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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 17:40

Tutti gli insegnamenti dei vangeli e dei primi cristiani sono inconcepibili se non si considera il fatto che la molteplicità delle esistenze terrestri era all'epoca di Gesù di Nazaret un fatto evidente a tutti. Se per esempio si elimina tale fatto, il passaggio del vangelo di domenica 11 dicembre 2011 (Giovanni 1, 6-8; 19-28) in cui si presume che Giovanni Battista sia Elia ("Chi sei, dunque? Sei tu Elia?"), diventa qualcosa di manicomiale.
Come si può supporre che Caio sia Sempronio se non ragionando in termini di reincarnazione (apocatàstasi)?
Verso il V secolo, la chiesa incominciò a dire che la conoscenza della reincarnazione non dovesse essere più divulgata. La coscienza del fedele doveva essere pilotata dalla chiesa forse perché la concezione orientale del karma e della reincarnazione portava ad eccessi di passività e di attendismo? No. Perché la concezione occidentale dell'apocatàstasi considera prima di tutto la responsabilità karmica delle azioni umane rispetto al futuro, e in ciò essa è proprio il contrario di quella orientale antica che percepiva unilateralmente l'incatenamento del karma al passato.
Da ciò risulta quindi che ogni vita umana acquista un'importanza centrale, come se fosse effettivamente unica. E da questo punto di vista, l'eventuale riscoperta del passato, di alcuni elementi dimenticati delle vite precedenti, non ha altro scopo che quello di trasformare le antiche cause, al fine di ricreare il proprio avvenire.
I teologi cattolici vedono un'incompatibilità tra l'annuncio della resurrezione dei corpi e la reincarnazione perché secondo loro questo significherebbe che ogni uomo avrebbe alla fine un numero considerevole di corpi da resuscitare, e questo sembra loro assurdo. Ma la realtà è tutt'altra: ciò che il cristianesimo - ma anche l'islamismo come anche l'ebraismo - chiama “corpo incorruttibile” o “corpo di gloria” - “corpo di resurrezione” per i cristiani, “corpo di luce” nella mistica iraniana - non è altro che forma. È il concetto aristotelico di forma. Dunque qualcosa di assolutamente immateriale: la pura forma del corpo fisico. Lo scopo dell'evoluzione è che il corpo finisca per spiritualizzarsi totalmente fino ad identificarsi con la sua forma pura. Si tratta di uno stato che l'uomo raggiungerà in un remoto futuro, cioè alla fine delle numerose incarnazioni di ogni individuo, dunque solo tra molti millenni. Ciò che la chiesa chiama la resurrezione dei corpi non è altro che questo stato futuro dell'umanità nel quale il corpo fisico non avrà altro che la sua forma spirituale pura. Ed è appunto questo che viene prefigurato dalla resurrezione del Cristo tramite la sua presenza per cinquanta giorni presso i discepoli o Pentecoste. Ma senza l’idea di apocatastasi, spiegare la Pentecoste è arduo come spiegare come fare il vino senza l'uva.
"Io sono voce di uno che grida nel deserto" risponde il Battista. Infatti anche se Giovanni gridava, nessuno capiva, esattamente come oggi, tempo in cui nessuno riflette... e tutti parlano e parlano da duemila anni per convincere i fedeli al pecoronismo... Convertitevi, o pirla!

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 17:32

stele.jpgIl vangelo di domenica 4 dicembre 2011 (Marco 1,1-8) è il "mistero" della fisiologia dell’udire umano grazie all’autodefinizione di Giovanni Battista come Voce, e del senso di quanto precede quest'ultima come Parola: "Dopo di me viene uno che è prima di me". La voce umana è infatti costituita dal vibrare di onde essenzialmente meccaniche, e durante il processo uditivo ogni sonorità si "immerge" nello spiraliforme dotto cocleare degli uditori, quasi come fa un corpo in un liquido, proprio a somiglianza della funzione battesimale giovannea che anticamente si effettuava per "immersione".

Alla luce di queste considerazioni, la mia comprensione fisiologica del primo capitolo dell'apostolo Giovanni, è la seguente: "In principio era il contenuto vivente delle parole [...] Esso è diventato carne [...]. La vibrazione sonora gli ha reso testimonianza, esclamando: "Era di lui che io dicevo: "Colui che viene dopo di me (vibrazione sonora) mi ha preceduto, perché era prima di me [...]. Questa è la testimonianza della vibrazione sonora, quando i padiglioni auricolari le domandano: "Tu chi sei?". La vibrazione sonora confessa: "Io non sono il contenuto vivente delle parole. Essi gli domandano allora: "Chi sei dunque? Sei la reincarnazione di tale contenuto proveniente dal passato?". La vibrazione sonora risponde: "Non lo sono". "Sei tu il contenuto vivente delle parole diretto al futuro?" Essa risponde: "No". I padiglioni auricolsimboli nelle orecchieari dunque gli dissero: "Chi sei allora... che dici di te stessa?". La vibrazione sonora risponde: "Io sono VOCE [...]". "Perché dunque battezzi, cioè perché operi l'immersione nella spirale dei nostri canali auricolari (dotti cocleari) se non sei il contenuto vivente delle parole, né la reincarnazione di tale contenuto proveniente dal passato, né il contenuto vivente delle parole diretto al futuro?". La vibrazione sonora rispose loro, dicendo: "Io battezzo in acqua, cioè opero l'immersione nei vostri canali auricolari tramite un'onda materiale, meccanica; tra di voi è presente uno che non conoscete [...]. Il giorno seguente, la vibrazione sonora di fronte al contenuto vivente delle parole che veniva verso di lei disse: "Ecco il Logos solare che toglie l'errore mondiale. Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". [...] Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui..."

Secondo questa chiave (fisiologica) di lettura, il vangelo di domenica 4 dicembre 2011, mistero del dopo che è prima, illumina anche il concetto di obbedienza, etimologicamente proveniente da "ob"-"audienza": è il passaggio dalla tradizione lunare, eterodiretta, alla tradizione solare, autodiretta...: se tu mi parli, dall'udienza ("ob audientia") del tuo verbo io lo posso obbedire solo in quanto esso era già in me come suo senso. Solo allora vi è obbedienza: quando io prendo da dentro di me quel senso che era prima di entrambi... È in fondo l'obbedienza ad un nuovo diritto, ben lontano da quello romano poggiante su fratricidio e rapina (Romolo e Remo; ratto delle sabine)... Ciao bestie!

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 09:12

Cosa vale l'oro o migliaia di euro per un affamato nel deserto?

Nulla, perché il valore di un oggetto è sempre dato dal rapporto fra tale oggetto e un soggetto.

Ciò premesso, se oggi nominiamo "spread" la differenza fra tassi su strumenti monetari - per esempio fra i tassi monetari e quelli sui titoli statali (o fra tassi su titoli statali tedeschi e quelli su titoli statali italiani, o francesi, o greci, ecc.) - come nominiamo la differenza fra il valore del monetaggio, cioè dei costi di produzione degli strumenti monetari (carta, conio, stampa, stampa di bot, bond, bund ecc.) ed il valore facciale di tali strumenti?

Se il concetto di differenza oggi lo chiamiamo nominalmente "spread", come facciamo poi ad accorgerci del nominalismo monetario e a distinguerlo dall'universalismo che lo "spread" dovrebbe comportare affinché una moneta unica valga per tutti quelli che non sono affamati nel deserto?

[Vedi il video:  Gnu e la valle di lacrime]

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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 10:03

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030924-nereo villa-liberta-pagabili a vista al portatore

Corpo del testo di "'Pagabili a vista al portatore' ma i nostri soldi non esistono più" (Quotidiano piacentino "Libertà" del 24 settembre 2003):


"Dall'euro è sparita quella scritta piccola piccola che sulle banconote in lire diceva “pagabile a vista al portatore” La convertibilità limitata nel 1944 poi dal 1971 l'Opec per il petrolio ha preteso oro. La Costituzione, nella quale trovano posto perfino i colori della bandiera, è per definizione la carta della limitazione di tutti i poteri. Tutti, tranne quelli bancari. Per quale motivo? Non abbiamo ancora imparato che i governi, tutti, non resistono all'inflazione perché i parlamenti sono inidonei a respingere gli assalti alla diligenza?

Possiamo continuare ad affidare ai maghi (economisti, studentelli che imparano a rubare secondo legalità alle università del signoraggio) le funzioni monetarie delle nostre tasche?

Qualche giorno fa, mentre frugavo tra le tasche della giacca mi sono ritrovato in mano una vecchia, cara, banconota da 10.000 lire. Guardandola attentamente però mi stupisce una cosa, quella scritta piccola piccola che dice "pagabile a vista al portatore": allora prendo subito un pezzo da 10 euro e... cosa scopro? Sugli euro quella misteriosa dicitura manca completamente. Il fatto merita di essere approfondito, e dopo un po' di ricerche vengo a sapere che tutti i contanti che abbiamo, che stiano in tasca, a casa o in banca... non sono nostri ma della Banca Centrale Europea! Infatti un tempo il denaro rappresentava il diritto di riscuotere presso la banca una determinata quantità di oro, e perciò questi pezzi di carta presero il nome di "note di banco" (poi divenuto "banconote").

Tutto andò avanti così per molto tempo: le banconote non erano mai tue, erano della banca che le aveva emesse, però potevi comunque pretendere una quantità di oro determinata in cambio della moneta. Poi, nel 1944, con gli accordi di Bretton-Woods, si decise che solo le banche centrali, passando tramite il cambio in dollari, potevano fare quest'operazione: gli USA diventavano così gli unici a potere effettuare il cambio diretto cartamoneta-oro (e il dollaro acquisiva quindi un potere enorme). Il 15 agosto 1971 però c'è stato un incredibile cambiamento.

I paesi dell'OPEC avevano deciso che il loro petrolio non doveva più esser pagato in dollari; no, i verdoni non li volevano più, ora volevano esser pagati direttamente in oro. Poco male, direte voi, tanto sono equivalenti e reciprocamente convertibili, no? E invece no! Infatti a Fort Knox (il forziere statunitense dove sono custodite le riserve auree ufficiali) gli USA avevano solo una briciola dell'oro necessario per convertire tutti i bigliettoni nel prezioso metallo: cosa diavolo era successo? In soldoni gli americani avevano stampato dollari dal nulla, come fossero figurine! Ora però il giocattolo si era rotto, gli arabi si erano impuntati, ed erano pure abbastanza incazzati, il caldo di ferragosto era appiccicoso e il presidente Nixon doveva trovare al più presto una soluzione: decise che gli USA avrebbero sospeso definitivamente la convertibilità del dollaro in oro.

Morale della favola, "pagabile a vista al portatore" dal 1971 non ha più alcun significato, e ora quello che ci rimane sono solo dei miseri pezzi di carta che non valgono nulla se non il valore che noi stessi gli attribuiamo, e restano tutti di proprietà della BCE. E allora? Allora è giusto che se il denaro viene stampato senza riserva, i proprietari siano coloro che accettano la valuta per convenzione. Chi crea il valore siamo noi.

Dunque, la moneta all'atto della sua emissione dovrebbe essere accreditata e non addebitata agli Stati e ai suoi cittadini. E invece nella nostra Costituzione, tanto glorificata da destra quanto da sinistra, la parola "banca" non esiste proprio. Non vi è contemplata né l'autorità della banca centrale, né quella dei banchieri. E' ammissibile ciò oggi? Può accettarsi nel terzo millennio che tale mega istituzione monetaria resti nel limbo silenzioso da cui può tutto e non deve rispondere di nulla? Perché nessuno porta alla luce della Costituzione la banca d'Italia, attualmente avvolta nella penombra delle leggi e nel buio della prassi o della consuetudine truffaldina accettata supinamente dal popolo, schiacciato e spaventato dai paroloni? Perché un'autorità come quella della banca d'Italia non fu mai e non è ancora regolata dalla Costituzione? Se lo fosse, l'astratto e truffaldino "debito pubblico" sarebbe presto sostituito da un concreto "credito sociale".

Occorre dunque che il cittadino si renda conto che è assurdo: che la gente crepi di fame per aver prodotto troppi beni di consumo; che le banche possiedano tutto il sistema di produzione; che con il debito decidano della vita di famiglie e Stati interi, e che possano rovinarli come in Argentina.

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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 09:48

050831-nereo villa-liberta-sistema monetario rastrella riccCorpo del testo di "Sistema monetario rastrella ricchezza": 

[Il vero problema non è quello di sostituire Fazio ma di capire perché il sistema è marcio. Per ogni 1000 euro che riceve in deposito la banca “presta” e carica di interessi 10.000 euro]

Affermazioni come “Le banche non si toccano”, “ La Bce è super partes”, “Dovremmo essere grati alle banche”, “La riserva delle banche è frazionaria e benefica, in quanto generatrice di industrie” sono tipiche dei politicanti, e sono tanto assennate quanto quella che ritenesse cosa buona e giusta il sistema schiavista dei faraoni in quanto permise la costruzione delle piramidi.

Chi pensa così si guarda bene dall'imitare Gesù nel rovesciare i banchi (banche), perché non nota, anzi rimuove, il notorio: la cosiddetta “riserva frazionaria” riguarda denaro finto, e la finzione nasce, sì, come fatto notorio, con l'abolizione delle riserve auree del 1971, ma sussisteva già in precedenza (come alienazione essenziale fattasi convenzione sociale). Il processo per cui le banche prestano denaro finto, caricandolo di interessi e indebitando tutti non riguarda solo le banche emittenti, ma tutte le banche.

Per comprendere ciò, occorre partire da lontano, quando la valuta era costituita da pietre preziose, oro, pepite, ecc. Per ragioni di sicurezza, si cominciò a depositare queste rarità presso chi disponeva di banchi blindati, adatti a custodirle, gli orafi, che emettevano per esse ricevute cartacee (note di banco, onde il termine “banconote”). In tal modo si poteva “barattare” meglio ogni mercanzia, ritirando, quando necessario, parte dei propri depositi.

Spostare tutto quell'oro sarebbe stata un'operazione poco pratica. Perciò si cominciò lentamente ad accettare come valuta quelle ricevute, sulle quali iniziò poi ad apparire la scritta “Pagabile a vista al portatore”. E fin qui, tutto bene. La percezione però insegnò ben presto ai gestori dei banchi una costante: ognuno prelevava sempre e solo una “frazione” dei propri averi.

Da qui il ragionamento truffaldino: “Perché allora non “prestiamo” certificazioni (denaro) a chi non possiede oro, tassandole di interessi aurei?”. La truffa avrebbe potuto essere scoperta solo in presenza dell'improbabile concomitanza di due fatti: che si fossero emesse troppe certificazioni, e che tutti i clienti si fossero contemporaneamente presentati per scambiarle con l'oro.

Perciò si cominciò ad emettere banconote (di possesso aureo) in eccesso rispetto alla quantità dell'oro effettivamente custodito (per farsene un'idea: se l'intera Italia fosse oggi ceduta ai banchieri come risarcimento del debito, ci vorrebbero diverse “Italie” per saldarlo completamente).

La maggior parte di banconote prestate si riferì sempre più ad oro inesistente (per es.: il corrispettivo in oro di tutta la valuta che girava per il mondo nel 1995 ammontava a 75 milioni di tonnellate, ma tutto l'oro del mondo non supera le 200 mila tonnellate!). Questo è di fatto il sistema bancario attuale che controlla il mondo! E i governi sommersi dal debito fanno mostra di affannarsi disperatamente per pagare interessi su denaro che non è mai esistito, non esiste, e mai esisterà. Questo è il centro del problema da risolvere.

Non si tratta dunque di sostituire Fazio, come mostra di desiderare Claudio Martelli, ma di capire perché il sistema è marcio. Per ogni 1000 euro che il risparmiatore deposita in banca, la banca “presta” e carica di interessi almeno 10.000 euro, e ciò grazie a un sistema esponenziale (riserva frazionaria), che implica che basta “blindare”, cioè assicurare realmente, una “frazione” (un decimo circa, appunto) dei depositi bancari totali, o “riserve”. In nome della salute economica data dalla circolazione monetaria, si fa circolare ciò che non c'è, creando moneta fasulla (virtuale). 

Le banche contano sul fatto che quei depositi non verranno mai richiesti (pretesi) da tutti i risparmiatori contemporaneamente. Se ciò avvenisse, tutto il sistema andrebbe in tilt, dato che nessuno potrebbe ritirare alcunché. Ecco perché nella maggior parte dei paesi in cui le banche sono istituite ci sono regole o leggi che permettono ad un istituto bancario di chiudere i battenti se troppi risparmiatori esigono indietro i loro soldi tutti insieme. 

In sintesi, la banca crea denaro dal nulla, scrivendo solo cifre sullo schermo di un computer, ed una grossa fetta delle tue tasse va alle banche per pagare l'interesse su denaro creato in questo modo, quando le tasse dovrebbero servire per alleviare davvero la povertà e la fame di tutti. Se tutto il sistema monetario fosse modificato per servire il popolo sovrano e non le banche, tutte le tasse non avrebbero più ragione d'essere. Avremmo una “decima” giusta, e non al contrario (signoraggio su “finto denaro”).

Il raggiro è completato dal fatto che se rimani indietro nel pagamento degli interessi su denaro - che non esiste -, la banca può prenderti l'auto, la casa ed altri beni - ricchezze che esistono. In definitiva chi porta denaro in banca non lo vede più. Può solo credere di averlo. Tutto si basa su fede o fiducia in un credito inesistente. Per verificarlo prova oggi stesso a dire alla tua banca che vuoi prelevare tutto il tuo conto corrente. Subito ti accorgi che è impossibile, in quanto il fattore “tempo” - denigrato dai detrattori dell'idea poundiana del denaro datato - ora diventa massimamente rispettato. Così è diventata convenzione sociale che il pagamento di interessi su “prestiti” bancari risucchi la ricchezza reale del pianeta.

Credo che i nostri politicanti del pil (pil-astro della truffa, in quanto si tratta di un calcolo impossibile ed ascientifico) non siano più colpevoli di noi che li deleghiamo ad occuparsi dei nostri sacrifici.

D'altra parte va detto che chi è costretto a sgobbare tutto il giorno per non fallire e/o per “starci dentro” con l'Iva, l'Ilor, l'Irpef, l'Ici, ecc…, non ha più voglia né forza di occuparsi, la sera, dei denti di Fazio, o di un altro Mangiafuoco da sostituire con altre dentiere rastellatrici, né della propria “scientifica” schiavitù. 

Ecco perché non vi è differenza alcuna fra il sistema schiavistico del tempo di Iside e il nostro. Oggi crediamo solo di non essere schiavi perché abbiamo in mano il telecomando, scettro esteriore sostitutivo della nostra interiore sovranità. Occorre direzionare allora la nostra fede “faziosa” nel “dio quattrino” verso le “camere blindate” della nostra interiorità o sindéresi, luogo (topia e non utopia) di ogni talento e ricchezza reali (Dio trino: tri-unità di pensare, sentire e volere). 

Questo luogo sta per essere perduto e di fronte al fatto che “la verità vi farà liberi”, la menzogna ci fa credenti. Si crede in un pil alla menta o al cumino (Matteo 23,23), mentre la spada di Damocle appesa a Bruxelles aspetta tutti quanti. Beati i poveri…

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28 novembre 2011 1 28 /11 /novembre /2011 10:07

Triarticolazione - Il lavoro non può essere pagato

 

Nell'econòmia - l'econòmia con l'accento sulla seconda "o" è la degenerazione dell'economìa (vedi la differenza fra econòmia ed economìa alla pagina "Economia - Etimologia...") - il modo in cui si è venuta a formare la relazione tra il datore di lavoro e l'operaio ha tramutato il lavoro in merce: nella dinamica cooperativa in cui il datore di lavoro e l'operaio avrebbero dovuto collaborare per produrre quella data merce o servizio.


Questo sfruttamento poggia sulla superiore posizione economica del datore di lavoro, grazie alla quale il datore di lavoro "compra" dall'operaio le merci o i servizi prodotti a un prezzo (salario) stabilito non da entrambi ma dal solo datore di lavoro. In tal modo si arriva a legalizzare qualcosa di illegittimo in quanto si scambia qui denaro contro diritti.

 

Ciò è illegittimo in quanto il modo e la misura in cui l'uomo lavora per la sussistenza dell'organismo sociale dovrebbero "essere regolati secondo la sua capacità e secondo ciò che è condizione di un'esistenza degna dell'uomo.

 

Il che può avvenire soltanto se questo regolamento viene emanato dallo Stato politico, indipendentemente dalle auto-amministrazioni della vita economica" (letteralmente "dalle amministrazioni della vita economica"; oggi però siamo talmente abituati a pensare all'amministrazione dell'economia per opera dello Stato centralista, che preferisco scrivere per chiarezza "dalle auto-amministrazioni della vita economica"Rudolf Steiner, "I punti essenziali della questione sociale", Milano, 1980, p. 60).

 

vita dell'economia

Per quale motivo la legittimazione del modo e della misura in cui si lavora per la sussistenza dell'organismo sociale può avvenire solo dallo Stato politico? Chi lo dice? Lo dice esclusivamente il fatto che se tu ed io dobbiamo fare un contratto di lavoro poggiante sulla nostra uguaglianza di esseri umani non possiamo non tirare in ballo il diritto, che è una delle "sponde" in cui si incanala l'economia (cfr.  "Triarticolazione - Vita economica"). 

 

Attraverso i codici del diritto scoperti dallo Stato politico (sfera del diritto) si aggiunge allora un'ulteriore base di valutazione di merci e servizi, dato che al fondamento di natura si aggiungono i vincoli derivanti dalla quantità e alla qualità del lavoro da applicarsi.

 

Solo in un contesto come questo può esserci un livello di benessere di una comunità proveniente dalla giusta quantità di lavoro che la coscienza del diritto consente di applicare. E solo questa può essere la base sana su cui costruire una economia sostenibile.

 

Ecco perché il sostentamento dell'uomo dovrebbe provenire non dal salario elargito dal datore di lavoro, ma da tutt'altra fonte. In altre parole, per mezzo di provvedimenti sociali si crea l'ambito giusto per un accordo realmente libero tra i dirigenti e gli esecutori del lavoro. E questo accordo non contempla alcuno scambio di denaro contro energia di lavoro, ma solo la parte spettante a ciascuno dei due contraenti che concorrono in comune alla produzione della merce (ibid. pag. 76).

 

L'imprenditore quindi non trattiene per sé il profitto prodotto dall'azienda. Tale profitto non è suo. L'imprenditore fornisce all'impresa le sue capacità esattamente come tutte le altre figure professionali coinvolte nella produzione. Egli riceve la sua quota come parte stabilita per la sua prestazione allo stesso modo in cui i suoi collaboratori ricevono la loro. Queste quote possono anche essere stabilite con una certa autonomia, cioè possono essere ritagliate finemente sulle capacità individuali, purché ci sia per esse il riconoscimento unanime della loro fondatezza da parte di tutti i partecipanti alla produzione. Ad esempio nessuna persona assennata avrebbe difficoltà ad attribuire un compenso elevato ad un imprenditore che grazie alle sue intuizioni è in grado di gestire la produzione come nessun altro saprebbe fare. In un contesto economico siffatto, gli uomini si riuniscono in aziende per produrre dei beni concordando assieme i rispettivi emolumenti.

 

Come i fanciulli hanno diritto all'educazione, così i vecchi, gli invalidi, le vedove, gli infermi, hanno diritto al sostentamento; il capitale che occorre a questo scopo dovrà fluire nell'ambito dell'organismo sociale come fluisce il contributo occorrente per l'educazione di coloro che sono ancora incapaci di produrre.

 

L'essenziale in tutto questo è che il fissare le entrate spettanti a chi non guadagna da sé non debba dipendere dalla vita economica, ma che viceversa la vita economica diventi dipendente da ciò che a tale riguardo risulta dalla coscienza del diritto (ibid. pag. 98)

 

Quanto appena esposto si rende necessario a causa della moderna divisione del lavoro che fa si che il singolo produca per la collettività una ben specifica merce, mentre per tutte le rimanenti egli dipende dal lavoro dei suoi simili. Su un piano ideale, la divisione del lavoro dovrebbe rendere comprensibile come la vita economica sia la sfera all'interno della quale fiorisce la fratellanza tra gli uomini: essi possono condurre una vita dignitosa mentre ciascuno soddisfa i bisogni dell'altro. Su un piano più contingente, essa pone il problema della commensurabilità dei valori prodotti dal lavoro umano che sono oggetto di scambio ovvero al problema della generazione del prezzo. Si tratta di un problema che non può essere risolto unilateralmente da nessun attore economico o sociale, ma richiede complesse interazioni diassociazioni economiche.

 

Nella parte finale di questa "TED TALKS" è spiegato con precisione cosa si intende qui per divisione del lavoro:

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2011-11-26&ch=31&v=95733&vd=2011-11-26&vc=31

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26 novembre 2011 6 26 /11 /novembre /2011 10:52

vita-dell-economia.jpg

Come è contemplata

 l'economia nella triarticolazione


Ogni essere umano è umanità e quindi è fratellanza nella vita economica.

"La vita economica deve essere nell'organismo sociale una struttura relativamente autonoma come lo è il sistema neuro-sensoriale nell'organismo umano" (Rudolf Steiner, "I punti essenziali della questione sociale", Editrice Antroposofica Milano, 1980   pag. 48).

 

Questo non significa che l'economia debba potersi sviluppare e crescere in ossequio alle sole proprie leggi secondo quanto propugnato dal pensiero neo-liberistico moderno.


"La vita economica comprende tutto quel che riguarda la produzione, la circolazione e il consumo delle merci" (ibid.).

 

Tutto questo - e solo questo - complesso di processi che comincia col rapporto dell'uomo con la natura e prosegue in tutto ciò che l'uomo ha da fare per trasformare i prodotti della natura e per portarli fino allo stato di generi di consumo, costituisce la parte economica di un sano organismo sociale .


La vita economica deve poter sviluppare una vita autonoma incanalata all'interno di due "sponde" una delle quali è data dalle condizioni di natura, l'altra dalla sfera giuridica. Il fondamento di natura deve essere accolto come un dato di fatto sostanzialmente non modificabile (ad es.: la produttività dei terreni agricoli dipende largamente dalle condizioni naturali contingenti, cioè dal luogo in cui ci si trova. Invece processi economici non attuabili qualora non si sia in grado di accedere in loco alle necessarie risorse naturali esigono farle provenire da lontano).

 

L'altra "sponda" è costituita invece dai codici del diritto scoperti (e non inventati) da uno Stato politico (Stato di diritto) che deve essere articolato con la - ma indipendente dalla - sfera economica. Lo Stato politico ha il compito di regolare i rapporti di diritto di cui i processi economici necessitano, ma collocando se stesso al di fuori di questi ultimi.


Certamente una delle questioni più urgenti da sanare riguarda il cosiddetto "mercato del lavoro", dato che il lavoro non può avere un prezzo né pagato, ma può essere pagato solo il risultato del lavoro.

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25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 16:28

uomo-capovolto.jpg

Che cos'è in Rudolf Steiner la triarticolazione dell'organismo sociale?

 

Nell'organismo sociale è possibile riconoscere tre strutture operanti l'una accanto all'altra con una certa autonomia. Rudolf Steiner le chiarì attraverso la nota similitudine fra organismo sociale e organismo umano.

 

Una prima struttura è costituita dall'organizzazione dei nervi e dei sensi ed ha il suo centro nel capo. Steiner raccomanda di pensare socialmente questa struttura come capovolta in quanto i veri frutti che alimentano l'organismo sociale provengono dalla testa umana, così come la linfa vitale dalle radici dei vegetali (le circonvoluzioni del cervello sono infatti non molto dissimili nella forma da quelle delle radici di piante ed alberi). 

 

Un'altra struttura si situa invece nel torace e riguarda il sistema ritmico, soprattutto la respirazione e la circolazione sanguigna, ma anche qualsiasi altro processo ritmico dell'organismo umano. La terza struttura, metabolismo, riguarda principalmente le membra e gli organi attivi nei processi del ricambio.

L'organismo umano è sano se ogni struttura interagisce con le altre due mantenendo la propria autonomia. L'organismo umano è malato se una delle strutture esce indebitamente dal proprio ambito e sconfina in quello delle altre. Allo stesso modo, l'organismo sociale deve potersi articolare in tre strutture indipendenti in se stesse ed aventi ognuna la speciale organizzazione che le è propria.


Le tre strutture in questione sono quella economica, quella politica e quella culturale.

 

L'organismo sociale triarticolato non significa "diviso in tre parti" cioè tripartito.

 

Steiner ha promosso il termine "triarticolazione" ("dreigliederung" in tedesco) distinguendolo bene da "tripartizione" in quanto l'organismo sociale triarticolato non significa affatto "diviso in tre parti" cioè tripartito, dato che questa divisione evoca una mera giustapposizione degli "arti" dell'organismo sociale e non il loro articolarsi, appunto. Chi crede all'opportunità di rendere in italiano il concetto "dreigliederung" con "tripartizione", errore fatto anche dagli inglesi con "threefolding", pecca di superficialità dando più importanza alla forma delle consuetudini linguistiche, che al contenuto sostanziale del concetto in oggetto.

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24 novembre 2011 4 24 /11 /novembre /2011 11:07

MartyFeldmanIgor2.jpgovvero: Sulle seghe di Piero (parte seconda)

ovvero: Sul vangelo di domenica 27 novembre 2011 (Marco 13,33-37)

 

Il vangelo di domenica è un avvertimento, che riassumo in una parola:  "Sveglia!".

 

Il verbo greco prevalentemente usato qui (Marco 13,33-37) è "blépete" col significato preciso di distogliere l'attenzione dall'inessenziale per volgerla all'essenziale dando il giusto valore alle cose per poterle leggere ed usare nella prospettiva migliore. Che significa allora "blépete"? Significa: "Occhio!", appunto, "Sveglia!", ed io se fossi Dio, come nella canzone di Gaber, aggiungerei: "Sveglia, o bestie! Sveglia o caproni! Sveglia o pecoroni"!

 

"Quale gobba? [...] Si aiuti con questo" dice Igor a Frankenstein Junior (nel famoso film omonimo diretto da Mel Brooks) dandogli il proprio bastone, dopo aver negato l'esistenza della propria gobba!

 

Nella spiegazione del video "Don Otelma - Quale gobba?" ho mostrato come il bastone che Piero Angela sembra voler offrire all'Italia zoppicante, sia non dissimile a quello di Igor, in quanto nega sostanzialmente l'esistenza del problema della disoccupazione (la "gobba"), affermando che nel "terziario, che è il tipico settore delle società avanzate" si sarebbero creati "milioni di nuovi posti di lavoro" dei quali "la scuola è un esempio tipico" con "circa 11 milioni di addetti: 10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti" (P. Angela, "A cosa serve la politica?" Milano, novembre 2011).

 

Domanda prolegomenica ad "Occhio!", cioè al risveglio: come mai Piero Angela dimostra con ciò di non saper distinguere gli studenti dagli insegnanti, i quali soltanto percepiscono un compenso per il loro lavoro di insegnanti, ed il loro numero è l'undicesima parte di quello citato nel sue esempio ("11 milioni di addetti")? Possibile che il grande Piero prenda qui una simile cantonata?

 

La risposta sta in quella che io chiamo la "hit parade della menzogna", in cui Piero Angela - come un esponente della "stampa" - si piazza al secondo posto . Affermando che la politica possa determinare il benessere di un paese solo se riesce "a stimolare e a far crescere in modo prioritario quei motori dello sviluppo che sono i veri produttori di ricchezza" (ibid.), dice sostanzialmente ciò che la politica dovrebbe fare per aggiustare l'Italia ma non riflette abbastanza sul fatto storico che la politica non riuscì mai e non riesce "a stimolare" alcunché in quanto si trova precisamente al terzo posto nella "hit parade" della menzogna!

 

Pertanto l'unica cosa che la politica dovrebbe davvero imparare a fare è quella di astenersi dal fare ogni cosa sia nell'economia che nella cultura, in quanto tutto quello che fa in questi campi non è che devastazione!

 

La "hit parade" della menzogna è il titolo che diedi nel 2004 ad una precisa dichiarazione di Rudolf Steiner che fece in una sua conferenza del 1921 e che voglio riportare qui.

 

Il sistema della disinformazione e della menzogna è, secondo Rudolf Steiner, così strutturato: al primo posto le confessioni religiose;al secondo la stampa; al terzo i politici:

"Vi è invero una certa gradualità nel mentire: al primo posto sono le chiese, al secondo viene la stampa e al terzo i politici; ciò è detto del tutto obiettivamente, e non su base emotiva. L'entusiasmo nel mentire è suscitato da quanto si apprende a seguito di un'educazione clericale. L'entusiasmo a mentire nella stampa è provocato dalle situazioni sociali, mentre nella politica la menzogna è solo una continuazione nella vita civile di quello che è del tutto ovvio nel militarismo, con il quale la politica è strettamente connessa. Volendo vincere un avversario, lo si deve ingannare, e tutta la strategia tende appunto a imparare come si inganna; è un sistema che viene trasposto nella vita civile, a seguito della parentela tra militarismo e politica. Ma mentre in questa il mentire è un sistema, negli altri due gruppi, giornalisti e rappresentanti delle confessioni, é entusiasmo per il mentire. Le considerazioni che ho esposto, non sono dettate da radicalismo, ma rispecchiano dati di fatto obiettivi. Il guaio è che la maggior parte della gente, per puro pregiudizio, non è ancora convinta che è impossibile rimanere nelle confessioni e dire la verità. Si può invero divenire una figura tragica entro una confessione, ma è impossibile avere una funzione in una confessione e dire la verità. Ciò non è possibile oggi [...]" (R. Steiner, conferenza di Stoccarda del 2/1/1921 (dal ciclo: "Come si opera per la triarticolazione sociale).

Quindi, l'unica cosa da dire, anche e soprattutto per il vangelo di domenica 27 novembre 2011, è: "Occhio gente!", "State in guardia!" E non solo perché non sapete quando dovrete morire, ma anche perché siete già morti se non vi svegliate prima...

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23 novembre 2011 3 23 /11 /novembre /2011 09:43

ovvero: Sulle seghe di Piero (parte prima)

la-tabella-di-piero.jpg

Scrive Piero che

"Nel primo diagramma sono rappresentati gli addetti all'agricoltura: nel 1861 erano quasi il 70%, nel 2010 sono crollati al 4,2%. Oggi, cioè, pochissimi addetti all'agricoltura producono molto più cibo di quello che 150 anni fa riusciva a produrre il 70% dei contadini" (Piero Angela, "A cosa serve la politica?", Ed. Mondadori, Milano, novembre 2011).

Giusto!

"Nel secondo diagramma si osserva un fenomeno importante. Il numero degli addetti all'industria cresce costantemente dal 1861 tino ad arrivare al picco del 44% nel 1971. Poi comincia a diminuire: è l'effetto dell'automazione, che richiede sempre meno persone per compiere lo stesso lavoro" (ibid.).

Giusto!

"Il terzo diagramma registra un fenomeno tipico dello sviluppo di un paese: grazie alle macchine che producono in modo sempre più efficiente cibo e oggetti (agricoltura e industria), possono aumentare le persone che si occupano di istruzione, amministrazione, commerci, banche, arte, ricerca, ecc. I tre settori (agricoltura, industria, servizi) si integrano e si influenzano a vicenda" (ibid.).

È giusto questo?

 

Se quest'ultima considerazione del Pierino sullo "sviluppo" dell'Italia nei tre settori (agricoltura, industria, servizi) fosse giusta, non ci sarebbero problemi di disoccupazione dato che "grazie alle macchine [...] possono aumentare le persone che si occupano di istruzione, amministrazione, commerci, banche, arte, ricerca, ecc.".

 

Nella realtà dei fatti però tutti questi occupati sono... disoccupati.

 

Cm'ela ché?

 

Traduzione letterale dal dialetto arquatese: "Com'è qui?", cioè: dov'è che si nasconde l'errore in questa affermazione?

 

Oppure non esiste alcun errore nell'esposizione di Pierino, così come secondo Igor non esisteva la propria gobba?


Secondo la "tradizione" degli economisti, Pierino scrive:

"Tradizionalmente, come è noto, gli economisti tendono a raggruppare le attività umane in tre grandi categorie: il primario (l'agricoltura, la pesca e le attività collegate), il secondario (il settore industriale, un'area abbastanza vasta che comprende, oltre all'industria, l'edilizia, l'artigianato, la lavorazione delle materie prime ecc.). E poi il terziario, che è il tipico settore delle società avanzate, dove si trova tutto ciò che non è agricoltura o industria: per esempio i commerci, le banche, le assicurazioni, la pubblica amministrazione, la sanità, ma anche il turismo, lo sport, la ricerca, l'informazione, l'arte, lo spettacolo, l'editoria ecc. E naturalmente la scuola. È proprio nel terziario che si sono creati milioni di nuovi posti di lavoro. La scuola è un esempio tipico. Se si guardano i dati relativi alla scolarizzazione in Italia, nell'arco degli ultimi 150 anni si vede come il suo "volume" sia costantemente aumentato, fino ad arrivare alla situazione attuale: oggi in Italia ci sono circa 11 milioni di "addetti" alla scuola: oltre 10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti. Tutte persone che, senza l'arrivo delle macchine, oggi continuerebbero a lavorare la terra e mungere le mucche" (ibid.).

Dunque per Pierino tutto va bene, dato che nel "terziario, che è il tipico settore delle società avanzate", si sarebbero creati "milioni di nuovi posti di lavoro" dei quali "la scuola è un esempio tipico" con "circa 11 milioni di "addetti": "10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti. Tutte persone che, senza l'arrivo delle macchine, oggi continuerebbero a lavorare la terra e mungere le mucche"! 

La rappresentazione evocata dalla veggenza di Pierino è quella di una società avanzata con milioni di posti di lavoro. E allora, ripeto, dove sta il problema? Quale gobba?

A me pare che Pierino nel suo esempio di "occupazione" non distingua fra studenti e insegnanti ("10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti"). Qui i "milioni di nuovi posti di lavoro" dei quali per Pierino "la scuola è un esempio tipico" dove sono? Non esistono, dato che i veri occupati nei cosiddetti "nuovi posti di lavoro", cioè coloro che davvero percepiscono un compenso per il loro lavoro sono un milione e non "milioni di nuovi posti di lavoro".

 

Pierino dice:

"Oggi c'è un forte risentimento contro la classe politica per i suoi troppi privilegi, per il malcostume diffuso, per i costi, l'arroganza, l'inefficienza, la corruzione. Ma in realtà esiste una questione molto più profonda [...] che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. È radicata l'idea che sia la politica a determinare il benessere di un paese. E che, cambiando maggioranza, o cambiando leader, si possano ottenere cose che in realtà non dipendono dalla politica. E che non dipendono neppure dalla capacità di lottare per ottenerle. Questo non significa che la politica non sia importante, anzi. Ma soltanto se riesce a stimolare e a far crescere in modo prioritario quei 'software', quei motori dello sviluppo che sono i veri produttori di ricchezza. E anche i veri attrattori di investimenti. Ma è così che funziona la politica in Italia?" (ibid.).

E qui è sottinteso: no, la politica in Italia non funziona, e non si tratta di cambiare leader politico, né di lottare per ottenere il benessere. Allora di che cosa si tratta? Per Pierino, si tratta solo di riuscire "a stimolare e a far crescere in modo prioritario quei 'software', quei motori dello sviluppo che sono i veri produttori di ricchezza". Questo è per Pierino la condizione essenziale dell'importanza della politica: "soltanto se riesce" in tale stimolazione, la politica metterebbe tutto a posto.

 

Domanda: se il problema da risolvere è la stimolazione, dov'è l'errore di Pierino, dato che la politica non è mai riuscita e non riesce "a stimolare" alcunché?

 

A me pare che il problema di stimolazione sia solo un problema di seghe mentali, che non ha alcuna risoluzione se non quella di smetterla di masturbarsi il cervello...

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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