Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
Fonte: "La Fantasia
morale"
e "Aggiunta alla 2ª Ed. (1918)",
Cap. 12° de "La filosofia della libertà" di R. Steiner
Traduzione libera e note di Nereo Villa
La fantasia morale, ovvero: darwinismo e moralità
Lo spirito libero agisce secondo intuizioni proprie, scelte dal complesso del proprio mondo d’idee.
Non così per lo spirito non libero, il quale da questo trae intuizioni da porre a base di un'azione secondo
oggetti di percezione rilevati da esperienze passate: prima di decidere il da farsi, egli si regola ricordando ciò che hanno fatto o approvato altri o che Dio ha comandato in un caso
analogo.
Invece per lo spirito libero queste premesse non sono i soli incentivi all'azione, così che egli decide
innanzitutto da sé, importandogli di meno ciò che altri hanno fatto o hanno ordinato di fare in quel caso.
Lo spirito libero ha ragioni puramente immateriali (cioè ideali) che lo determinano a scegliere dalla somma
dei suoi concetti un dato concetto e a tradurlo in azione, anche se la sua azione apparterrà alla realtà percepibile (solo ciò che compie coincide dunque con quel determinato contenuto
percettivo): il concetto deve attuarsi in quel particolare caso concreto ma, in quanto concetto, non potrà ovviamente contenere quel caso, e ci si potrà riferire a questo solo nel modo in cui, in
genere, un concetto si riferisce ad un oggetto di percezione, così come, ad es., il concetto di leone a un singolo leone.
Il termine intermedio fra il concetto e l’oggetto di percezione è la rappresentazione.
Allo spirito non libero questo termine intermedio è dato a priori, e nella sua coscienza i motivi d’azione
si trovano fin da prima come rappresentazioni. Quando vuol fare qualcosa, si regola in base a ciò che ha visto fare da altri, o a ciò che gli è stato ordinato di fare in quel caso singolo.
L’autorità è quindi massimamente efficace per lui sotto forma di esempi, che trasmettono alla sua coscienza quei precisi modi di agire. Il cristiano agisce secondo il modello del Redentore e meno
secondo dottrina [non così per il cattolico nato cattolico e mai diventato cristiano che è ancora dogmatico nel suo agire - nota del curatore].
Le regole valgono per l'astensione da determinate azioni, non per azioni imposte, dato che le leggi
prendono la forma generale di concetti solo se vietano azioni, non se le prescrivono, anche se queste sono date allo spirito non libero in forma materiale: pulisci la strada davanti alla porta di
casa! Paga le tue imposte in questa determinata misura all'esattoria! Ecc. Hanno invece forma di concetto le leggi che impediscono certe azioni: non rubare! Non commettere adulterio! Ma anche
queste leggi agiscono sullo spirito non libero soltanto per via di richiami a rappresentazioni materiali, per esempio, di pene molto concrete, o del rimorso di coscienza o della dannazione
eterna, ecc.
Se l'impulso ad agire lo si ha in forma di concetto universale (per esempio: fa il bene al prossimo tuo!
Vivi in modo da favorire quanto puoi il tuo benessere!) occorre trovare innanzitutto in ogni singolo caso la concreta rappresentazione dell'azione (il rapporto del concetto con un contenuto
percettivo).
Questa concreta traduzione del concetto in rappresentazione per lo spirito libero, mai mosso da esempi o da
paura di pene, ecc., è sempre necessaria.
Dalla somma delle nostre idee sappiamo produrre rappresentazioni concrete innanzitutto mediante
immaginazione (fantasia).
Ciò che dunque occorre allo spirito libero per affermarsi attuando le sue idee è l’immaginativa morale
(fantasia morale).
L’immaginativa morale è la fonte dell'azione dello spirito libero. Per questo motivo solo chi ne è dotato è
moralmente produttivo.
I meri predicatori di morale, cioè chi si fabbrica regole etiche, senza poterle condensare in
rappresentazioni concrete, sono moralmente improduttivi. Somigliano ai critici che sanno spiegare con competenza come debba essere fatta un'opera d'arte, ma sono essi stessi incapaci di qualsiasi
produzione artistica (continua).