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28 febbraio 2012 2 28 /02 /febbraio /2012 11:00

l'angelo[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa].

 

Prendiamo per esempio in considerazione ciò che negli ultimi tempi è andato formandosi come ARTE [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

So molto bene, cari ascoltatori, che quanto sto per dire come breve caratterizzazione di quella che è andata formandosi come arte, scandalizzerà molti di voi. Molti potranno vedere la cosa come se con essa si documentasse la totale mancanza di comprensione nei confronti delle correnti dell'arte più recente.

 

A prescindere da singoli tentativi - peraltro molto lodevoli - fatti negli ultimi anni, la caratteristica principale della recente evoluzione artistica è quella di non aver più avuto un vero impulso interiore che consente di presentare all'umanità qualcosa che l'uomo percepisce come un suo bisogno diretto.

 

È invece sorta sempre più l'opinione che davanti a un'opera d'arte ci si debba chiedere in che misura viva in essa lo spirito, il senso della realtà esteriore, in che misura la natura esteriore o la vita esteriore umana venga riprodotta fedelmente dall'arte. E basta semplicemente chiedersi: che significato ha un'opinione del genere di fronte a un dipinto o a un'opera d'arte di Raffaello o di Leonardo?

 

In questi due artisti, non vediamo che l'elemento determinante NON è il rapporto con l'immediata realtà esteriore, ma che si tratta invece di creazioni a partire da qualcosa di estraneo alla realtà esteriore? Quali mondi ci si illuminano quando ci troviamo di fronte al Cenacolo di Leonardo, quell'affresco a Milano che non si riesce più a vedere molto bene, o a un dipinto di Raffaello!

 

Non è in fondo irrilevante stabilire in che misura questi artisti abbiano colto questa o quella legge dell'esistenza naturale? L'importante non è forse che ci raccontano qualcosa di un mondo che non possiamo vedere con gli occhi fisici, che non possiamo percepire con i sensi esteriori? E invece l'unico criterio di valutazione di un'opera d'arte o di un prodotto artistico è che l'uomo moderno si chiede se la cosa è vera, e con "vera" intende qualcosa di naturalistico nel senso consueto.

 

Chiediamoci, per quanto oggi sembri ingenuo anche a certe correnti artistiche: nella vita, anche in quella sociale, che cos'è un'arte che non vuol altro che riprodurre un lembo di realtà esteriore?

 

Cari ascoltatori, nella stessa epoca in cui sono nati il capitalismo e la tecnica moderni, si è sviluppato in ambito specificamente artistico IL PAESAGGIO.

 

Ovviamente conosco anch'io la giustificazione pittorica del paesaggio, ma anche l'altra domanda è pienamente giustificata: di fronte ad un paesaggio perfetto fin che si vuole dal punto di vista artistico, esso è mai in grado di raggiungere quello che si presenta ai miei occhi quando sono sul pendio di una collina e ho davanti a me il paesaggio naturale?

 

Proprio la nascita del "paesaggio" testimonia in che misura l'arte, ormai incapace di creare a partire da qualcosa di spirituale, di sovrasensibile, si sia rifugiata nella mera imitazione della natura, con la quale non può in nessun modo concorrere. Che cosa diviene di un'arte che vive solo di tali impulsi?

 

Un'arte siffatta, cari ascoltatori, non è qualcosa che spunta dalla vita come un fiore dal terreno, ma qualcosa che si colloca accanto alla vita come un lusso, come qualcosa che può essere apprezzato solo da chi non è completamente immerso nella vita con le sue preoccupazioni personali esistenziali.

 

Non è comprensibile che gli uomini occupati dalla mattina alla sera in questioni di pura e semplice sopravvivenza - che non hanno neppure accesso ad una cultura che li porti alla comprensione di quest'arte, cultura che dev'essere essa stessa qualcosa di artistico - sentano che un abisso li divide da quest'arte?

 

E anche se oggi non si osa dirlo, poiché lo si ritiene piccolo borghese, nella vita sociale si delinea il fatto che ampie cerchie considerano inconsciamente quest'arte come un lusso della vita, come qualcosa che non appartiene a tutti, e che la vera arte invece deve far parte di ogni esistenza dignitosa, poiché è solo attraverso di essa che un'esistenza dignitosa diventa piena di contenuto.

 

In un certo senso l'arte naturalistica sarà sempre un lusso, fatto solo per coloro che hanno la possibilità di vivere senza preoccupazioni legate alla sopravvivenza e di ricevere una formazione artefatta che li fa godere di quel tipo di arte.

 

Me ne sono ben accorto, cari ascoltatori, facendo per anni l'insegnante in una scuola di formazione per operai, dove ho avuto occasione di parlare direttamente agli animi del popolo in modo da farmi capire, rispetto a tutto ciò che certi che si definiscono "guide del popolo" inculcano come teoria socialista per la rovina del popolo - perdonatemi questa osservazione personale. Mi sono accorto cosa significhi presentare agli animi semplici questa o quella scienza usando un linguaggio universalmente umano.

 

E da un certo desiderio di conoscere i prodotti dell'arte moderna nacque nei miei allievi anche la richiesta di essere guidati da me nei musei la domenica.

 

E cosa succedeva? Naturalmente si poteva spiegare alle persone ciò che dovevano capire, dal momento che avevano il desiderio sincero di essere istruite. Ma si vedeva chiaramente che la cosa non aveva sugli animi lo stesso effetto di quanto proviene dall'umano a tutti comune quando viene comunicato agli animi semplici. Cari ascoltatori, il raccontare alla gente quello che nel recente naturalismo si è presentato come un'arte di lusso lontana dalla vita reale veniva vissuto come una MENZOGNA CULTURALE.

 

E non vediamo come dall'altra parte l'arte abbia perso il rapporto con la vita?

 

Anche lì negli ultimi decenni sono stati fatti tentativi molto lodevoli, ma assolutamente futili. Nel campo dell'artigianato artistico sono emerse delle aspirazioni che hanno visto come il nostro ambiente quotidiano abbia perso qualsiasi tipo di fisionomia artistica. L'arte ha fatto apparentemente dei progressi, ma tutte le case da cui siamo circondati, gli oggetti di uso comune in cui ci imbattiamo ogni giorno sono diventati quanto mai disadorni, privi d'arte [Oggi, 2012, esistono tuttavia anche tentativi reali di creazioni artistiche (cfr., ad es., “Castellarquatocreazioni”), anche se la gente, abituata all’arte astratta e deforme, che non è altro che la conseguenza di un pensare astrattizzato e deforme rispetto alla realtà, non è più in grado di apprezzarle - ndc].

 

Poiché l'arte stessa si è separata dalla vita pratica, quest'ultima non ha potuto essere elevata ad una configurazione artistica. Un'arte che vuole solo imitare la realtà stessa non avrà nessuna possibilità di dare ai tavoli, alle sedie e agli altri oggetti d'uso comune una forma tale per cui, vedendoli, si possa avere la sensazione di qualcosa di artistico - poiché questi oggetti devono trascendere la natura, allo stesso modo in cui la vita umana stessa va oltre quella naturale.

 

Se l'arte vuole semplicemente imitare, non può che vacillare posta di fronte alla rappresentazione della vita pratica, che diventa allora prosaica, banale, arida. Non saprà darle una forma tale per cui l'elemento artistico ci circondi in modo immediato nel quotidiano.

 

Cari ascoltatori, si potrebbe continuare a descrivere questa situazione, ma io voglio solo indicare la direzione presa dalla nostra evoluzione culturale. E anche in altri campi della civiltà moderna ci siamo mossi in maniera analoga.

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commenti

Massimo Daniele Francese 02/28/2012 18:34

Grazie Sig. Villa per ciò che offre come frutto del Suo pensiero a tutti, purchè volonterosi.Spunti di riflessione appesi ad un albero, come frutti. Attualmente è molto difficile condividere
pensiero proprio nel letamaio farfugliante e, spesso, senza senso della comunicazione interpersonale (dell' informazione ufficiale non parliamo nemmeno). Spero di ritrovare la volontà di comunicare
con le persone che incontro tutti i giorni, ma dispero, sono piante di fico senza frutti. Spero di passare un giorno dalle Sue parti.

nereovilla 02/29/2012 09:45



L'accenno al fico l'aveva fatto anche Gesù! Sei per caso parente di Natanaele? Scherzo! Comunque grazie. Chi vede il tesoro è egli stesso tesoro secondo Gesù. Perciò... diamoci del tu!



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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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