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30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 17:50

L'antroposofia para-cool o "paraculo" (tanto per intenderci sull'"inglese") è quella dell'imbecille che segue le affermazioni di un altro imbecille o paraculo sedicente scienziato dello spirito, il quale, non riuscendo a concepire una rendita che non sia da lavoro, attribuisce questa sua chiusura mentale a Rudolf Steiner.

L'affermazione "Steiner non concepisce una rendita che non sia da lavoro" (l'immagine azzurra è presa da un forum di sedicenti antroposofi del Nordest, e già questo è indice di coglioneria, dato che l'antroposofia di Steiner non è caratterizzabile a seconda delle regioni italiote) non è una mia invenzione. È stata realmente detta da un sedicente antroposofo, il quale, d'altro canto, reputa grande economista John Maynard Keynes (1883-1946), cioè colui che nel 1936 era arrivato a scrivere idiozie come la seguente: "costruzioni di piramidi, terremoti, perfino guerre possono servire ad aumentare la ricchezza" (ho già parlato a sufficienza di questo cretino; cfr. finanzainchiaro.it). Quindi non c'è da stupirsi se ancora oggi c'è chi, leggendo una pagina di Steiner, si sente già un provetto scienziato dello spirito in diritto di dire che Steiner "non concepisce una rendita che non sia da lavoro".

A questi antroposofi del nordest che da anni fanno mostra di scandalizzarsi a proposito di rendite non provenienti da lavoro (mi sembra di sentirli nel loro materialismo: "Laùrum, laùrum, e chi laùra no, mangia no!") bisognerebbe far leggere almeno la pagina 200 de "I capisaldi dell'economia" (vedi sotto), là dove Steiner afferma che per avere un'economia sana "bisognerebbe dare ad ogni singolo individuo una quota". Che significa quota?

O uomini sudati nonché sedicenti nobilitati per il vostro lavoro, voi dite dire che Steiner, come voi, "non concepisce una rendita che non sia da lavoro". Ripeto: che significa allora per voi la parola "quota"?

Per Steiner esiste un rapporto necessario tra la rendita agraria e quanto egli indica come minimo vitale di un essere umano. E lo affermò con le parole seguenti:

"Esiste un rapporto necessario tra la rendita agraria e quanto ho indicato prima come minimo vitale di un essere umano. Oggi esistono alcuni riformatori e rivoluzionari sociali che sognano di eliminare in assoluto la rendita agraria, che credono di eliminarla nazionalizzando o collettivizzando, come dicono loro, i terreni. Qualcosa non viene però eliminato cambiandole forma. Il fatto che sia tutta una collettività a possedere il terreno o che siano diverse persone non elimina l’esistenza della rendita agraria. La maschera solo, le conferisce solo altre forme. La rendita agraria di cui ho detto esiste sempre. Se ora prendiamo la rendita agraria di un determinato territorio e la dividiamo tra il numero di abitanti del territorio in questione, ricaviamo un quoziente che fornisce l’unico possibile minimo vitale.

È una precisa legge, come ad esempio lo è la legge di Boyle-Mariotte per la fisica (vedi l'animazione sottostante), che non può essere diversa. 

È comunque un fatto primario, qualcosa di fondamentale, che in realtà nessuno, all’interno di un organismo sociale, guadagna di più dell’equivalente della rendita agraria globale suddivisa tra il numero degli abitanti: l’eventuale guadagno in più viene realizzato attraverso coalizioni e associazioni che instaurano rapporti che consentono a una persona di ricevere più di un’altra (*); ma in effetti nella proprietà mobiliare di una sola persona non può fluire nulla in più oltre a ciò che ho testé indicato. Tutta la vita economica, nella misura in cui si riferisce a quanto possiede il singolo in beni mobili, muove dal minimo che esiste davvero ovunque, anche se i rapporti reali lo coprono. [...] Tutto il resto viene prodotto da coalizioni et similia tra esseri umani. Contro un simile fatto possono intervenire le organizzazioni sociali e politiche e infrangerlo. Il problema è volgere tutto il pensiero organizzativo nella direzione verso cui tendono i fatti. Questo è il problema. Il soddisfacimento può esistere tra gli esseri umani solo tenendo conto di queste realtà. Se infatti si dirige il pensiero inteso a ordinare, a trasformare la realtà, nella direzione voluta dalla natura dell’organismo sociale, il resto va da sé e non può neppure succedere che uno si creda svantaggiato rispetto all’altro. È una legge che sta alla base della vera vita dell’organismo sociale. Su questi argomenti si può riflettere correttamente (ho portato l’esempio della relazione tra minimo vitale e rendita agraria), farsene concetti rispondenti alla realtà, solo a partire dalla triarticolazione considerata come elemento fondamentale. Solo sotto l’influsso della triarticolazione si possono prendere provvedimenti che sviluppino su un territorio la convivenza umana nel modo più produttivo. La vita si svilupperà infatti in maniera più produttiva solo seguendo le leggi sociali e non agendo contro di esse; si tratta cioè di vivere nel senso dell’organismo sociale. Va comunque detto che dall’osservazione esterna della vita non si acquisisce un’idea sui fondamenti della triarticolazione, proprio come non si capisce il teorema di Pitagora per quanti triangoli rettangoli si osservino. Una volta che però lo si sia capito lo si può applicare ad ogni triangolo rettangolo. Lo stesso succede per le leggi fondamentali. Una volta afferrate nel modo giusto e secondo realtà, sono applicabili ovunque (Rudolf Steiner, “La questione sociale: un problema di consapevolezza”, 2ª conf. di Dornach del 16/02/1919).


Dunque, o antroposofi para-cool, che dite che Steiner "non concepisce una rendita che non sia da lavoro", il vostro comportamento è da schiavi, che ragionano da schiavi e vogliono assolutamente rimanere schiavi...

 

____________________________________________________

 

(*) l'asterisco riguarda la p. 32 di “La questione sociale: un problema di consapevolezza”, op. cit., e rimanda alla 14ª conferenza de "I capisaldi dell'economia", pag. 200 e ss.

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20 aprile 2014 7 20 /04 /aprile /2014 10:40

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18 aprile 2014 5 18 /04 /aprile /2014 12:07

NereoVillaOpere

Propongo la lettura di queste riflessioni su certi ragionamenti del professor Giacinto Auriti, che non ho mai condiviso, come invece ho sempre condiviso la sua onesta e coraggiosa denuncia per truffa dell'8 maggio 1993 presentata contro la banca d'Italia, dimostrando che questa all'atto dell'emissione, presta denaro che invece dovrebbe accreditare, truffando così la collettività, che da proprietaria diventa debitrice del proprio denaro.
È mia convinzione che tale denuncia sia sostenuta da una logica di realtà, cioè da un pensare poggiante su fatti reali, e che invece altri pensieri riguardanti la concezione della moneta come fattispecie giuridica, poggino invece su logica formale ma non sostanziale, e quindi inefficace al punto che gli fece perdere la causa (cfr. la "Comparsa di costituzione e risposta" del tribunale civile di Roma contro Giacinto Auriti del 20 settembre 1994).
Credo che Auriti ebbe coraggio nel mettersi contro il sistema bancocentrico ma che non ebbe il coraggio ulteriore di vedere che tale sistema fu voluto fortemente dallo Stato, il quale consolidò tale sistema mediante decreti legge che dal 28 Aprile 1910 al 12 marzo 1936 concessero di fatto alla BCI il monopolio di emissione dei soldi, grave errore.
Credo altresì che i problemi odierni del nostro Paese possano essere risolti solo con la rimozione di questo errore, e che tale risoluzione esiga ulteriore coraggio conoscitivo dei fatti reali, coraggio che non vedo ancora affacciarsi da alcuna parte sia nella coscienza della classe politica, sia in quella degli ignari cittadini che la eleggono.

Oggi bisognerebbe contrapporre per esempio al sito "bastaeuro" il sito "bastamonopolio", perché il vero problema monetario che distrugge il futuro di tutti è l'anacronismo di un monopolio che principia dal primo secolo dopo Cristo e che di volta in volta è legalizzato dallo Stato ma, fino a prova contraria, mai fu legittimato da alcun nativo della nazione italiana.


Nereo Villa Castell'Arquato, sabato di Pasqua 2014

 

 

 

Giacinto Auriti attribuisce alla moneta la fattispecie giuridica, e questo è un errore.

Spiego il perché.

Auriti dice che la moneta non è
“solamente la misura del valore, ma anche il valore della misura” (G. Auriti, “Il paese dell’utopia”, Ed. Tabula fati, Chieti, 2002, pag. 19) in quanto secondo lui l’unità di misura (“ogni unità di misura”) “ha necessariamente la qualità corrispondente a ciò che deve misurare” (ibid.).

Da questo presupposto egli evince poi il seguente sillogismo:
“poiché ogni unità di misura è una convenzione ed ogni convenzione è una fattispecie giuridica, la moneta è una fattispecie giuridica”.

Il sillogismo è però sbagliato come il suo presupposto: ad una osservazione meno superficiale delle unità di misura, risulta che non vi è alcuna intrinseca necessità qualitativa fra l’oggetto misurabile e lo strumento di misura.

Infatti sostenendo che le unità di misura abbiano
“necessariamente” le qualità corrispondenti a ciò che devono misurare, il presupposto di Auriti afferma che tali “qualità corrispondenti” NON siano intrinseche alle unità di misura, dato che se fossero intrinseche a tali unità di misura, non avrebbero bisogno di essere “corrispondenti” a queste.

L’orologio per esempio, pur misurando il tempo, non ha intrinsecamente in sé la qualità del tempo: le sue lancette indicano semplicemente uno spazio percorso, a cui NOI attribuiamo del tempo trascorso. Il tempo trascorso è dunque
“qualità corrispondente” allo spazio percorso dalle lancette, solo perché gliela attribuiamo NOI.

Che noi attribuiamo del tempo allo spazio non significa però che lo spazio ed il tempo abbiano intrinsecamente le stesse qualità. Se le avessero non avremmo bisogno delle
“qualità corrispondenti” che attribuiamo loro. Quindi l’unità di misura non ha necessariamente in sé la qualità corrispondente a ciò che deve misurare. O meglio ce l’ha solo perché siamo noi ad attribuirvela.

Per fare un altro esempio, ogni volta che con la nostra auto andiamo al distributore, l’erogatore “sfarfalla” carburante secondo un dispositivo calcolato precedentemente in base al rapporto fra il tempo di “erogazione sfarfallante” e l’unità di misura “litro”. Però l’erogatore e l’unità di misura litro, non hanno intrinsecamente né necessariamente la qualità della liquidità che misurano.

Rispetto al misurante, l’elemento “qualitativo” del misurato, che Auriti chiama in un esempio
“lunghezza” (“qualità della lunghezza”), è già convenzione. Infatti la lunghezza non può esistere come “qualità” se non in ordine ad una convenzione. Senza una convenzione non può darsi alcuna lunghezza.

L’errore di Auriti consiste nel credere che la lunghezza sia spazio, o meglio, nel non accorgersi che la misura di una lunghezza non è spazio ma una necessaria relazione di pensiero: una misurazione, e quindi una lunghezza, non è lo spazio, ma una convenzione, astratta da una realtà che, in quanto tale, non è materia fisica, bensì una forma di pensiero.

 

Auriti afferma che “il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza” (ibid.). Così facendo parla della qualità della convenzione, perché “metro” e “lunghezza” non sono altro che qualità convenzionali.

Con simili affermazioni, se non si caratterizza in modo non convenzionale la “qualità della lunghezza” - e ciò mi sembra impossibile - si parla solo in modo antilogico o secondo tautologia astrattizzata e fuorviante.

Quindi anche l’equazione di Auriti fra “metro” e “moneta” è antilogica. Egli scrive:
“come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore” (ibid.).

L’assurdità di questa equazione appare in tutta la sua evidenza nella misura in cui si specificano essenzialmente i termini:
«Come la convenzione “metro” ha la qualità della convenzione “lunghezza” perché misura la convenzione “lunghezza”, la convenzione “moneta” ha la qualità della convenzione “valore” perché misura la convenzione “valore”» (ibid.).

A ciò Auriti aggiunge un’altra deduzione dicendo:
“Sicché la moneta non è solamente misura del valore, ma anche il valore della misura che è il potere d’acquisto”. Mi pare che anche questa deduzione sia antilogica. In ogni caso la logica di questo “sicché” resta, fino a prova contraria, oscura.

Il pensiero successivo è il sillogismo altrettanto oscuro che Auriti afferma:
“Poiché ogni unità di misura è una convenzione ed ogni convenzione è una fattispecie giuridica, la moneta è una fattispecie giuridica”.

A chi accetta come valido questo ragionamento, bisognerebbe chiedere allora se c’è nel mondo qualcosa che non sia fattispecie giuridica. “Fattispecie” significa letteralmente “appartenenza di fatto” (Vocabolario etimologico Pianigiani) ad una determinata specie di cose (ogni cosa che ha una forma appartiene di fatto ad un giudizio di pensiero circa la sua specie). Ora, se si crede che le cose che pensiamo siano, per il solo fatto che le pensiamo e le giudichiamo, siano tutte fattispecie giuridiche, si può dire in astratto che la moneta è fattispecie giuridica. Ma tale dire non rispecchia la realtà dei fatti, e cioè che l’ambito giuridico è un ambito diverso da quello mercatorio in cui la moneta è circolante. E se l’ambito giuridico è diverso da quello mercatorio, allora occorre correggere il tiro dicendo concretamente che la fattispecie della moneta non è quella giuridica ma mercatoria, o in generale, economica.

Distinguere è importante. E distinguere questi due ambiti lo possiamo fare solo attraverso un terzo ambito, quello del pensare autonomo, cioè di un atto interiore di libertà culturale.

 

Le fattispecie sono dunque perlomeno tre: giuridica, mercatoria, e culturale, e tutte e tre riguardano l’attività interiore dell’uomo.

In tal senso, ogni rapporto fra larghezza, lunghezza, e profondità delle cose, è SEMPRE un atto interiore che in generale confondiamo con la loro percezione, la cui forma, in realtà, è solo quella che si può pensare.

Il pensare umano però non è solo fattispecie giuridica come dimostra di credere Auriti con le seguenti parole conclusive del suo ragionamento:
“dunque la materia prima per fabbricare moneta è la medesima che serve a produrre fattispecie giuridiche: forma e realtà spirituale ossia simbolo e convenzione monetaria” (ibid.), il che mi ricorda tanto la celebre frase “Tu sei solo chiacchiere e distintivo!” pronunciate da Al Capone” (nel film “Gli intoccabili” di Brian De Palma).

Infatti la riduzione del pensare umano a fattispecie giuridica non è altro che subconscia riaffermazione di un anacronistico monopolio emissorio di tipo imperialistico e/o mafioso.

Occorre dunque accorgersi che Auriti sbaglia nell’attribuire alla moneta la fattispecie giuridica in quanto la fattispecie propria della moneta è quella economica (e/o mercatoria).

Da qui la necessità di rimuovere il monopolio dell’emissione monetaria concesso alle banche di emissione dallo Stato, che è la vera causa della crisi economica (monetaggio iniquo, o signoraggio, debito pubblico, ecc.).

Auriti ebbe il merito di denunciare la truffa dell’emissione di moneta creata dal nulla. Ora però è necessario continuare questa sua denuncia, aggiungendo quella dell’anacronistico monopolio emissorio, non degno di uno Stato democratico moderno, che dovrebbe occuparsi solo di diritto e non più di economia. Infatti il monopolio di emissione dei soldi è fattispecie… imperialistica (“Il periodo di primo sviluppo dei monopoli fu quello ellenistico, nel quale fu esercitato sull’olio, sul sale, sul papiro, sui prodotti della pesca, sulle miniere e sulle banche. Roma impose il suo primo monopolio sulla coniazione delle monete nel I secolo d.c.”; cfr.
Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato)... Oggi però non c'è più l'imperatore... E non dovrebbe più esserci.

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14 aprile 2014 1 14 /04 /aprile /2014 09:48

NereoVillaOpere

 

La carta geografica della suddivisione dell'Europa dopo il 1918, cioè all'indomani della prima guerra mondiale, fu pubblicata già 28 anni prima (1890) dall'inglese Labouchère sul settimanale "Truth" con Austria e Cecoslovacchia indipendenti, con la Germania suddivisa e con lo spazio russo sul quale erano scritte le parole: "Deserto. Stati per esperimenti socialistici" (Arthur Polzer-Hoditz, "Kaiser Karl", Zurigo 1928, pag. 91, in Rudolf Steiner, "Esigenze sociali dei tempi nuovi", Milano 1971, nota 20, pag. 300).

 

Dunque gli anglofoni volevano dominare il mondo schiavizzandolo economicamente con esperimenti socialistici in ambiti non anglofoni.

 

Anche l'odierno proficuo rapporto dell'Inghilterra e dell'America con l'euro e con l'eurozona mostra che come si intrapresero in Russia esperimenti socialistici che per precauzione non si vollero intraprendere in Occidente, generando la prima guerra mondiale, e poi la seconda come contraccolpo, così oggi le medesime potenze anglofone continuano ad esercitare la loro tendenza nel fare esperimenti monetari a spese dell'eurozona.

 

Da qui gli auguri di Pasqua alla regina dei PIGS affinché si incominci a pensare NON più da cattolici-che-nascono-cattolici-senza-mai-diventare-cristiani... 

 

Affinché in nome del NOM, moneta individuale libera da MONOPOLIO di emissione non sia più possibile:

 

- ingannare gli indifesi (Gr 5,28; Am 5,11; Mi 3,1-3; Ez 22,29; Ml 3,5; Is 10,1-2);

 

- sfruttare le situazioni di bisogno con l'usura (Ez 18,10-13; 22,12; Ab 2,6-7; Es 22,25-27; Dt 23.19-20);

 

- farla franca nel commercio sottostimando beni e servizi o facendoli pagare più del giusto (Am 8,4-6; Dt 25,13-16);

 

- rubare, saccheggiare e massacrare il prossimo, evitando la pena corrompendo i giudici (Am 5,12; 6,12; Mi 3,9-11; Is 5,22-3; 10,1-2; Sf 3,3)...

 

Affinché chi vuole sperimentare altri socialismi, comunismi, e/o altri monetarismi impari a farlo in casa propria e non a casa degli altri...

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13 aprile 2014 7 13 /04 /aprile /2014 10:03

Altra calcata, altro mondo!

 

Nell'UE le lingue ufficiali sono l'inglese e il francese perché i nostri politici ed i banchieri, FIRMATARI di Maastricht (del "MONOPOLIO" di Maastricht), non esitarono neanche un momento a condannare a morte la lingua italiana insieme alla lira...


Oggi la dignità di chi è "governato" dai banchieri e dai "camerieri dei banchieri" è diventata polpetta.

 

I "governanti" continuano imperterriti a rosicchiare, come tarli bulimici, i risparmi della gente, attraverso "autoritative" truffe, estorsioni, e corsi forzosi, generando un patologico contesto sociale in cui si vorrebbe la gente sempre più scientificamente persuasa che "è giusto così", che il MONOPOLIO dell'emissione dei soldi c'è perché "è sempre stato così" fin dal primo secolo dopo Cristo!

 

E la democrazia? Non significa forse governo dei molti anziché di uno solo?

 

Invece siccome è sempre stato così oggi si chiama democrazia la monocrazia. E nessuno se ne accorge.

 

L'individuo è trascinato, suo malgrado, a sottostare ad una dittatura, in cui la "società keynesiana dei consumi" differisce dalle dittature del passato solo in quanto è occulta. In essa l'elemento della violenza manifesta è eliminato da capacità persuasive, subliminali e non, di tipo massmediatico, vigenti nel pianeta e nella sua aura web come mediocrità, pensiero debole, e bipensiero orwelliano.

 

I più cretini ritengono possibile che la vita economica possa funzionare secondo un modello di pensiero, pensato da una sola persona, anche se nel mercato ciò appare come un'assurdità che deprime ogni libero scambio ed ogni reciproca convenienza (Rudolf Steiner, Opera Omnia 341, 4 agosto 1922).

 

Siamo arrivati al punto che chi contesta il modello keynesiano dell'interventismo statale, nonostante i guai da esso generato, è odiato.

 

Ammaestrati dal pensiero non universale delle università (si noti il bisticcio), l'uomo polpetta, peduncolo della coercizione statalista, non ne vuol sapere di provare a correggere gli errori del passato! Anche solo l'ipotesi di un FREE BANKING lo fa inorridire come nel Medio Evo la chiesa cattolica inorridiva davanti ai ragionamenti di Giordano Bruno.

 

Allo stesso modo l'uomo partitocratico, non amando la libertà del pensare, si è abituato ad obbedire, "pensando" come gli dice di pensare il suo capo partito...

 

Quindi se sente il termine "free banking" non lo sente!

 

Ed attraverso il suo modello di pensiero si rifiuta di capire la funzione che avrebbe la vera democrazia, quella in cui ognuno potrebbe essere libero di emettere la propria moneta, cioè la propria promessa di lavoro, ognuno secondo la propria valutazione di questo.

 

Oggi con la tecnologia ciò dovrebbe essere la cosa più facile, dato che appena accendi il computer, il computer "sa" già informarti circa i tuoi interessi personali di acquisto...

 

Occorre pertanto infondere coraggio agli uomini polpetta per farli diventare uomini e basta. Quindi propongo la politica dell'infondere coraggio: "Su polpettina, non buttarti giù così. Stai su. Dai su, non fare così. Su dai, fai il bravo... Diventa un ometto...".

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10 aprile 2014 4 10 /04 /aprile /2014 10:21

NereoVillaOpere

Ovvero DEMOCRAZIA NON È MONOCRAZIA

 

Matteo Renzi è per Sabrina Guzzanti "mostruosamente antidemocratico" ("Otto e mezzo" del 10/04/2014). 

 

Pur non essendo un renziano, trovo discutibile questa posizione. Anzi la trovo una fesseria come il suo contrario, dato che la democrazia, senza la previa eliminazione del monopolio dell'emissione monetaria è un’impossibilità pratica.

 

Tutto l'impianto informativo sembra finalizzato al "divide et impera" dell'imperialismo romano oggi "democraticamente" imperante, come se il "demo" (pluralità) della "crazia" (governo) non significasse sovranità popolare o governo del popolo ma il suo contrario: dittatura, assolutismo totalitario, monocrazia.

 

La democrazia non è monocrazia. Io vado al mercato per comprare o per vendere qualcosa, dando per scontato che chi vende o chi compra concorre al suo scopo solo se lo scambio mercatorio è conveniente.

 

Conveniente lo è però solo se lo scambio è democraticamente bilanciato da ciò che è giusto in base ad uguaglianza umana fra compratore e venditore. Se però avviene che lo Stato democratico garantisce la possibilità della concorrenza vessando il cittadino con scelte obbligate a sostegno dello status quo monopolistico, significa che la libera scelta è impedita e, con essa, è impedita l’uguaglianza. Lo Stato allora promuove NON la democrazia ma un ingiusto mezzo per attuarla.

 

L’antico adagio del fine che giustifica i mezzi dovrebbe essere allora un anacronismo da superare, dato che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto. Senza la rimozione del mezzo ingiusto, che in questo caso è il monopolio di emissione monetaria concesso alla banca centrale dallo Stato nel 1926, non può dunque esservi democrazia alcuna, né garanzia di concorrenza democratica o di libera scelta di scambio economico.

 

L’economia politica del gioco borsistico sostituisce così l’economia reale e tutto va in rovina.

 

Per poter controllare i prezzi di borsa e manovrarli basta l'illimitata disponibilità oggi in mano ai signori del monopolio di emissione dei soldi.

 

Certamente costoro non sono i soli responsabili della crisi economica mondiale dato che non solo gli statalisti sono i parassiti che possono permettersi di giocare in borsa, allo stesso modo dei controllori e dei manipolatori di capitali.

 

Il monopolio di emissione della moneta fu possibile in quanto nessuno pensò che con esso lo Stato si sarebbe comportato ancora da imperatore, cioè in modo tutt’altro che democratico. Questa palese aporia fra democrazia e scelte obbligate fece dello Stato un traditore della Repubblica perché trasformò la cosa pubblica (res publica) in “cosa nostra”, o cosa dell’imperatore, cioè nell'anacronistico impero romano occultamente riciclato, dato che Roma imperiale aveva imposto il suo primo monopolio sulla coniazione delle monete già nel 1° secolo dopo Cristo!

 

Chi oggi parla di democrazia dovrebbe pertanto ritenere impensabili sia le dinamiche del monopolio di un imperatore assente che signoreggia però kantianamente come imperativo categorico, sia le dinamiche borsistiche.

 

Come in un organismo umano è impensabile che un organo cerchi di prelevare sangue ad un altro perché quest'altro è infortunato o sta crollando, così in quanto individui soci dell'organismo sociale non dovremmo ridurci a cercare solo di prelevare soldi a chi è meno fortunato e sta crollando. Eppure questa è l'attività dei giocatori borsistici, sostenuta dai banchieri biscazzieri e dai politici loro camerieri, attraverso menzogna su menzogna.

 

Se d'inverno la casa è fredda e il termometro segna sotto zero, per riscaldarmi devo riscaldare la stanza, non dimostrarla calda. Per la mera dimostrazione basta un fiammifero: lo accendi e lo avvicini al termometro, e immediatamente il termometro segna che la temperatura si sta alzando. Intanto tu però muori assiderato. Se vuoi scaldarti devi lavorare, pagare il gas che consumi o raccogliere legna e metterla a bruciare nella stufa. Un solo fiammifero non ti può bastare! Eppure oggi con dimostrazioni e con giochetti di parole ci si comporta come se quel fiammifero potesse bastare. La borsa funziona perciò secondo questo sdoppiamento di giudizi di valore magicamente trasformati in “oscillazioni di borsa”: bastano le parole di qualche politico a produrle. I problemi economici però rimangono. Il freddo rimane.

 

Questa diavoleria è dovuta al fatto che nell’attuale nostro pensiero debole saltiamo passaggi importanti, dando per scontata questa o quella giustizia della morale convenzionale proveniente e diretta da fuori di noi. Credo che dovremmo avvicinarci maggiormente a tali passaggi. "La filosofia della libertà" di Rudolf Steiner offre ad ognuno la loro libera conoscenza...

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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 11:28

NereoVillaOpere

Anacronismo dei bravi di Don Rodrigo che si riciclano

 

Domanda: "Perchè continuiamo a fare leggi contrarie al nostro interesse?". Risposta: "Perché continuiamo ad essere "bravi" come al tempo di don Abbondio...

 

Oggi è più che mai necessario riaffermare (repetita iuvant!) ed ampliare tutta la questione delle porcherie (altro che "questione sociale") cui nel settembre 2011 accennavo come opera di "porconi", la cui coazione a ripetere ed a perseverare nell'errore, ha proporzioni bibliche.

 

Lo Stato in cui viviamo, in quanto plenipotenziario, è fino a prova contraria, delinquenza organizzata che, mediante regole di monopolio, persegue un lucro tanto legale quanto illegittimo (cfr. sulla differenza fra legalità e legittimità "In piccolo lo specchio della nostra Italia").

 

Questa organizzazione criminale prendeva il nome generale di "mafia", termine che anticamente significava "Mazzini Autorizza Furti Incendi Attentati", e che oggi indica il contrario della "cosa pubblica" ("res publica", Repubblica), vale a dire "cosa nostra". Questo tipo di Stato vige in tutto il mondo, anche se in Italia ha preso altre denominazioni, come "camorra" a Napoli, "'ndràngheta" in Calabria, "bullismo" a Roma, "teppa" a Milano, ecc.

 

Definito come "onorevole", l'uomo mafioso dell'"onorata società" è il politico che, insediandosi nell'"ordine", giura obbedienza assoluta alla carta costituzionale, secondo anacronistica ritualità.

 

La riforma dei bravi è bene espressa in una scena del famoso film del 1963 “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, che illustra l'"evolutivo" passaggio in Sicilia dalla dominazione dei borboni alla dominazione dei sabaudi affinché “tutto cambi affinché nulla cambi”. Le cose non sono cambiate. Le cose si ripetono e non solo dal tempo di quel passaggio, bensì già da quello dei bravi di Don Rodrigo, che si riciclano nella classe politica attuale.

 

"I promessi sposi" di Alessandro Manzoni è un romanzo che, descrivendo i costumi sociali della Lombardia dominata dagli Spagnoli, inizia la sua narrazione sotto la data del 7 novembre 1628, con un tipico atto di mafia: l'imposizione intimidatoria, fatta da due bravi (oggi li chiameremmo killer) ad un prete di campagna, don Abbondio, da parte di un capomafia locale, il boss don Rodrigo che quando intende compiere un atto mafioso più potente del solito, come il sequestro di Lucia dal convento di Monza, ricorre per aiuto ad un boss più potente di lui, all'Innominato, per portare a termine il suo piano criminoso (Cap. XX). In questo romanzo c'è anche la mafia "dei colletti bianchi", rappresentata dall'avvocato, il celebre "dottor Azzeccagarbugli", che rifiuta, nel cap.III, di assistere legalmente Renzo contro il boss don Rodrigo: e difatti, nel cap. V, lo troviamo alla tavola del boss locale, a rimpinzarsi di cibo, a lodarne i vini, e a suggerire furbesche soluzioni in materia cavalleresca. E non manca neppure l'intimidazione alle autorità costituite, con il caritatevole consiglio dato al console del paesello natio Renzo e di Lucia, dai due soliti bravi, di non far relazione al podestà di quanto era accaduto nella "notte degli imbrogli", se aveva "cara la speranza di morire di malattia", come esattamente scrive Manzoni (cap. VIII): che è tipico linguaggio intimidatorio, ancora oggi adoperato dalla mafia e dalle carte di Equitalia, dato che nulla è cambiato da allora se non la forma che si è fatta più occulta.

 

Le cose però permangono in sostanza tali e quali, perché non durano solo da secoli. Durano da millenni, dato che aspettano ancora l'intervento dell'io umano per cambiare veramente.

 

Insomma, la riforma gattopardiana in cui i bravi di oggi sono i politici del malaffare, è qualcosa che ha proporzioni bibliche, tanto che nell'ultimo libro dell'Apocalisse si parla della gran prostituta, come dell'istituzione delle istituzioni, oggi incarnata nella chiesa cattolica, mai voluta da Gesù, detto il Cristo. Sappiamo oramai tutti cos'è lo IOR...

 

Oggi si fa un gran parlare dell'euro e del ritorno alla lira o dell'istituzione di una nuova moneta. Ciò che però sfugge ai bravi porconi di oggi è la cosa più importante: se la principale caratteristica dell’euro consiste nel non essere convertibile in oro al portatore, ciò valeva anche per la lira, nonostante questa portasse stampigliata sulle banconote la scritta “pagabile a vista al portatore”, che avrebbe dovuto garantire all’individuo il diritto di tale conversione in oro. Questo per dire che oggi usiamo una moneta senza minimamente renderci conto del fatto che questa è uno strumento monetario non garantito dalla banca centrale che lo emette, ed il cui valore dipende solo da costrizione e sottomissione, cioè da un elemento forzoso e da una sottomissione ad esso.

 

L’elemento forzoso consiste nel monopolio di emissione, concesso alla banca emittente da un diritto di Stato, che non ha ragione di essere, a meno che lo si voglia intendere come diritto di uno Stato... di diritto. Neanche in tal caso però la cosa può stare in piedi: in uno Stato di diritto, ognuno dovrebbe avere il diritto, appunto, di convenire ad una convenzione monetaria, conveniente a tutti, per lo scambio di beni e servizi. Ciò significherebbe conseguentemente diritto universale di “free banking”, vale a dire di emettere liberamente moneta propria, in banchi di cambio e di scambio propri, senza essere penalizzati dalla tirannia del diritto di Stato, consistente, appunto, in tale monopolio di emissione.

 

Il diritto di Stato è dunque la negazione dello Stato di diritto e viceversa, così come “cosa nostra” è la negazione della cosa pubblica, o della Repubblica (dal latino “res publica”) e viceversa.


Oggi viviamo in un totalitarismo plenipotenziario chiamato “Stato di diritto” concepito come “cosa nostra”, cioè come “diritto di Stato” o diritto di pochi (armati o che si avvalgono di forze armate) sui molti (cioè sui restanti) inermi, dunque come mafia generatrice, mediante imposizione violenta, di sottomissione.


In questo contesto di mancanza di libertà, la carestia del suddito e l’abbondanza del tiranno vanno di pari passo: la crisi economica della gente sottomessa e costretta ad accettare il monopolio di emissione dei soldi, va di pari passo con la prosperità dei banchieri delle banche emittenti, che sfruttano tale monopolio con fine di lucro. Le banche emittenti prosperano a spese dei sottomessi, ai quali mettono, sì, a disposizione il servizio di stampa delle banconote, ma facendosi risarcire non solo delle spese tipografiche e del lavoro dei tipografi, come sarebbe giusto, ma anche del valore nominale stampigliato come cifra sulle banconote, valore al quale oltretutto aggiungono gli interessi su tali cifre!


È molto semplice osservare come questa dinamica risulti antilogica e perciò generatrice di inadempienza del risarcimento. Se per esempio io, detentore del monopolio, ti stampo un biglietto da 100 e te lo do’ per i tuoi scambi commerciali pretendendo come compenso, oltre alle spese di monetaggio per quel biglietto (carta, inchiostro, stampa, ecc.), anche il corrispettivo “100” in beni e servizi, più gli interessi, significa che io metto in atto un contratto di prestito impossibile da adempiere. Infatti come fai a restituirmi tali spese, i 100, e gli interessi, se hai solo quel biglietto da 100? Dovrai per forza di cose chiedermi di stamparti altri soldi. Così però si creerà solo un debito non solo progressivo ma esponenziale nei miei confronti.


Viene pertanto il tempo in cui i dominati dovranno creare, per non soccombere, strumenti monetari liberi dalla tirannia del monopolio. Solo una moneta libera da monopolio può sostituire la moneta vigente, qualunque essa sia, euro, lira, nuova lira, ecc. Orientarsi in tal senso per finanziare attività locali sgravando di conseguenza i nativi dalle imposte che vanno a finire nei “diritti di monopolio” (e/o nel “debito pubblico”) di una Repubblica delle banane (e/o di “cosa nostra”), è l’unica via percorribile per uscire dal caos sociale in cui siamo piombati. Come si ottiene ciò? Diffondendo cultura di libertà dal monopolio. Il free banking non si ottiene dai politici o con forze armate. Il free banking si ottiene con la forza del pensare.

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8 aprile 2014 2 08 /04 /aprile /2014 11:29

La grande palude in cui i cosiddetti riformatori sociali continuano ad impantanarsi è costituita dall'aporia (impossibilità a procedere) fra tre logiche essenzialmente diverse fra loro: logica del diritto, logica culturale e logica economica, le quali sono pensate come se fossero una sola logica.


Questo "come se" è determinante nel generare la retorica di palazzo o, chiamatela come volete, la "captatio benevolentiae", il sillogismo approssimativo, l'entimema, l'ornamento, la seduzione formale, ecc. Insomma, l'essere umano è intelligente nella misura in cui è veggente, ed è veggente nella misura in cui si accorge di queste tre forme di logica. Se un ente, come ad esempio lo Stato, impone all'uomo di usare una sola di queste tre logiche, è ovvio che l'uomo a lungo andare perde con la sua veggenza anche la sua intelligenza. Perde cioè la sua "sindéresis", cioè la capacità di distinguere fra il bene e il male (lo dimostra il fatto che molti vocabolari della lingua italiana non contengono neanche più la parola italiana "sindéresi").


Coi seguenti tre esempi vorrei chiarirlo: in base a logica puramente economica un ente ti costringe a distruggere gli agrumi per renderli rari ed aumentare così il loro prezzo; in base a logica puramente giuridica un ente ti costringe a credere che i fatti non esistono e che esistono solo le interpretazioni dei fatti; in base a logica puramente culturale un ente ti costringe a studiare allo stesso tempo la relatività di Einstein e la velocità della luce come costante assoluta e quindi non relativa...


Le aporie o le contraddizioni che sentiamo giornalmente in TV come un martello compressore del nostro "pensiero debole", contribuiscono a lasciare andare tutto in rovina, dato che tutto sembra filare senza che possa affacciarsi un minimo residuo di giudizio critico.


Il ragionamento di Tomaso Montanari ("Che tempo che fa" del 05/04/2014) è per esempio giusto ma proprio perché è giusto il Montanari è costretto a contraddirsi: prima, afferma l'esigenza sociale di una "politica culturale" (poggiante su uguaglianza), poi afferma invece l'esigenza sociale di uscire da questa "politica", rimettendo nelle mani del singolo la conoscenza (poggiante su libertà).


Ecco perché Rudolf Steiner aveva visto bene considerando le scuole (cioè la cultura e in generale la sfera spirituale) all’interno e come primo passo di una TOTALE riforma dell'organismo sociale, cioè di una società in cui lo Stato intervenisse NON PIÙ nella vita culturale ed economica dei popoli (come avviene oggi dappertutto nella concezione dello Stato plenipotenziario), ma solo nella vita del diritto, onde appunto l'idea risanata di Stato di diritto come terzo dell'intero organismo sociale, formato anche dai restanti due terzi: economia e cultura, relativamente indipendenti rispetto al diritto, cioè triarticolati fra loro.

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31 marzo 2014 1 31 /03 /marzo /2014 12:08

NereoVillaOpere

 

Il debito pubblico e la guerra veniente - Scrive Marco Bracci ("Giornaletto di Saul"): “... ho la spudoratezza di pensare che tutta l’attuale crisi economica finirà quando Papa Francesco, dopo aver ben oliato le menti della gente con il suo perbenismo, le sue dolci parole e la sua simpatia per derelitti e poveri (salvo stringere la mano ai potenti), avrà deciso (meglio, il suo capo gli avrà detto di decidersi a dire) che il signoraggio è iniquo e che bisogna eliminarlo. Come per incanto la crisi finirà, l’economia riprenderà, lui sarà fatto santo da vivo... e scoppierà la terza guerra mondiale”.

 

Anch'io la penso così. 

 

Il cristianesimo non si è mai attuato.

 

Certamente i primi martiri cristiani sono esistiti, ma questo fenomeno riguarda solo l'iniziale fermento di rivolta contro una tirannia che ben presto imparò ad occultarsi nelle vesti di cristianità di Stato (cattolicesimo) pur di continuare ad imperare non solo sulla fisicità dei sudditi ma anche sulla loro coscienza individuale. In tal modo è stato crocifisso non solo il corpo fisico di Gesù di Nazareth, detto "Cristo", ma con precisione anche il senso del cristianesimo stesso.

 

Di fatto siamo rimasti nel vecchio testamento, fattosi kantiano “dover essere” soldati di Cesare e di Pilato, mascherati da “soldati di Cristo”.

 

Quindi siamo ancora schiavi di un faraone, mascherato da unigenito capo dello IOR. Confessioni religiose e Stati, in quanto intercapedini le une degli altri, sono sonniferi!

 

Da gesuita qual è, Bergoglio sceglie il nome Francesco (San Francesco avrebbe, come minimo, eliminato lo IOR e restituito il maltolto!) per il suo pontificato senza cogliere la palese contraddizione che tale nome comporta rispetto agli interessi del vaticano, oppure la coglie e fa finta di niente?

 

Da sempre infatti il gesuitismo mira a trasformare l'io, impulso del "Cristo" (il "Cristo" è il nome tecnico dell'involucro sinderetico dell'io umano) in una signoria terrena, cioè in uno Stato terreno di gesuiti governato come si addice a chi si è fatto “soldato” di Cristo. Il "figlio dell'uomo", altra denominazione dell'io, figlio dell'umanità, non proveniente da carne e sangue, ma dall'individualità immateriale di ogni creatura umana, non è istituzionalizzabile. Pertanto la sua istituzione, l'"istituzione del Cristo" è la solita menzogna cattolica.

 

 Sottolineo che l'attuale presidente della banca vaticana è l'armaiolo ebreo tedesco Ernst von Freyberg. I gesuiti usano il loro nemico implacabile, gli ebrei, per favorire i loro progetti di dominio mondiale. Se vernissero riconosciuti in ciò sarebbero maledetti e ne subirebbero le conseguenze. Quindi usano un nemico che potrà poi essere distrutto in questa dinamica, portando così a termine due obiettivi contemporaneamente. Il popolo ebraico è dunque il perfetto capro espiatorio. I Rothschild non sono forse agenti gesuiti che operano sotto copertura ebraica dal 1776 nella formazione degli Illuminati (cfr. Bill Hughes "The Enemy Unmasked", e Oliviero Mannucci "I gesuiti controllano l'ordine mondiale")? Ragazzi svegliamoci...

 

***

Per chi legge l'inglese sono consigliabili le letture di

http://vaticanassassins.org e in particolare della pagina
 http://vaticanassassins.org/2014/02/08/satanic-jesuit-triumvirate-adolfo-nicolas-peter-hans-kolvenbach-pope-francis-i/

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25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 11:44

video in rifacimento

C O M P R E N D E R E   I L   N O M

 

Il NOM è un modello di gestione de-centralizzata, dove ogni partecipante diventa un nodo co-responsabile del circuito alla pari di tutti gli altri partecipanti, e dove il rapporto con la moneta "ufficiale" Euro deve al massimo essere il frutto di un incidente di percorso di qualcuno a livello individuale, che non possa comunque ricadere sulla responsabilità di nessun altro nel circuito e tanto meno sul Circuito stesso!

 

I parassiti hanno riempito di valore la moneta, facendone un fine da mezzo che era in origine: il compito del NOM è restituire alla moneta la caratteristica originaria di mero mezzo/strumento contabile (memoria di scambi).

 

Illudersi di non incontrare ostacoli sarebbe da sconsiderati: ci vuole concretezza, i parassiti non resteranno a guardare, perché dove c'è materia in decomposizione essi crescono, e nell'organismo sociale la decomposizione si chiama "divisione" tra i suoi soci.

 

I parassiti impiegheranno tutti i mezzi per dividere e fare a pezzi l'organismo sociale, quindi occorre essere preparati ad ogni evenienza.

 

Era prevedibile che i parassiti incontrassero gli odierni problemi, perchè agirono sempre con la mentalità da vecchio paradigma: fare quattrini, e/o rubare mercato ai big boss coi loro medesimi strumenti speculativi. Ma un simile modo di comportarsi è da polli che vivono poco.

 

Per lavorare senza rotture di scatole i costruttori del NOM (ognuno può associarsi alla costruzione per portare nuove idee migliorative in modo sempre verde) stanno allestendo un circuito che non si mette in competizione con la moneta ufficiale ma che ha tutte le potenzialità per poterne farne a meno.

 

In ambito NOM si può usare la moneta NOM come si vuole, in percentuale o in toto. Solo le tasse vanno versate interamente in euro, proprio per evitare "attenzioni" non richieste. Con questa formula, regolata dal codice civile (fiscalmente il circuito Econom è regolato dall'articolo 1552, quindi è un contratto di reciproche permute con pareggio periodico) si è ufficialmente inseriti in un sistema simile a quelli di monete usate tra imprese tipo Sardex, B&B, Sicanex, ecc., ma senza costi per il socio perchè sarà lui a cercarsi le imprese con cui scambiarsi Nom, e sarà lui a stamparsi i Nom cartacei, ed a promuovere il circuito tra i suoi contatti.

 

Non c'è nulla da perdere a provarci.

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  • : Blog di creativefreedom
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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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