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1 aprile 2012 7 01 /04 /aprile /2012 10:26

Il “Padre Nostro” è una preghiera terapeutica in quanto riassume tutte le preghiere a partire dai primordi dell’umanità fino all’incarnazione dell’io. Quest’ultima inizia circa duemila anni fa ma gli ultimi eventi politico-confessionali dimostrano che essa è stata bloccata, impedita, dato che siamo riusciti a crocifiggere non solo il corpo ma anche lo spirito del cristianesimo, quello che avrebbe potuto fare a meno di ogni tipo di comunismo, socialismo, statalismo, ecc.

Recitare il Padre Nostro è dunque sempre terapeutico per tutti. Conoscerlo nella struttura delle sue sette parti (quattro relative alla terra e tre al cielo) significa sapere il perché di questa terapia.

L’uomo ha una natura duplice formata da sette parti, quattro in basso e tre in alto (vedi la figura sottostante).

 Per osservarla occorre innanzitutto osservare quattro elementi: corpo fisico, vitalità, attività interiore-esteriore, ed “io”. Due di questi elementi sono detti antroposoficamente (intendo per “antroposofia” la sapienza dell’uomo antropologicamente inteso) “corpo eterico” e “corpo astrale” però in genere preferisco non usare questi termini che sento come settari. Qui invece li userò come termini secondari rispetto a quelli primari, e cioè rispettivamente come vitalità e come attività interiore-esteriore (o anima).

Il rapporto fra il quadrato ed il triangolo in questa figura schematica è in fondo quello che lo Spirito Santo opera subconsciamente o consapevolmente durante la recitazione del Padre Nostro. Personalmente lo recito interiormente d’abitudine ogni sera per addormentarmi, e mi è difficile addormentarmi subito senza questa abitudine.

 All’interno dell’io, l’uomo ha poi i rimanenti altri tre elementi che riguardano la sua disposizione per il suo avvenire. Nella terminologia sanscrita sono detti “manas”, “budhi”, ed “atma”, vale a dire l’“io spirituale”, lo “spirito vitale” e l’“uomo spirituale” (1).

 

padre-nostro.gif

 “Liberaci dal male” fa passare dall’io ordinario all’io superiore (o spirituale, o Manas). Per questa liberazione occorre agire sulle “tentazioni” in modo da svincolarcene, mutando le abitudini negative in abitudini positive. Il “corpo” delle “abitudini” o dei “debiti” contratti (o karmici) è quello della vitalità, che così si trasforma pian piano in vitalità spirituale, trasformando così anche il corpo fisico. Questa trasformazione del corpo fisico è quella dell’uomo spirituale connesso alla “volontà”. In altre parole, come il “pane” nutre il corpo fisico e vitale, così le migliori abitudini nutrono la vitalità spirituale e l’uomo spirituale attraverso l’io superiore o spirituale. Il punto di partenza degli effetti della recitazione del Padre Nostro e dell’evoluzione dell’uomo è quello del vincere le tentazioni. Lavorare su noi stessi non è semplice, ma è possibile, ed ogni volta che si riconosce la difficoltà già si è sulla via giusta. 

 In ogni caso, per conoscere giustamente il legame fra le due nature sopra accennate occorre conoscere alcuni dati essenziali.

 L’io vive innanzitutto nell’attività interna-esterna o anima. 

 Sebbene la più alta manifestazione dell’“io” appartenga all’anima cosciente, va tuttavia detto che, irradiando da questa, l’“io” pervade tutta l’anima, e attraverso di lei agisce sul corpo. Nell’“io” è vivente lo spirito (intendo per spirito ciò che è immateriale). Lo spirito si irradia nell’“io” e vive in esso come nel suo involucro. Allo stesso modo l’“io” ha come suoi involucri il corpo e l’anima nei quali vive. Lo spirito forma l’“io” dall’interno all’esterno; la materia lo forma dall’esterno all’interno. Alla spiritualità formatrice dell’“io”, e vivente quale “io’; si da’ qui il nome di IO SPIRITUALE (o sé spirituale), perché si manifesta come “io” (o “sé) dell’uomo. Ci sì può spiegare la differenza tra “io spirituale “ e “anima cosciente” come segue: l’anima cosciente entra in contatto con la verità, indipendente da qualsiasi simpatia e antipatia, ed esistente di per sé; l’“io spirituale” porta in sé la stessa verità, ma accolta e abbracciata dall’“io”, che la individualizza e l’assume nell’essere autonomo dell’uomo. Per il fatto che la verità eterna si è in tal modo individualizzata e congiunta in un medesimo essere con l’“io”, l’“io” stesso consegue l’eternità.

L’“io spirituale” è una manifestazione del mondo spirituale entro l’“io”, come dall’altro lato la sensazione è una manifestazione del mondo fisico entro l’“io”. In ciò che è rosso, verde, chiaro, scuro, duro, molle, caldo, freddo, si riconoscono le manifestazioni del mondo corporeo; in ciò che è vero e buono le manifestazioni del mondo spirituale. Nello stesso senso in cui le manifestazioni del mondo corporeo sono chiamate sensazioni, le manifestazioni di quello spirituale si possono chiamare intuizioni, Il pensiero più semplice contiene già intuizione, perché non può essere toccato con le mani né visto con gli occhi: bisogna riceverne la rivelazione dallo spirito attraverso l’“io”.

Se un uomo meno evoluto e un altro più evoluto guardano una pianta, nell’“io” del primo vive qualcosa di molto diverso che nell’“io” del secondo. Eppure le sensazioni di entrambi sono suscitate dal medesimo oggetto. La differenza sta nel fatto che il secondo può formarsi intorno all’oggetto pensieri ben più perfetti. Se gli oggetti si manifestassero soltanto attraverso la sensazione, non potrebbe esserci progresso nell’evoluzione spirirituale. La natura è sentita anche dal selvaggio; le leggi della natura si rivelano soltanto al pensiero, fecondato da intuizione, dell’uomo più evoluto. Anche il bambino sente gli incitamenti del mondo esteriore come stimoli della volontà; però le leggi di ciò che è moralmente buono gli si schiudono solo nel corso del suo sviluppo, a misura che egli impara a vivere nello spirito e a comprenderne le rivelazioni.

Come senza l’occhio non ci sarebbero sensazioni di colore, così senza il pensare superiore dell’“io spirituale” non ci sarebbero intuizioni. E come la sensazione non crea la pianta su cui appare il colore, così l’intuizione non crea lo spirito, di cui da’ solo notizia.

Mediante intuizioni, l’“io” umano che vive nell’anima attinge messaggi dall’alto del mondo spirituale, così come mediante le sensazioni attinge messaggi dal mondo fisico. Allo stesso modo l’“io” dell’uomo fa diventare vita dell’anima il mondo spirituale, come attraverso i sensi fa diventare vita dell’anima il mondo fisico. L’anima, o meglio l’“io” che risplende in essa, apre le sue porte da due lati: verso il mondo corporeo e verso quello spirituale.

Come il mondo fisico può dare nozione di sé all’“io” solo edificando con le sue materie e forze un corpo in cui l’anima consapevole può vivere, e in cui possiede organi capaci di percepire il mondo corporeo esteriore, così pure il mondo spirituale, con le sue materie e forze spirituali, edifica un corpo spirituale in cui l’“io” può vivere e, per mezzo di intuizioni, percepire lo spirito. (È evidente che le espressioni “materia spirituale” e “corpo spirituale”, prese alla lettera, racchiudono una contraddizione. Vanno adoperate quindi solo allo scopo di indirizzare il pensiero a ciò che nel mondo spirituale (o mondo immateriale) corrisponde al corpo fisico dell’uomo).

E come il singolo corpo umano viene edificato nel mondo fisico quale entità distinta, così il corpo spirituale lo è nel mondo spirituale. Nel mondo spirituale esiste per l’uomo un “dentro” e un “fuori”, come in quello fisico. Come l’uomo trae dall’ambiente fisico le materie e poi le elabora nel suo corpo fisico, così trae dall’ambiente spirituale la spiritualità e se l’appropria. Lo spirito è l’alimento eterno dell’uomo. E come l’uomo è nato dal corpo fisico, così egli nasce dallo spirito in virtù delle eterne leggi della verità e del bene. L’uomo è separato dal mondo spirituale esistente fuori di lui così come, in qualità di essere indipendente, è separato dal mondo fisico. Questa entità spirituale autonoma può essere chiamata UOMO SPIRITUALE.

Se esaminiamo il corpo fisico umano, troviamo in esso le medesime materie e forze che esistono nel circostante mondo fisico. Lo stesso accade anche per l’“uomo spirituale”. In lui pulsano gli elementi del mondo spirituale esteriore (per esempio gli “io” dei suoi simili); e in lui sono attive le forze del restante mondo spirituale. Come un essere dotato di vita e sensazione è limitato in se stesso da una pelle fisica, così l’essere spirituale è limitato da una “pelle spirituale”. Questa “pelle spirituale” che separa l’“uomo spirituale” dall’insieme del mondo spirituale e ne fa, entro quel mondo, un essere spirituale indipendente che vive in se stesso e che percepisce intuitivamente il contenuto spirituale del mondo, può essere chiamata involucro spirituale (o involucro aurico). Bisogna però tener presente che questa “pelle spirituale” si dilata continuamente col progresso dell’evoluzione umana, di modo che l’individualità spirituale dell’uomo (il suo involucro aurico) è capace di una espansione illimitata.

Entro questo involucro spirituale vive l’“uomo spirituale”. L’uomo spirituale è edificato da vitalità spirituale nel medesimo senso in cui il corpo fisico è edificato da vitalità fisica. Analogamente a come si parla di un corpo vitale (o eterico), si parlerà, in relazione con l’“uomo spirituale”, di vitalità. Questa vitalità spirituale può essere chiamata SPIRITO VITALE.

L’entità spirituale dell’uomo si suddivide dunque in tre parti: uomo spirituale, spirito vitale e io spirituale.

La differenza tra l’entità spirituale dell’uomo e quella fisica sta nel fatto che l’entità fisica ha grandezza limitata, mentre quella spirituale può crescere illimitatamente. Quanto è assorbito come alimento spirituale ha infatti un valore eterno. L’aura umana è dunque costituita di due parti che s’interpenetrano. Ad una da’ colorito e forma l’esistenza fisica dell’uomo; all’altra la sua esistenza spirituale.

L’“io” segna la separazione fra le due parti, in quanto il fisico si offre nel modo che gli è proprio, ed edifica un corpo nel quale può vivere un’anima; e l’“io” si offre a sua volta e fa sì che in lui viva lo spirito il quale, dal canto suo, compenetra l’anima e le assegna la mèta del mondo spirituale. Mediante il corpo, l’anima è chiusa nel fisico; mediante l’uomo spirituale le crescono le ali per muoversi nel mondo spirituale.

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(1) I primi quattro elementi della nascosta struttura umana sono dunque il “corpo fisico”, la “vitalità” (o “corpo eterico), l’”attività interna ed esterna” (o “corpo astrale”) e l’”io”.

CORPO FISICO

Per illuminare il concetto di questa parte dell’entità umana occorre rivolgere anzitutto l’attenzione al fenomeno che si presenta come il grande enigma in ogni osservazione della vita: la morte, e,  conseguentemente, alla cosiddetta natura inanimata: il regno minerale, che sempre porta la morte in sé. Il corpo fisico è quello in cui l’uomo è simile al mondo minerale; non può dunque considerarsi corpo fisico ciò che differenzia l’uomo dal minerale. Solo al sopravvenire della morte risulta evidente quella parte dell’entità umana che è della stessa natura del mondo minerale. Si può indicare il cadavere come quella parte dell’uomo che, dopo la morte, è soggetta a processi che si svolgono nei mondo minerale. In questa parte costitutiva della natura umana,  quella fisica, sono attive le stesse sostanze e le stesse forze del regno minerale. Ma con la morte il corpo fisico entra in decomposizione. Certamente nel corpo fisico dell’uomo sono attive le stesse sostanze e forze del mondo minerale, ma durante la vita la loro attività è messa al servizio di qualccosa di più elevato. Agiscono conformemente al mondo minerale solo quando interviene la morte: solo allora entrano in gioco come è loro proprio, in conformità della loro natura, cioè come dissolvitrici della FORMA del corpo fisico.

VITALITÀ (o corpo eterico)

È quell’elemento nascosto che nel corpo fisico lotta senza tregua contro la decomposizione. Anche se questo lo si può osservare solo per mezzo della visione superiore (o soprasensibile, o intuitiva, che TUTTI hanno, anche coloro che non ne vogliono sapere di riconoscerla in senso scientifico), nei suoi effetti è chiaramente evidente anche per un giudizio limitato alle cose manifeste. Tali effetti si esprimono nella FORMA o figura, secondo cui sono connesse, durante la vita, le sostanze e le forze minerali del corpo fisico. Questa forma scompare a poco a poco, e il corpo fisico diviene parte del mondo minerale quando interviene la morte. Ma la visione soprasensibile può osservare nell’uomo, come elemento costitutivo a sé, ciò che durante la vita impedisce alle sostanze e alle forze fisiche di seguire le proprie vie, che conducono alla dissoluzione del corpo fisico. La “vitalità” (o “corpo vitale” o “corpo eterico”) è questo indipendente elemento. La parola “etere” usata qui da Steiner è intesa in un altro senso da quello che le da’ la fisica odierna. Questa chiama etere, ad esempio, il mezzo in cui si propaga la luce. Qui la parola è invece applicata a ciò che, accessibile alla visione superiore, si rivela all’osservazione dei sensi solo nei suoi effetti, vale a dire in quanto  da’ una determinata forma o figura alle sostanze e alle forze minerali presenti nel corpo fisico. (Anche la parola “corpo” non deve essere fraintesa. Per indicare le cose più alte dell’esistenza bisogna pur sempre avvalersi delle parole del linguaggio ordinario; e queste, quando si tratta di osservazioni dei sensi, esprimono solo la parte sensibile, fisica. In senso fisico il “corpo eterico” non è naturalmente niente di corporeo, per quanto tenue ci si possa immaginare un corpo. Con la denominazione di “corpo eterico”, “corpo vitale”, non s’intende ovviamente neanche alludere o rinnovare la concezione, scientificamente superata, dell’antica “forza vitale” del “vitalismo”).

ATTIVITÀ INTERNA-ESTERNA (o corpo astrale)

Dalla vitalità, l’osservazione soprasensibile sale a considerare una terza parte costitutiva dell’entità umana. Tale osservazione richiama l’attenzione non sul fenomeno della morte, come per la vitalità, bensì sul fenomeno del sonno. Tutto il lavoro umano, per quanto riguarda la sfera del visibile, si fonda sull’attività allo stato di veglia. Questa attività è però possibile solo quando l’uomo ricostituisca periodicamente per mezzo del sonno le sue forze esaurite. Nel sonno scompaiono l’azione e il pensiero; dolore e piacere si perdono per la vita cosciente. Come da una occulta misteriosa sorgente, al risveglio dell’uomo le forze coscienti risorgono dall’incoscienza del sonno. È la medesima coscienza che all’addormentarsi discende nelle oscure profondità e riemerge al risveglio. Ciò che ridesta continuamente la vita fuori dallo stato d’incoscienza è dal punto di vista della conoscenza soprasensibile la terza parte costitutiva dell’uomo: l’“attività interna-esterna” (o “corpo astrale”). Si tratta dell’anima, dato che “anima” appunto la forma della vitalità. Come il corpo fisico non può conservare la sua forma per mezzo delle sostanze e delle forze minerali che si trovano in lui, ma deve essere compenetrato dalla vitalità per conservarsi, così le forze del corpo eterico non possono di per sé illuminarsi con la luce della coscienza. Una vitalità che dipendesse solo da se stessa, dovrebbe trovarsi permanentemente in stato di sonno, cioè potrebbe intrattenere nel corpo fisico solo un’esistenza di pianta. Invece la vitalità desta è sempre illuminata da un’attività interiore-esteriore che è l’anima (o corpo astrale). Per l’osservazione dei sensi l’effetto dell’anima scompare quando l’uomo s’immerge nel sonno. Per l’osservazione soprasensibile, l’anima è invece sempre esistente, anche se appare separata o al di fuori della vitalità. In verità, l’osservazione dei sensi non riguarda l’anima, ma solo i suoi effetti su ciò che è manifesto; e questi durante il sonno non sono direttamente esistenti. Nello stesso senso in cui l’uomo ha in comune minerali il corpo fisico e con le piante la vitalità (o corpo eterico), così ha l’attività interna-esterna (o corpo astrale) in comune con gli animali. Le piante sono permanentemente in uno stato di sonno.

IO

La quarta parte costitutiva, che la conoscenza soprasensibile assegna all’uomo, non ha più niente di comune col mondo visibile che circonda l’uomo, ma è ciò che lo distingue di fronte agli altri esseri che vivono con lui. Questa quarta parte è ciò per cui egli è la corona della creazione a cui appartiene. Se l’anima (o corpo astrale) fosse lasciata a se stessa, si svolgerebbero in lui i sentimenti di piacere e di dolore e le sensazioni di fame e di sete, ma non si svilupperebbe la sensazione che in tutto ciò vi è qualcosa che permane. Ciò che permane, di per sé, non è l’“io”. L’io è il soggetto di tale permanere: l’io è ciò che sperimenta la sensazione di qualcosa che permane. Memoria e oblio rappresentano per l’“io” qualcosa di analogo a quel che veglia e sonno rappresentano per l’attività interna-esterna (o “anima”, o “corpo astrale”). Come il sonno fa scomparire nel nulla le preoccupazioni e i tormenti del giorno, così l’oblio distende un velo sopra le brutte esperienze della vita cancellando così una parte del passato. E come è necessario il sonno per il recupero delle forze vitali esaurite, così è necessario che l’uomo sopprima dalla memoria certe parti del passato, per poter affrontare nuove esperienze liberamente e senza preconcetti. Precisamente: dal dimenticare cresce in lui vigore per la percezione di cose nuove.

IMPORTANTE: in tutto il campo del linguaggio vi è un unico nome che per la sua essenza si distingue da tutti gli altri nomi: il nome “io”. Ogni altro nome può essere dato alla cosa o all’essere cui si riferisce da CHIUNQUE. “Io”, come indicazione di un essere, ha senso soltanto se quell’essere lo adopera per indicare se stesso. La parola “io” non può mai penetrare dal di fuori nell’orecchio di un essere umano come suo appellativo; solo l’essere stesso può applicarla a sé. “Io sono un io solo per me; per ogni altro sono un tu, ed ogni altro è per me un tu”. Questo fatto è l’espressione esterna di una verità di profondo significato. L’essenza propria dell’io è indipendente da tutto ciò che è esterno; per questa ragione non può essere chiamato col suo nome da niente che gli sia esterno. Le confessioni religiose, che coscientemente hanno conservato la loro connessione con la visione soprasensibile, chiamano la parola “io” il “nome impronunziabile di Dio” perché, quando si usa questa espressione, si allude proprio al fatto ora accennato. Niente di esterno ha dunque accesso a quella parte dell’anima umana di cui qui si parla. L’“io” è il “santuario nascosto” dell’anima, in cui può riuscire a penetrare solo un essere che sia della sua natura. “Il Dio che abita nell’uomo parla quando l’anima stessa si riconosce come io”.

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commenti

Samuele 04/02/2012 21:48

Caro Nereo, lo sfogo impressiona la mia anima conciliante, ma è talmente da pazzi quello che dici per l'ideologia dominante, talmente inascoltabile, che per assurdo, non riesce nemmeno a fare male,
vox clamantis in deserto, però meno male che ci sei. Viva la libertà coraggiosa che non ha bisogno di accdemie e consensi...

nereovilla 04/03/2012 12:53



Ti ringrazio Samuele. C'è una parte di me che non ha ancora imparato ad accettare che si arrivi a fatti come quelli in cui qualcuno sia talmente esasperato da imposte impostegli da
barbari da darsi fuoco...



Massimo Francese 04/02/2012 11:56

A commento del video "Mi fate schifo".
Mi sono purtroppo riconosciuto nel tuo "personaggio" e ancora ricado a volte in questi sfoghi. Mi aiuta ad uscirne la frase (se ben ricordo) di Paolo di Tarso:
non loro ma il Cristo che è in loro. Vale anche per me.
Massimo

nereovilla 04/02/2012 15:14



Idem! Un caro saluto.



Massimo Francese 04/02/2012 11:34

Caro Nereo,
grazie per questo scritto. L' ho letto due volte ma è così ricco di spunti di riflessione che mi accompagnerà fino a Pasqua, come preparazione alla "Resurrezione". L' ho salvato nella mia
biblioteca digitale e lo invierò venerdì ai miei pochi contatti se non hai nulla in contrario. Una cosa ci accomuna ancora: anch'io, ogni sera recito un Padre Nostro nonostante non frequenti da
quarant' anni la chiesa e non partecipi della religiosità popolare. E questo da quando ho superato, quindici anni fa, l' idea anarco-individualista per abbracciare un' idea di libertà infinitamente
più ampia, senza nulla rimpiangere.
C'è tanto da fare dentro quanto fuori, al lavoro dunque.
Un abbraccio
Massimo

nereovilla 04/02/2012 15:22



Se non hai nulla in contrario? Certo che no. Te l'ho detto: mi fai ingrassare come una bestia! :D :D :D!!! Comunque quelli sono per lo più appunti di tanti anni fa (presi qui e là da Steiner)
quando distribuivo queste cose agli amici: se vedi l'immagine del quadrato e del triangolo ti accorgi che erano scritti ancora con l'Olivetti 22 perché non c'era ancora internet in Italia! Ciao e
grazie! W i lavoratori dentro!



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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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