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29 gennaio 2012 7 29 /01 /gennaio /2012 11:24

[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Si dice: il produttore capitalista immette i suoi prodotti sul mercato per trarne profitto. Vuole solo ricavarne un profitto. E dopo che per lungo tempo i pensatori socialisti hanno affermato con un certo diritto che l'etica nel suo insieme non ha niente a che vedere con questo trarre profitto, con questo "approfittare", che con esso ha a che fare solo il pensiero economico, oggi si è di nuovo disposti a considerare il profitto, il guadagno, da un punto di vista etico e morale! [Oggi, 2012, la situazione è peggiorata e confusa rispetto al 1919 perché abbiamo da un lato i normatori (1) sedicenti anarchici dell’economia, detti libertari o antistatalisti, e dall’altro i normatori sedicenti socialisti dell’economia, detti statalisti o economisti politici (come Keynes ad esempio) - nota del curatore]

 

Io invece intendo parlare non da un'ottica etica, e nemmeno da una unilateralmente economica, ma dal punto di vista della società nel suo insieme. E allora bisogna chiedersi: che cos'è ciò che si manifesta nel guadagno, nel profitto? È qualcosa, cari ascoltatori, di cui nel contesto vero e proprio dell'economia si può parlare solo alla stregua del fatto che quando la colonnina di mercurio sale si sa che nella stanza fa più caldo.

 

Quando uno dice: questa colonnina di mercurio mi indica che la temperatura è aumentata, sa bene che non è la colonnina di mercurio a riscaldare la stanza. Essa indica solo che la temperatura del locale è aumentata per via di altri fattori. Così IL GUADAGNO CHE RISULTA SUL MERCATO [il maiuscolo è mio - ndc] dalle nostre attuali condizioni produttive ALTRO NON È CHE L'INDICATORE DEL FATTO CHE SI È AUTORIZZATI A FABBRICARE QUEI PRODOTTI, IN QUANTO FRUTTANO UN UTILE.

 

Vorrei, infatti, che mi si dica dove mai al mondo si trovi un'indicazione che un prodotto ha diritto di essere fabbricato se non risulta che, una volta che lo si è prodotto e messo sul mercato, sortisce un profitto. È l'unica indicazione del fatto che la struttura economica va organizzata in modo tale che salti fuori questo prodotto. E così si capisce che un prodotto non va realizzato se risulta che, immettendolo sul mercato, non c'è smercio, nessuno lo richiede, non produce nessun guadagno.

 

Così stanno le cose, non secondo le chiacchiere e le ciance che parlano di domanda e offerta nelle teorie economiche. Il fenomeno originario, archetipico, in questo campo è che oggi solo e soltanto il cosiddetto profitto da’ la possibilità di dirsi: puoi realizzare un certo prodotto, perché esso avrà un certo valore all'interno della comunità umana.

 

Cari ascoltatori, la necessaria trasformazione del mercato, oggi così importante, avrà luogo quando nella nostra vita sociale sarà presente un effettivo principio di associazione. Allora non saranno la domanda e l'offerta impersonali, staccate dall'uomo, a decidere sul mercato se un prodotto dev'essere fabbricato o meno. Saranno le associazioni, in base alla volontà sociale degli individui in esse coinvolti, a far emergere da sé altre persone che si occuperanno di analizzare il rapporto che c'è fra il valore di un bene prodotto e il suo prezzo in denaro.

 

Oggi, il valore di una merce che viene prodotta non viene per tanti versi neanche preso in considerazione. Esso costituisce, sì, l'impulso alla domanda, ma questa domanda è alquanto problematica nella nostra vita sociale attuale, perché c'è sempre da chiedersi se si hanno anche i mezzi, le possibilità patrimoniali per poter comprare. A che serve avere dei bisogni, se non si dispone dei mezzi necessari per soddisfarli? A quel punto la cosiddetta "domanda" tace.

 

Si deve creare un elemento di raccordo fra i beni da una parte e i bisogni umani che danno un valore a quei beni, a quei prodotti dall'altra. Ciò di cui si ha bisogno riceve il suo valore umano in base al bisogno stesso. Dall'ordinamento sociale dovranno emergere delle istituzioni che creino un ponte tra il valore impresso ai prodotti dai reali bisogni umani e i prezzi che tali prodotti devono avere.

 

Oggi il prezzo viene dettato dal mercato in base alla presenza di persone in grado di acquistare questi beni, dotate cioè del denaro necessario per comprarli. Un vero ordinamento sociale dev'essere invece orientato a far sì che coloro che devono avere dei beni per via dei loro bisogni legittimi possano anche ottenerli. CIÒ SIGNIFICA CHE IL PREZZO VA ASSIMILATO AL VALORE DEI BENI, CHE GLI DEVE CORRISPONDERE REALMENTE.

 

AL POSTO DELL'ODIERNO MERCATO CAOTICO DEVE SUBENTRARE un'istituzione mediante la quale i bisogni degli uomini, il loro consumo, non vengano più tiranneggiati come accade ora per via delle cooperative operaie di produzione o della grande cooperativa socialista. L'ASSOCIAZIONE sarà un'istituzione che analizza il consumo degli uomini per stabilire di conseguenza come venirgli incontro.

 

Per questo è necessario che, sotto l'influsso del principio d'associazione, venga introdotta la possibilità reale di produrre le merci di modo che corrispondano ai bisogni rilevati. Questo vuol dire che ci devono essere ISTITUZIONI CON PERSONE CHE STUDIANO I BISOGNI. La statistica può solo recepire un istante, uno spaccato del presente, non è mai indicativa per il futuro. I bisogni che sorgono di volta in volta vanno SEMPRE DI NUOVO STUDIATI, e le misure per la produzione vanno adottate di conseguenza.

 

Se un articolo tende a diventare troppo caro, questo è segno che troppo poche persone lavorano per produrlo. Vanno allora condotte delle trattative per trasferire degli operai da altri settori produttivi a questo, così che la produzione di questo articolo aumenti [le trattative di oggi basate sulla cosiddetta flessibilità sono pseudo trattative neoschiavistiche basate sul mercato del lavoro, cioè sul mercato di qualcosa che non può per essenza essere messo sul mercato, non essendo una merce - ndc]. Se invece un articolo tende a diventare troppo a buon mercato, se cioè se ne ricava troppo poco, allora bisogna introdurre delle trattative per far sì che a questo articolo lavorino meno persone.

 

Vuol dire che in futuro il soddisfacimento dei bisogni dipenderà dal modo in cui le persone vengono assegnate ai loro posti di lavoro. Il prezzo del prodotto è condizionato dal numero di persone che lavorano per realizzarlo, ma grazie ai provvedimenti delle associazioni diventerà sostanzialmente simile o uguale al valore che il bisogno umano reale deve attribuire al prodotto in questione.

 

Allora vediamo come al posto del mercato aleatorio subentrerà LA RAGIONE DEGLI UOMINI, come il prezzo esprimerà ciò che gli uomini hanno negoziato, a seconda dei contratti conclusi mediante le istituzioni esistenti [Campa cavallo! Oggi la RAGIONE umana è diventa una battuta di spirito dato che l’uomo è kantianamente considerato un “legno storto” da raddrizzare, per cui egli è “addomesticato” fin dall’infanzia in “madrasse” di Stato a confidare più nello Stato che nella sua ragione!!! Nel libro “La filosofia della libertà” Steiner aveva mostrato tutti gli errori della filosofia di Kant. Ecco perché aveva la necessaria fiducia nella ragione umana, che ognuno dovrebbe sapere ritrovare oggi in se stesso - ndc]. Vediamo il mercato trasformarsi nel senso che la ragione umana prende il posto della cieca casualità del mercato oggi in vigore.

 

Non appena separiamo la vita economica dagli altri due ambiti di cui parleremo nei prossimi giorni, vediamo che essa viene posta su una base sana e ragionevole. I due campi sono quello giuridico o statale e quello culturale, che tratteremo anche in relazione alla vita economica, così che, ciò che oggi non può che risultare un po' oscuro, verrà poi chiarito. In economia si guarderà solo al modo in cui si esplicano attività economiche.

 

Non è più necessario compromettere I PREZZI DELLE MERCI per il fatto che questi prezzi DEVONO ANCHE STABILIRE LA DURATA O LA QUANTITÀ DI LAVORO DA SVOLGERE O QUANTO QUESTO LAVORO DEV'ESSERE RETRIBUITO o cose del genere. NELLA VITA ECONOMICA SI HA A CHE FARE SOLO CON IL VALORE RECIPROCO DELLE MERCI. In questo modo ci si pone su un terreno sano anche nell'economia, terreno che va salvaguardato per l'intera vita economica.

 

(1) Vedi il mio commento all'articolo di L. Cimmino "La libertà  dei libertari: una critica" (istitutodipolitica.it)

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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