti non sono state capaci di tenere il passo con la nuova vita economica mentre la vedevano formarsi, non hanno saputo far sì che la vita culturale si ponesse alla guida di una vita economica che diventava sempre più complessa. Hanno conservato la tradizione dei tempi antichi, ragion per cui la vita culturale ha mantenuto più o meno lo stesso orientamento che aveva in epoche passate. La grande massa, invece, ha fatto sua la nuova visione del mondo, senza che questa le desse qualcosa che potesse riempire il cuore e l'anima.

Repost 0
creativefreedom
scrivi un commento
19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 10:34

[continuum da "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf di Zurigo del 24/10/1919]

 

[...] La stessa cosa si è manifestata anche in un altro modo. Si è vista la comparsa di uomini generosi, benevoli, filantropi, dotati di sentimenti fraterni nei confronti dei loro simili. Ci basti citare Fourier, Saint-Simon e altri come loro, che hanno elaborato in maniera geniale delle idee sociali e che credevano che realizzandole nella vita umana si sarebbero create delle condizioni auspicabili dal punto di vista sociale.

 

Ora è ben noto come si comportano nei confronti di questi ideali sociali coloro i quali oggi vedono nella questione sociale soprattutto una questione di vita. Chiedete un po' a quelli che credono di avere un sentire socialista consono ai nostri tempi che cosa pensano delle idee sociali di un Fourier, di un Louis Blanc, di un Saint-Simon. Vi diranno che sono utopie, progetti di vita sociale con cui si fa appello alle classi dominanti: "Fate questo e quest'altro, così spariranno molti danni della miseria sociale".

 

Ma tutto quello che viene escogitato in termini di simili utopie non ha la forza di incidere sulla volontà degli uomini, rimane pura e semplice utopia. Si possono formulare le più belle teorie, così si dice, ma gli istinti umani - per esempio quelli dei benestanti - non ne faranno nulla. Sono ben altre le forze che devono fare ingresso nel sociale!

 

In breve, è sorto un radicale scetticismo nei confronti degli ideali sociali diffusi fra gli uomini a partire dalla sensibilità di oggi e dalla coscienza moderna. Questo a sua volta dipende da quanto è successo all'interno della vita spirituale e culturale dell'umanità nel corso della più recente evoluzione storica.

 

Spesso, miei cari ascoltatori, è stato sottolineato che quella che oggi appare come questione sociale è essenzialmente dovuta all'ordinamento economico capitalistico, che a sua volta deve la sua forma attuale al predominio della tecnica moderna, e così via.

 

Ma non si renderà mai giustizia a tutte le cose in questione se non si prende in considerazione anche qualcos'altro, se non si tiene conto del fatto che con l'ordinamento economico capitalistico, con la moderna cultura tecnologica, è sorto nel modo di vivere della moderna umanità civile un tipo particolare di ideologia, che ha portato grandi frutti, progressi signifi cativi e decisivi, soprattutto nella tecnica e nella scienza, ma di cui nel contempo va detto anche qualcos'altro.

 

Cari ascoltatori, esaminando l'una o l'altra cosa contenuta nelle mie opere, non potete negare che io sia un estimatore e non un detrattore o un critico di ciò che è sorto negli ultimi tempi grazie al modo di pensare scientifico. Riconosco pienamente che quanto si è verificato grazie alla concezione copernicana del mondo, grazie al galileismo, grazie all'ampliamento degli orizzonti umani attuato da Giordano Bruno e da molti altri, ha contribuito al progresso dell'umanità.

 

Però quello che si è sviluppato contemporaneamente alla tecnica moderna, al capitalismo moderno, è il fatto che le antiche concezioni del mondo si sono trasformate in modo tale per cui il modo di pensare dell'uomo d'oggi ha assunto un carattere fortemente intellettualistico e astratto, più che altro scientifico.

 

Ci basti ricordare - anche se al giorno d'oggi risulta scomodo prendere davvero in esame simili fatti - come quella che oggi chiamiamo con orgoglio la nostra concezione scientifica si sia sviluppata gradualmente a partire da antiche correnti di pensiero religiose, estetico-artistiche e morali, cosa che possiamo dimostrare in ogni particolare.

 

Queste correnti di pensiero avevano una certa forza propulsiva per la vita. Erano soprattutto contraddistinte da una caratteristica: rendevano l'uomo consapevole della spiritualità del suo essere. Queste antiche concezioni del mondo, che ognuno oggi può valutare come vuole, parlavano all'uomo dello spirito in modo da fargli sentire che in lui esiste un essere spirituale che vive in comunione con entità spirituali che reggono e intessono il mondo.

 

Al posto di questa concezione del mondo con una certa forza propulsiva sociale, con un effetto dirompente sulla vita, ne è subentrata una nuova, con un orientamento più scientifico. Questa nuova concezione ha a che fare con leggi naturali più o meno astratte, con verità sensibili più o meno avulse dall'uomo - con idee e realtà teoriche. E bisogna
considerare queste scienze naturali - senza minimamente privarle del loro valore - per quello che danno all'uomo, per quello che danno all'uomo così che lui possa trovare una risposta alla domanda relativa al proprio vero essere.

 

Queste scienze dicono moltissimo sui rapporti fra i fenomeni naturali, dicono moltissimo anche sulla costituzione fisica dell'uomo, ma quando vogliono fare delle affermazioni sull'intima natura dell'uomo travalicano il loro campo d'indagine. La scienza non ha risposte sulla natura interiore dell'uomo e fraintende se stessa quando fa anche solo il tentativo di fornire una risposta in proposito.

 

Ora non sto affatto sostenendo che quella che è la coscienza popolare comune a tutti gli uomini derivi dagli insegnamenti della scienza. Ma, cari ascoltatori, un'altra cosa è profondamente vera: il modo di pensare scientifico in quanto tale è scaturito da una certa predisposizione dell'anima umana moderna.

 

Chi oggi abbia una conoscenza profonda della vita sa, che a partire dalla metà del XV secolo, l'atteggiamento dell'anima umana a confronto con le epoche precedenti si è modificato profondamente. Sa che su tutta l'umanità, dapprima sulla popolazione urbana, ma poi anche nelle campagne, è venuta sempre più a diffondersi quella visione del mondo che ciò che si è poi espressa come un sintomo nella corrente di pensiero scientifica.

 

Quindi, quando si parla dell'indole dell'anima umana moderna, non si ha a che fare con un semplice risultato di scienze teoriche, ma con qualcosa che dall'inizio della nuova era si è impadronito dell'umanità sotto forma di una nuova mentalità, di un nuovo modo di vivere.

Repost 0
creativefreedom
scrivi un commento

Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link