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16 novembre 2011 3 16 /11 /novembre /2011 13:15

Sul reddito di base (minimo vitale)
incondizionato e per tutti dalla nascita alla morte...

Avrei potuto parlare del minimo vitale anche senza accennare a coloro che lo avversano e dicono, per es., che Rudolf Steiner non concepisce reddito che non sia da lavoro. Però credo sia importante soprattutto oggi mostrare come alcuni sedicenti antroposofi operino, consapevolmente o no, contro l’antroposofia. In questo mondo di ladri, come dice la canzone, c’è oggi ancora molta paura dell’uomo-lupo, come dice l’altra canzone, così sono ancora molti coloro che si sentono in diritto di fermarsi a Hobbes dicendo “Attenti al lupo”…

Certo, non si può pretendere che al mondo siano tutti conoscitori delle idee economiche di Steiner, ma si può ragionevolmente pretendere che lo siano almeno quelli che si dichiarano tali, per esempio asserendo di descrivere “in un modo afferrabile per la scienza economica ortodossa le idee di Steiner” (Geminello Alvi, “L’anima e l’economia”, Ed. Mondadori, Milano 2005, pag. 296) al fine di “rimediare alla deprecabile trascuratezza” di coloro che “numerosi, da autodidatti, hanno dissertato” sulle sue conferenze, costituendo la “varia ma limitata cerchia di quanti adesso si professano suoi seguaci” “ma per lo più riuscendo solo in confusi esercizi di zelo, del tutto inutili a una efficace comprensione scientifica. Il risultato di questa frammentarietà, e d’un insistito dilettantismo, è che le idee economiche di Steiner sono dai più, nelle università o nell’economia, in Italia o all’estero, sconosciute prima ancora che trascurate” (ibid.).

Invece avviene sempre più che la cultura di questi eruditi universitari e sedicenti divulgatori scientifici sia creata e divulgata non dal loro libero spirito di ricerca ma da pregiudizi di tipo politico, che emergono in modo evidente se si ha la pazienza di leggere non una sola ma più opere di uno stesso autore di questo tipo.

Prendendo Alvi come prototipo dei sedicenti corretti divulgatori delle idee economiche di Steiner non voglio criticarlo dicendo che tende a proiettare nel mondo esterno la confusione che non riesce a dipanare in se stesso circa tutto il vasto bagaglio della propria erudizione universitaria, che tende forse a sostituire all’antroposofia. Il suo lavoro sull’etimologia di “economia” è per esempio apprezzabile, e così è per altre sue dichiarazioni. Dico solo che i fondamenti di quanto Steiner sostiene stanno in piedi non perché “lo dice Steiner” bensì perché hanno la facoltà di reggersi da sé. Chi conosce l’opera di Steiner sa che egli intendeva «introdurre “i principi della triarticolazione” nella vita sociale (vale a dire in quella culturale, giuridica ed economica), e non nella vita “politica”; sempre comunque ribadendo che “la triarticolazione è campata in aria senza l’antroposofia” (R. Steiner, “Come si opera per la triarticolazione dell’organismo sociale”, Ed. Antroposofica, Milano 1988, p. 205)» (Francesco Giorgi, “Antroposofia e politica”, Roma 27/06/2003, ospi.it).

Ora, se la “triarticolazione è campata in aria senza l’antroposofia”, ci si figuri quanto più lo sarebbe un risanamento della sfera culturale che prescindesse dalla stessa.

Tutto ciò che è campato in aria poggia non su logica di realtà ma su mera logica intellettuale, e «Steiner, sin dai primi anni della sua attività, “ha esortato a osservare il mondo”» (Francesco Giorgi, op. cit.) affinché la realtà fosse restituita all’uomo, dato che essa “non viene restituita né dal solo concetto né dalla sola percezione, ma dalla riunione o dalla sintesi dei due. Ciò implica, dunque, che si è nello spirito dell’antroposofia soltanto quando ci si arricchisce conoscendo il mondo e si arricchisce il mondo conoscendo sé stessi. Occorre quindi fare attenzione perché ci sono sì, da una parte, i tipi che vorrebbero servirsi dell’antroposofia per arricchirsi senza dover però conoscere (e arricchire) il mondo, ma ci sono pure, dall’altra, i tipi che vorrebbero servirsene per arricchire il mondo (per renderlo “migliore”) senza dover però conoscere (e arricchire) se stessi; e sono appunto quest’ultimi che, nell’incapacità di sperimentare la “concretezza” o la “praticità” dell’impegno spirituale, cercano spesso un compenso nella concretezza o nella pratica dell’impegno politico» (ibid.).

Ciò premesso, vengo ora all’idea di minimo vitale o RdB (Reddito di Base).

“Gli anticapitalisti, essendo presuntuosi non meno che ignoranti” - scrive Geminello Alvi - “non si sono accorti che il trionfo cinese asseconda le loro peggiori vanità. Ma, appena se ne accorgeranno, reclameranno subito quella congiura degli uguali che è la pretesa di un reddito garantito e senza lavoro, elargito alla loro vanità e tassando” (Geminello Alvi, “Il capitalismo”, Venezia 2011).

Usando questo stesso linguaggio politico-ideologico non potrebbe allora essere una “congiura degli uguali” anche quella del 2003 per il “sottoprogetto didattico” di Alvi per la scuola (G. Alvi, “Una moneta per la scuola”) di 37,75 milioni di euro provenienti dalle casse dello Stato, e quindi anch’essi ottenuti “tassando”? Forse non ho capito bene il “sottoprogetto” e quei milioni provenivano di tasca sua e non dallo Stato?

(continua nel file PDF: ).

 

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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