Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
25 giugno 2012 1 25 /06 /giugno /2012 09:59

Pubblico questo post che ho inviato come risposta all'intervista a Nicolò Giuseppe Bellia ascoltabile sul sito stampalibera.com:

 

<<Nereo Villa:
22 giugno 2012 at 08:25
La prima indicazione data da Bellia sulla possibilità di calcolo di un “reddito di cittadinanza”, compare nel suo primo scritto “La via d’uscita”, in cui egli espone le dinamiche che renderebbero possibile tale calcolo con le seguenti parole: “Tale reddito è calcolabile nella misura di 700 mila lire mensili attuali per ciascun cittadino, dalla nascita alla morte, in sostituzione della vecchia previdenza sociale”. Nello scritto non vengono però mai presentati quei calcoli, e si afferma solamente che essi sono calcolabili in base ad un nuovo modello fiscale che, anziché prelevare tasse dai redditi, dovrà prelevare direttamente dal capitale monetario italiano, valutato nel 1979 da Bellia a “più di 7 milioni di miliardi di lire”. Il 1979 è infatti l’anno dell’autopubblicazione de “La via d’uscita”.

L’ultima indicazione di Bellia sulla possibilità di tali calcoli è data dalla sua raccolta di scritti che vanno dal 25/01/1992 al 04/12/1996, intitolata “L’antropocrazia”, nella quale, in data 10 Ottobre 1992, è detto : “Se si adottasse in Italia una tale fiscalità […] si potrebbe prevedere come valido un valore mensile del Reddito di Cittadinanza di circa 700 mila lire in valore odierno”.

In ambedue questi scritti (“La via d’uscita” e “L’antropocrazia”) non sono riportati i calcoli del reddito di cittadinanza. Però in “L’antropocrazia” egli afferma, in data 25/01/1992, che “i dettagli nonché le rilevanze sociali positive di tale soluzione sono indicate nei due libri LA VIA D’USCITA del 1979 e LA NEOSOCIETÀ del 1991″. Ma questa affermazione è contraddittoria in due punti. Innanzitutto nello scritto “La via d’uscita” non compare – come sopra accennato – alcun “dettaglio” in merito ai calcoli del reddito di cittadinanza. La seconda inesattezza consiste nel fatto che – stando alla data di edizione, lo scritto “La neosocietà” non risalirebbe al 1991, ma al 1993.

L’osservazione di queste inesattezze è importante non tanto per la svista o per l’errore in sé, ma perché permette di dirigere l’attenzione sul fatto ben più importante che nei ragionamenti di Bellia, anche in quelli relativi allo scritto “La neosocietà” del 1993 – ed addirittura anche nella postfazione del libro “Verso l’antropocrazia”, edito da Bellerofonte nel 1998, che raccoglie tutti e tre i precedenti scritti – egli parla effettivamente di calcoli e di formule ma sempre attribuendo al capitale monetario italiano la stessa valutazione da lui fatta nel 1979, cioè al tempo dell’autopubblicazione de “La via d’uscita”, e pervenendo sempre al medesimo reddito di cittadinanza di 700 mila lire, calcolato in base a tale valutazione:

1979: “700 mila lire mensili attuali” (“Conseguenze della fiscalità monetaria” in “La via d’uscita”).
1992: “700 mila lire in valore odierno” (“Filosofia della fiscalità monetaria” del 10/10/1992, in “L’antropocrazia”.
1998: “beni monetari, che ammontano a più di 7 milioni di miliardi di lire” (N.G. Bellia, “Verrso l’antropocrazia”, Ed. Bellorofonte, Roma, 1998, Postfazione, pag. 248); “Le 700.000 scaturiscono dal calcolo del risparmio, degli interessi sul debito pubblico allargato, diviso per i Cittadini Italiani, diviso 12″ (ibid., pag. 251).

Qui la “svista” mi sembra un po’ troppo grave. L’esposizione del progetto infatti non tiene assolutamente conto del fatto che l’ammontare della massa monetaria cresce, e di molto. Tant’è vero che già nel ’95 è pubblicato da De Simone il libro “UN MILIONE AL MESE PER TUTTI” (Ed. Malatempora). In tale libro è esposto che l’ammontare concreto del capitale monetario cresce mediamente ogni anno di circa 400.000 miliardi di vecchie lire!

Ora, dando per buona l’affermazione di Bellia che la base monetaria italiana del 1979 sia stata di 7 milioni di miliardi di vecchie lire, e dando per buona anche l’affermazione di De Simone sopracitata, dovremmo avere per l’anno 1998 (anno di pubblicazione di “Verso l’antropocrazia”), un incremento della base monetaria, già maggiore del doppio di quei 7 milioni di miliardi del ’79, affermati da Bellia:

1979 = 7 milioni di miliardi
1980 = 7 milioni e 400.000 miliardi
1981 = 7 milioni e 800.000 miliardi
1982 = 8 milioni e 200.000 miliardi
1983 = 8 milioni e 600.000 miliardi
1984 = 9 milioni di miliardi
1985 = 9 milioni e 400.000 miliardi
1986 = 9 milioni e 800.000 miliardi
1987 = 10 milioni e 200.000 miliardi
1988 = 10 milioni e 600.000 miliardi
1989 = 11 milioni di miliardi
1990 = 11 milioni e 400.000 miliardi
1991 = 11 milioni e 800.000 miliardi
1992 = 12 milioni e 200.000 miliardi
1993 = 12 milioni e 600.000 miliardi
1994 = 13 milioni di miliardi
1995 = 13 milioni e 400.000 miliardi
1996 = 13 milioni e 800.000 miliardi
1997 = 14 milioni e 200.000 miliardi
1998 = 14 milioni e 400.000 miliardi

Domanda: perché Bellia nel suo progetto non accenna, e neanche minimamente considera tale incremento?

Come si può farsi sostenitori dell’antropocrazia, cioè di un sedicente:
“progetto culturale benefico per tutte le parti sociali” (“La Fiscalità Monetaria per l’Italia” in “La via d’uscita”, 1979),
“progetto globale di riforma di qualunque sistema sociale” (“La questione sociale” in “L’antropocrazia”, 07/05/1992),
“progetto definito in ogni sua parte” (N.G. Bellia, “Verrso l’antropocrazia”, Ed. Bellorofonte, Roma, 1998, Postfazione, pag. 247),
in cui si parla astrattamente per 19 anni (dal 1979 al 1998) della medesima base monetaria del 1979?

Certamente, si potrà rispondere a questa domanda dicendo che per 19 anni si è parlato in tal modo della base monetaria, per semplificare la comprensione delle formule e della loro dinamica di applicazione.

Se però si cerca di applicare i dati di Bellia alla realtà del 1979, con lo scopo di osservare se si tratta davvero di un progetto definito realmente in ogni sua parte o no, si trova quanto segue.

A pag. 74 di “Verso l’antropocrazia” (Ed. Bellerofonte), Bellia scrive: “Se chiamiamo “Massa mon. gen.”, la massa monetaria della compagine sociale, “N° Cittadini”, il numero dei cittadini, e “Massa mon. pro cap.”, la quota monetaria pro capite, sarà “Massa mon. pro cap. = Massa mon. gen. : N° Cittadini”. Dunque, per applicare questa formula che individua la “Massa mon. pro cap.” occorre conoscere in concreto l’ammontare effettivo della “Massa mon. gen.” e dell’effettivo “N° Cittadini”. In merito alla “Massa mon. gen.”, abbiamo il dato sopra accennato di 7 milioni di miliardi. In merito al “N° Cittadini”, Bellia non da’ alcun dato, ma ognuno può risalirvi. Infatti, i cittadini italiani secondo il censimento del 1981, dunque due anni dopo il 1979, erano 55 milioni circa. Nella pagina successiva però , Bellia pone la massa monetaria pro capite al valore di 100 milioni: “Nell’attuale situazione italiana, ponendo la ‘Massa mon. pro cap.’ = L. 100 milioni [...]” (Ibid. pag. 75). Per risalire al “N° Cittadini”, basta dunque fare l’operazione inversa e cioè dividere la “Massa mon. gen.” per la “Massa mon. pro cap.”. Così facendo però si ottiene una popolazione di 70 milioni per il 1979, il che è impossibile. Infatti se è vero che il censimento dell”81 fu di circa 55 milioni, avrebbero dovuto morire in due anni ben 15 milioni di italiani!

Anche per questo motivo, reputo il discorso di Bellia sulle formule eccessivamente semplificatorio e superficiale. Il progetto, così com’è non è ancora un vero e proprio progetto, ma un piccolo inizio di progetto, che abbisogna di ulteriore studio e riformulazione delle parti, con normali esempi di applicazione delle formule. Proprio perché lo stesso Bellia lo ritiene conforme, almeno nei suoi tratti generali, all’idea della triarticolazione (o tripartizione) dell’organismo sociale. Quest’idea fu proposta verso la fine dell’Ottocento in modo romantico da St-Yves d’Alveydre, e in modo scientifico-spirituale da Rudol Steiner agli inizi del secolo passato.

Ecco perché, in quanto studioso dell’opera sociale di Steiner, per anni ho ripetuto a Bellia tutta questa problematica, chiedendogli spiegazioni e dicendogli a più riprese che la gente non è scema e se vuole sa fare i calcoli. Oggi, a quanto pare, Bellia sembra avere recepito il problema del signoraggio (che nel 2005 reputava un’invenzione diabolica di Auriti in cerca di fama). Ma per il resto non sono stato mai ascoltato. Quindi deve ancora rispondere alla mia domanda con concreti esempi pratici di applicazione delle sue formule, perché – come egli afferma – “chiunque aderisce liberamente ad un gruppo, lo fa solo se è certo che da tale adesione non scaturisca alcun pericolo per la propria sopravvivenza” (La neosocietà)>>.


Inoltre ho ulteriori  considerazioni da fare sull'idea di Bellia che scrivo qui di seguito: 


Innanzitutto, chi afferma che bisogna avere la pancia piena per poter filosofare, pensa in modo assurdo, cioè meramente causidico.


Se per esempio si ragiona in modo causidico sull'affermazione "prima bisogna avere la pancia piena per poter ragionare" cosa si fa? Cominciando dal fondo, si ha da questa frase come prima lettera la "e" di "ragionare". Essa deriva dalla "r". Si prende allora la "r", che deriva dalla "a" che precede, e poi la "a" dalla "n", e la "n" dalla precedente "o", ecc. In tal modo si ha ogni volta l'effetto della causa che precede. La "e" è l'effetto della "r", la "a" della precedente "n", e la "n" della precedente "o", e così via.


Ma questo è un assurdo. Ogni lettera ha origine unicamente per il fatto che un io umano l'ha scritta, e certamente la lettera che precede non ha prodotto quella che segue. È dunque completamente assurdo dire che la lettera che precede sia la causa di quella che segue, o che quella che precede produca quella che segue.


Quindi le vere cause vanno ricercate altrove dato che con la pancia, vuota o piena, 1 + 1 farà sempre 2.


Questo per quanto riguarda il materialismo di Bellia o di chi sostiente che prima bisogna vivere e poi filosofare. Per Bellia invece è assolutamente esatta la massima aristotelica “primum vivere, deinde philosophari”, nel senso che “prima bisogna avere la pancia piena e poi si può anche ragionare”, dimenticandosi che questa è una massima molto spuria, anzi aberrante, di un “Aristotele” arabizzato da Avicenna e da Averroè.


Per il resto lo spostare il prelievo delle imposte dal reddito alla massa monetaria come predica Bellia è secondo me un errore, o tutt'al più una impossibilità pratica. La massa monetaria non è un chilo di prugne percepibile da tutti, per cui basta prenderne il 7 o l'8 per cento da dare ai poveri.


Per entrare nella massa monetaria occorre entrare nel portafoglio della gente. Ora, dopo il dimezzamento del valore della lira con Prodi (fra l'altro Bellia allora affermava che con l'euro non sarebbe cambiato nulla!), e dopo quello dell'euro ora che si ritornerà alla lira (con Monti o Berlusconi che sia), credo che farsi mettere ancora le mani nel portafoglio dall'inventore della fiscalità monetaria sia davvero un'altra assurdità.


Ecco perché "osai" chiedere formule funzionanti a Bellia! Se le sue formule fossero state funzionanti, a quest'ora tutti le avrebbero capite, e tutti vorrebbero la sua fiscalità monetaria. Così non è. Io sto ancora aspettando risposte chiare e tonde, che mai arriveranno semplicemente perché non ci sono.


Una distribuzione di beni, non può essere fatta, prendendone la metà per saldare un debito, proveniente da una truffa; così come un'azione non può essere fatta mediante l'agire in conformità al suo contrario.


Chiamare antropocrazia la rappresentazione di tale agire, è antilogica: è esattamente come quando nel gioco delle tre carte si sostituisce, una carta. E in tale antilogica quel sostituire è effettuato sul piano dei contenuti, concettuali. Ma è sempre antilogica. La stessa che pone a fondamento di una teocrazia, creduta antropocrazia, un procedimento democratico. Chiamare "antropocrazia" tale "contrario-crazia" è la medesima antilogica che fa poi porre a fondamento di una pseudo antropocrazia un procedimento democratico o di "democrazia informatica" o di "democrazia diretta" che dir si voglia.


Antropocrazia è altro da Democrazia. Non può chiamarsi antropocrazia un solipsismo poggiante su antilogica, anziché su universalità del pensare.


Pretendere consensi democratici sull'antropocrazia, o su un determinato tipo di antropocrazia è come pretendere di mettere, ai voti, che la somma degli angoli di un triangolo sia di 180 gradi. Ecco perché chi come Bellia insiste in questa pretesa è un solipsista, anche perché nel suo discorso, che egli crede assolutamente scientifico, compare prima o poi il Padre eterno... 


Il termine solipsismo, proviene dal latino "solus" e da "ipse". Il solipsismo, è una dottrina di pensiero che sostiene l'evidenza assoluta ed esclusiva dell'io o di contenuti di coscienza. Ne deriva un idealismo soggettivo di tipo metafisico che nega la realtà del mondo esterno (nel mondo esterno della realtà comune a tutti l'antropocrazia non è la democrazia), così come nega la possibilità di mostrarlo e/o di attingerlo come realtà (o come realtà di altri soggetti, cioè di altri io). Per tale visione metafisico solipsistica, è perciò necessario poi il ricorso a Dio come unico garante, dell'oggettività del conoscere. E in tale contesto di pensiero, la storia, è cconcepita come opera divina. "Ecco perché - era solito dirmi Nicolò Bellia concludendo ciò che affermava in modo completamete arbitrario -  io dico sempre che la realizzazione dell'antropocrazia dipende dalla storia, e quindi dal Padre eterno".


Credo che il maggiore avversario dell'"antropocrazia di Bellia" sia, fino a prova contraria, Bellia stesso. Il suo comportamento infatti, per quanto ne so, è quello di un piccolo Cesare, pavido ed arrogante come in fondo è un qualsiasi dittatore.


Lo stile dittatoriale, intrinseco ad ogni egoismo, egotismo, sopravvalutazione di sé, ipertrofia dell'io, ecc., ognuno lo può anche nascondere, dato che possiamo benissimo essere egoisti pur avendo un carattere mite, ma si tratta sempre, in fondo, di un modo d'essere che non paga, in quanto ci lascia poi monchi, e ci debilita. Succede comunque sempre, però, che su questa reale condizione di minorità o minorazione dovuta alla sopraffazione dell'altro, faccia subito luce lo spirito libero, appena si affaccia nella vita di ognuno. Allora lo spirito libero mette subito il dito nella piaga, e l’anima non libera ne ha paura, e scappa, accusando magari: ti nascondi dietro il dito...


Così ha fatto fino ad oggi Bellia ed ogni suo tirapiedi da me conosciuto.


Chi continua a scappare solipsisticamente dai propri errori anziché antropocraticamente combatterli in sé, deve prima o poi scontrarsi con la propria solitudine, e riflettere maggiormente sulla paura che probabilmente li genera.


Chi frequenta per un po' Bellia, incappa prima o poi in certe sue affermazioni del tipo "questa è la mia convinzione", "io procedo nella mia strada", "io procedo nella mia convinzione", ecc., che non sarebbero di per sé niente di anormale se non si riferissero però ad una tuttologia assurda delle "verità sociali", e perfino a verità matematiche. Il fatto è che anche quando si tratta di numeri, il Bellia segue la sua strada! Ma una verità matematica può essere esatta o non esatta, confutabile o inconfutabile. Non può essere una convinzione, o un cammino di fede.


Eppure vi sono sedicenti matematici alla Bellia che, anche dopo essere stati matematicamente confutati, continuano a procedere per la loro strada, nonostante essa risulti matematicamente sbagliata. Si veda la pagina "Commenti sulla Formula Bellia", dove sta scritto che: "Il calcolo della traslazione di Bellia [...] introduce un errore nell'equazione del polinomio traslato, dovuto all'errore di arrotondamento nell'aritmetica del computer. Questo errore rischia di accumularsi al procedere del processo iterativo. Nella descrizione dell'algoritmo di Bellia non viene MAI detto che [...] se ci si ferma dopo un numero finito di passi si ha inevitabilmente un errore. Anzi, nell'algoritmo si dice: "vediamo, ad ogni traslazione, che la funzione tende ad avvicinarsi all'origine degli assi fino a passarvi [...]", lasciando intendere "errore zero dopo un numero finito di passi". Naturalmente non c'è alcun cenno ad un test di arresto, o al numero di iterazioni effettuate. Men che meno ci sono dimostrazioni di convergenza [...]". Ecco perché questi sognatori sono poi confutabili come sognatori "fai da te" che "aggiustano il tiro" della realtà quando la realtà mostra loro che è diversa dal sogno.


"Chi voglia approfondire l'iter di pensiero che porta a tale concezione dell'Essere Umano, troverà ne "La filosofia della Libertà" di Rudolf Steiner, una completa trattazione filosofica di tali argomenti", scrive Bellia in "L'antropocrazia" (Ladispoli 7 Marzo 1992). Anche qui egli non esce dal suo sogno di grandezza... Ma il denaro di decumulo di Steiner non è assolutamente quello di Bellia.


Steiner dice di tassare casomai le uscite, non le entrate (Rudolf Steiner, "Cultura, politica, economia", Monaco, 2006, pag. 95).


Bellia invece dice di tassare tutta la base monetaria, nella quale vi è ancora reddito, costituito dai risparmi della gente, quindi tassa ancora le entrate (tanto reddituali quanto risparmiate). Quindi il suo passare dalla fiscalità reddituale a quella monetaria è solo - fino a prova contraria - un'illusione.


Altra questione: l'emotività. Per Bellia sembra che l'emotività umana, il sentire umano, sia un peccato. Steiner dice che il diritto non può darsi senza il sentire l'uguaglianza da uomo a uomo...

Eppure chi si imbatte in Bellia prima o poi si sente dire (anche in un contesto affatto non pertinente): "Mi sembra innanzitutto che nei tuoi toni [...] ci sia ancora traccia di coinvolgimento emotivo che impedisce di pensare oggettivamente".


Conosco bene questo stile di Bellia che considero mero egotismo di chi considera se stesso Dio, mentri gli altri merdacce. :D :D :D


Il coinvolgimento emotivo non è disumanità. Solo si tratta di esserne consapevoli e di non fingere di essere animicamente morti per non sporcarsi le mani con gli umani.  


Insomma, la realizzazione della proposta di Bellia del reddito di cittadinanza non comporta per nulla una modifica dell'idea di Stato. Solo se in tale proposta si distinguesse fra reddito di base e reddito di cittadinanza potrebbe esistere culturalmente tale modifica. A questo proposito rimando alla pagina "Sulla distinzione fra RDB e RDC".


Ripeto. Si provi ad immaginare l'attuazione concreta del prelievo delle tasse dalla massa monetaria. Si intende per massa monetaria tutti i soldi compresi quelli che sono in banca come risparmi degli individui? Anche questo argomento l'ho delineato più volte a Nicolò, col risultato di essere insultato, dato che rimuoveva i miei scritti dal suo sito come qualcosa di sporco (conservo ancora i files). Sono emotivo? Sì. Sono emotivo in quanto non sono sporco. E allora?


Altra domanda: come fa uno Stato ad a ritirarsi dall'economia come Bellia vorrebbe se è lo Stato ad elargire reddito di cittanza? Non è una contraddizione?


Di fatto le banche emittenti emettono moneta. E qui sta il problema: non si sa ancora di chi sia la moneta all'atto dell'emissione...


"La parabola dei talenti" è forse la parabola funzionale allo statalismo o ai cambiavalute?

No. Gesù non è uno statalista. E Steiner è favorevole al free banking, e lo dice più volte nelle sue conferenze.


Inoltre, dove starebbe la serietà di una proposta ballerina come quella di Bellia? Una proposta in cui quella percentuale della tassazione annua muta ogni volta che la si ripropone! Una volta è il 7%, poi il 6%, poi l'8%, poi di nuovo il 7, ecc. Ma come si fa a proporre i calcoli per arrivare al reddito di cittadinanza se non ci si intende almeno ipoteticamente in un esempio (almeno uno!) chiaro e valido per tutti?


Naturalmente la proposta Bellia potrebbe essere sicuramente migliorata e corretta, non certo scartata come errata.


Però il solipsista Bellia non ne vuol sapere di migliorarla né di migliorarsi, con la scusa che lo stesso Steiner diceva dei suoi esempi che potevano essere migliorati... Sarebbe meglio allora studiare davvero Steiner, anziché usarlo per supportare confusioni su confusioni, come finora ha dimostrato di fare il sognatore Bellia.

Condividi post

Repost 0

commenti

Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link