L'idea di giustizia di Caifa è spiegata nei Vangeli: "Meglio che un solo uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione". Da questa idea derivò
la crocifissione, cioè la massima ingiustizia della storia universale.
Ebbene, la percezione anticapitalista poggia su questa idea fino al punto da complimentarsene secondo l'assunto democratico per cui "la parte è minore del
tutto"!
Cosa altro è l'anticapitalismo se non invidia?
L'invidia induce al tornaconto, e il tornaconto è sempre preceduto da una comparazione. Ora, quando si organizza in comparazione colletiva l'invidia, la si crede, e
la si chiama ANTICAPITALISMO; ma è soltanto la variante plurale del capitalismo, il quale consiste anch'esso d'invidia, ma singola.
Moralmente, l'anticapitalismo, cioè la plurale organizzazione dell'invidia, è un vizio più spregevole, perché dell'invidia il singolo, almeno, si vergogna. Invece,
riunito in un movimento agli altri, cogli altri si giustifica senza vergogna. Di qui la sua natura ringhiante.
L'invidia collettiva, perdendo la vanita', che è almeno un vizio simpatico, è ossessa.
Gli anticapitalisti sono i più ipocriti complici di ciò che più odiano; della qual cosa tanto il capitalismo in Cina, pilotato dal Partito comunista, quanto i
lavoratori tassati nella commedia dell'euro, danno amplia prova.
Ecco perché l'anticapitalismo è senza testa, è ignoranza essenziale.