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19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 10:06

[continuum da "La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia", 1ª conf di Zurigo del 24/10/1919]

 

[...] Chi si sia fatto un'idea generale della più recente storia dell'evoluzione umana, troverà presto conferma di ciò che i saggi osservatori della vita sociale hanno espresso con sufficiente insistenza - benché solo quelli saggi. C'è un'opera del 1910 di cui si potrebbe dire che contiene alcune delle migliori idee scaturite da una vera comprensione delle condizioni sociali. È il libro di Hartley Withers: "The Meaning of Money" (Il significato del denaro).

 

In quest'opera si ammette abbastanza apertamente qualcosa che dovrebbe essere chiaro a chiunque si accinga ad occuparsi del problema sociale. Withers dice fuori dai denti: il modo in cui al giorno d'oggi le situazioni creditizie, patrimoniali e finanziarie figurano nell'organismo sociale è talmente complicato che finisce per disorientare se si vuole
analizzare in maniera logica le funzioni di credito, denaro, lavoro e via dicendo nell'organismo sociale. È praticamente impossibile procurarsi ciò che è necessario per capire davvero e per seguire in modo intelligente le cose che avvengono all'interno dell'organismo sociale.

 

E quanto viene espresso da un interlocutore così sagace viene avvalorato da tutto il pensiero storico sul problema sociale che possiamo seguire in questi ultimi tempi, sulla cooperazione sociale, soprattutto economica, degli uomini.

 

E che cosa abbiamo visto? Da quando sotto un certo aspetto la vita economica ha smesso di essere organizzata in modo istintivo-patriarcale, da quando è stata resa sempre più complessa dalla tecnica e dal capitalismo moderni, si è sentito il bisogno di riflettere su questa vita economica e di farsene delle idee allo stesso modo in cui lo si fa nella
ricerca scientifica, come avviene nel lavoro scientifico. E si è visto come negli ultimi tempi siano sorte delle opinioni sulla cosiddetta economia politica, come quelle dei mercantilisti, dei fisiocrati, quelle di Adam Smith e così via, fino a Marx, Engels, Blanc, Fourier, Saint-Simon e ai contemporanei. Che cosa è emerso nell'andamento del pensiero in fatto di economia politica?

 

Si può volgere lo sguardo a quella che era, per esempio, la scuola mercantilista o a quella fisiocratica dell'economia politica, ai contributi dati da Ricardo, il maestro di Karl Marx, all'economia; si possono prendere in considerazione diversi altri economisti e si finirà sempre per concludere che questi personaggi volgono lo sguardo a questa o a quella corrente presente nei fenomeni. Da questa corrente parziale cercano di ricavare determinate leggi in base alle quali plasmare la vita politico-economica.

 

Si è sempre visto che quello che si trova sotto forma di "leggi", in base al modello delle idee scientifiche degli ultimi tempi, si adatta ad alcuni fatti di economia politica; ma altre realtà dell'economia si rivelano troppo vaste per poter essere racchiuse in queste leggi. Le opinioni emerse nel XVII, nel XVIII e agli inizi del XIX secolo, che pretendevano di trovare le leggi in base alle quali plasmare la vita economica, si sono sempre rivelate unilaterali.

 

Poi è emerso qualcosa di molto, molto strano. L'economia politica è diventata finalmente "scientifica". È stata annoverata fra le nostre scienze universitarie ufficiali e si è cercato di studiare anche la vita economica con tutti gli strumenti della ricerca scientifica. E dove si è arrivati?

 

Vediamo dove sono arrivati Roscher, Wagner e altri: ad uno studio delle leggi economiche che non osa più sviluppare delle norme e degli impulsi volitivi davvero in grado di intervenire nella vita economica per darle una forma. Si potrebbe dire che l'economia è diventata puramente "contemplativa", speculativa. È in fondo arretrata di fronte a quello che si potrebbe definire un "volere sociale". Non è giunta a delle leggi che possano incidere sulla vita così che questa vita umana possa svolgere un'azione plasmante nella vita sociale.

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18 dicembre 2011 7 18 /12 /dicembre /2011 12:00

cretino.jpgCome nell'economia il valore non è altro che l'apparire della natura attraverso il lavoro umano, così nel parassitismo il valore non è altro che l'apparire della furbizia attraverso lo sgambetto. Questa volontà di apparire attraverso lo sporcare qualcuno nell'onore e nella moralità, in Sicilia si chiama "mascariamento": mascariare qualcuno è l'equivalente italiano di calunniare ma in senso più forte, cioè attraverso logica che poi a conti fatti si dimostra antilogica. Oggi il mascariamento si affaccia nel mondo politico come neologismo della commistione fra mafia e politica, ed è l'azione tipica di chi prepone l'apparire all'essere.

Non sto esponendo qui solo la dinamica di un mero fatto psicologico dell'ultima ora (cioè relativo al tentativo di mascariamento dell'avv. Marra, fatta da un arrivista) (cfr. http://youtu.be/0hDF28KlIdc), ma anche quella di un fatto storico di circa 43 anni fa, dato che il fondamento legale del mascariamento già lo avemmo, per es., nel decreto-legge del 15/12/79, n. 625 (Gazzetta Ufficiale, 17/12/79, n. 342: "Misure urgenti per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica", convertito poi nella legge 6/2/80, n. 15, Gazzetta Ufficiale, 7/2/80, n. 37), l'"etica" del quale incitava ed incita al... tradimento.

 

Fummo allora di fronte all'aspetto formale della "legalità" che, mediante parvenza, conferiva legalità al tradire. Il retroscena interiore di tale ricorso al "pentitismo" muoveva in tal modo incosciente il legislatore verso una direzione colludente col subumano. Direzione estranea alla tradizione occidentale del diritto, ma non estranea all'attività interiore violante ogni logica: in quanto dilaniata da mille contraddizioni (Violante appunto creò quella legge, e mai un cognome fu così azzeccato).

 

La suddetta legge restò così, per me, l'immagine speculare dell'odierna DODI&C, acrostico da me creato per caratterizzare il Corporativismo Dove Ogni Deficiente Impera, in cui si riflette il destino di un intero popolo di schiavi italioti, luminoso quanto al passato ed alle potenzialità inespresse, ma ancora tenebroso e oscuro in quel lato di sé dove l'Italia potrebbe avere il privilegio di incontrare un limite sconosciuto ad altri, che da sempre sollecita prove di fedeltà, fraternità e perdono come momento trascendente gli interessi di ogni partitocratico gregarismo. Infatti, la funzione del diritto non dovrebbe forse essere quella di conciliare i contrasti, con la sua certezza pacificare gli animi, anziché produrre continue divisioni, paure ed odio?

 

Invece no. Oggi il subumano è penetrato perfino nelle forze giovanili di chi per apparire salvatore della Patria dai problemi del signoraggio bancario, mostra di combatterli e di risolverli non solo attraverso lo stesso statalismo che li legalizzò col monopolio delle banche emittenti, ma attraverso ignobile mascariamento finalizzato al mero ottenimento di visibilità, grazie alla visibilità di altri combattenti come lui ma da lui traditi! Qui siamo nella malattia mentale.

Parvenza formale e forma sono due diverse realtà. Chi non le distingue sostituisce la ragione con l’architettura delle frasi, dato che la ragione confuterebbe il suo dire e il suo agire. L’assonanza relazionale tra gli enunciati senza possesso della relazione, per mancanza di connessione ideativa nel contenuto, e di inerenza nella forma, è tipica di depistatori o di espositori che hanno una pseudo dottrina da affermare insieme ad una insufficienza di pensiero da nascondere o un’alterazione mentale da esprimere.

 

Sorge la domanda: come mai la maggior parte dei giovani che si mettono in mostra per combattere il problema del signoraggio bancario dimostrano di essere essenzialmente alienati?

 

Un uomo di ritorno dall'ultima visione di un telegiornale, e quindi del sangue sparso da suoi simili a causa di questa o quella guerra o crisi o suicidio, ecc., potrebbe chiedersi: "Cosa conduce il genere umano a tutto ciò?".

 

La risposta è che siamo arrivati alla peggior condizione di globale inedia, distruzione, follia e paure ossessive che la storia umana abbia mai conosciuto; d'altra parte, nessuno può consolarsi al pensiero che se i Rothschild o Hitler, o i più criminali al mondo non fossero vissuti, tutto sarebbe andato bene. Le tragiche sofferenze di milioni di esseri umani non furono e non sono mai causate da un singolo uomo, gruppo o nazione. Esse sono sempre il risultato di una disposizione collettiva verso la vita - profondamente radicata - secondo la quale l'esistenza è innanzitutto una contesa di forze, come qualcosa che viene deciso dalle leggi della meccanica.

 

Là, dove la violenza si scontra con la violenza, alla fine l'uomo deve necessariamente soccombere. Di conseguenza, il credere che la vita umana sia soprattutto una contesa fra entità conflittuali può solò avere come logica conclusione un atteggiamento negativo verso la vita, il pessimismo filosofico e la tendenza all'insuccesso. Oppure può anche spingere verso il collettivismo; perché sembra ovvio che l'unica possibilità che gli uomini hanno di opporsi con successo al potere della natura è quella di cooperare completamente con l'umanità di intenti. Così il materialismo scientifico portò inevitabilmente al collettivismo sociale ed il marxismo al comunismo totalitario.

 

Oggi la logica che si impone è quella dell'essere visibili, dell'apparire, della parvenza, vale a dire della civiltà della menzogna. Non conta come io appaia, conta solo che io appaia perché il "fine giustifica i mezzi", quindi non sto neanche a riflettere se devo tradire un compagno di lotta o un collega o un amico! Opto per il mascariamento ache se costui fosse Gesù Cristo. Tanto oggi ciò che conta è essere visibili, essere personaggi pubblici, essere famosi, anche a costo di essere famigerati.

 

Una volta compreso che il fine essenziale della mia vita è la progressiva realizzazione del mio potere, che mi importa del mascariamento di questo o di quel mio simile? Nulla. Tanto il mio fine di "salvare la mia Patria dal signoraggio bancario" è giusto, quindi non mi faccio scrupoli nel fare sgambetti ai miei simili.

 

Ciò che sfugge in questa mancanza di riflessione è che ogni mezzo ingiusto rende iniquo qualunque fine giusto.

 

La patologia di questo novello "patriottismo" delinquenziale che lotta, appunto, per la "Madre Patria", è riconducibile, in senso psichiatrico, a conflitti irrisolti col "pater" o con la "mater", vale a dire a figure genitoriali inadeguate o poco sensibili.

 

La maggior parte dei complessi psicologici ha origine nell'infanzia o nella giovinezza, perché a quell'epoca giungono i primi shock che colgono il ragazzo impreparato o condizionato negativamente da una concezione della vita "forza-contro-forza" derivante dai suoi genitori o insegnata a scuola.

 

Come nella prima infanzia del ragazzo la madre con la sua cura amorevole nasconde, e nello stesso tempo svela, l'autorità del principio paterno della Legge, così la Grande Madre universale - nel cui grembo gli intellettuali bramosi di potere dialettico cercano di perdere il loro senso di forma individuale tanto sovrabbondante quanto irrealizzata - nasconde e svela la Volontà del Legislatore Supremo. Così, chiunque parli con enfasi della realizzazione del suo o altrui destino mediante leggi, mostra di aver trasformato una sua immagine genitoriale (paterna o materna) in una Legge Cosmica o in un Legiferatore. E chiunque magnifichi in tal senso un'ideologia nozionistico-dogmatica rivela una collettivizzazione e un'estensione della sua immagine genitoriale opposta, dietro cui si può vedere il profilo di un universalizzato principio patriottico del Padre o della Madre Patria.

 

In definitiva la Grande Madre e il Padre Universale possono assumere un'ampia varietà di forme a diversi livelli.

Non voglio dire che tutte queste forme siano solo espressioni di complessi materno e paterno in senso negativo. I processi con cui si rendono universali e trascendenti le funzioni genitoriali sono, anzi, non solo validi, ma essenzialmente necessari per l'evoluzione complessiva della coscienza e delle potenzialità umane.

 

Quando però si scopre il "signore" del "signoraggio" come la nozione più importante da capire per risolvere i problemi della "questione sociale" e l'egoismo dell'egoità si fa egotismo col sopraggiungere della pigrizia conoscitiva (perché: "io ho capito tutto, e lo so io come aggiustare il mondo"), l'elemento biologico anziché innalzarsi al mentale-spirituale, per incontrare la discesa dello spirito creativo che è un fattore "ideodinamico" universale, si fa paternalismo, il medesimo che generò traumi infantili o shock.

 

A questo punto, si aprono solo due prospettive: se la funzione genitoriale femminile del paternalista egotico è più forte del dovuto, l'obiettiva comprensione della situazione si dissolve in un senso di confusione e di dipendenza da una guida, generato dal timore di forze che sembrano soverchianti. Se, d'altra parte, la funzione genitoriale maschile si è accresciuta a spese di quella femminile, il potere teorico e tecnico di analisi obbiettiva domina così tanto la facoltà di adattamento immediato alle situazioni concrete della vita, che non si riesce a vedere alcuna soluzione pratica atta a far fronte con successo al bisogno personale del momento. Di conseguenza l'impostazione interiore è cristallizzata e viziata dal complesso paterno, ansioso di scoprire un ordine perfetto, un Piano Legale Universale e onnicomprensivo, relativo al "posto del destino" del paternalista egotico.


Se il padre reale fu prepotente o tirannico, l'individuo potrà avere un altro tipo di complesso; tremerà davanti all'autorità e si sentirà incapace di considerare la sua individualità come sua propria, e vedendovi un modello rigido, immobile, che regge ogni suo sentimento e agisce come un sostituto, affronterà la vita con dogmi, e le situazioni con regole fisse, l'amore con precetti etici eteroimposti. In lui, la fonte di creatività spirituale diventerà assolutamente arida.

Un intero libro si potrebbe scrivere sulle dinamiche psicologiche di questi cretini... cioè questi ammalati di protagonismo che fanno il male col fine di sconfiggere il male...

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 16:39

Prima conferenza - La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia - Zurigo, 24 ottobre 1919

 

Chi oggi riflette sulla questione sociale dovrebbe aver ben chiaro che attualmente, in base alle lezioni forniteci dai fatti violenti degli ultimi tempi, questa non può più essere vista come una qualsiasi questione partitica, come una questione che scaturisce unicamente dalle rivendicazioni soggettive di singoli gruppi di uomini, ma che va intesa come una domanda posta all’umanità intera dallo svolgimento stesso della storia.

 

Quando parlo dei fatti decisivi che devono portare a questa visione, mi basta far notare come da oltre mezzo secolo il movimento proletario socialista abbia continuato a crescere. E di fronte alle idee che sono venute alla luce in questo movimento socialista operaio ci si può porre in atteggiamento di critica o di approvazione, a seconda delle proprie opinioni e delle proprie condizioni di vita, ma bisogna comunque prenderlo come fatto storico da considerare in maniera oggettiva.

 

E chi esamini gli ultimi terribili anni della cosiddetta guerra mondiale, non potrà nascondersi – pur vedendo qua e là delle cause e delle ragioni di altro tipo per questi orribili avvenimenti – che in definitiva sono state in gran parte le rivendicazioni sociali, i contrasti sociali a produrre questo orrore; e non potrà nascondersi che, proprio adesso che stiamo uscendo provvisoriamente da questi terribili eventi, emerge con estrema chiarezza come in gran parte
del mondo civile la questione sociale appaia come un risultato di questa cosiddetta guerra mondiale. Ma se appare come un risultato di questa cosiddetta guerra mondiale, allora non c’è dubbio che fosse già presente all’interno di questo conflitto.

 

A questo punto chi osservi i fatti in questione solo dal punto di vista immediato, che spesso è poi quello personale, come è così frequente al giorno d’oggi, chi non sia in grado di ampliare i propri orizzonti passando ad una considerazione generale degli eventi umani, non riuscirà a tenerli in giusto conto.

 

Ed è questo ampliamento degli orizzonti a cui mira il mio libro I punti essenziali della questione sociale, che dev’essere sviluppato soprattutto per la Svizzera mediante la rivista Soziale Zukunft che viene pubblicata qui a Zurigo.

Ora va detto che la maggior parte delle persone che oggi parlano della questione sociale vede in essa prima di tutto una questione economica. Sì, dapprima non vi vede nient’altro che una questione di pane e al massimo, e i fatti lo dimostrano fin troppo chiaramente, una questione di lavoro umano: una questione che riguarda il pane e il lavoro quotidiani.

 

Proprio volendo trattare la questione sociale come una questione di pane e di lavoro, bisogna rendersi conto che l’uomo riceve il pane perché è la collettività umana a produrlo e che la collettività umana può produrre questo pane solo se viene svolto del lavoro. Ma il modo in cui si deve lavorare dipende, sia complessivamente sia nei particolari,
dal modo in cui è organizzata la società umana, un qualsiasi territorio circoscritto di questa società umana, per esempio uno Stato.

 

E chi riesce ad ampliare la propria visuale si accorgerà presto che anche solo un pezzetto di pane non può aumentare o diminuire di prezzo senza che si producano enormi cambiamenti nell’intera struttura dell’organismo sociale. E anche chi osservi il modo in cui il singolo interviene nell’organismo sociale con il proprio lavoro vedrà questo: se il singolo individuo lavora anche solo un quarto d’ora in più o in meno, questo si ripercuote sul modo in cui la società di un settore economico circoscritto dispone di pane e denaro per il singolo. Da ciò vedete che anche volendo considerare la questione sociale solo come questione di pane e di lavoro si arriva subito ad un orizzonte più ampio.

In queste sei conferenze voglio parlare dei vari ambiti di questo orizzonte più ampio. Oggi ho intenzione di fare una specie di introduzione.

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 12:07

A cura di Nereo Villa [testo in grassetto del curatore]

 

La vita sociale è costituita da tre sfere ben distinte fra loro, dato che in ciascuna di esse l’uomo può fare esperienze del tutto diverse. La prima sfera Steiner la chiama “vita spirituale”, in italiano forse meglio “vita culturale”. Qui gli uomini sperimentano i propri talenti individuali, la creatività della loro libertà interiore. Il polo opposto è rappresentato dalla “vita economica”, in cui gli uomini si dedicano al soddisfacimento dei loro bisogni. In questo settore dipendono dall’aiuto reciproco, dallo spirito di solidarietà. Un terzo ambito della vita sociale, la “vita giuridica”, ha il compito di ricreare sempre di nuovo il giusto equilibrio fra libertà individuale e solidarietà collettiva. Questo avviene nell’esperienza dell’uguaglianza come uomini, della parità di dignità, in base alla quale ogni uomo può far valere gli stessi diritti e gli stessi doveri nei confronti di chiunque altro.

Nella vita sociale del giorno d’oggi l’onnipotenza dell’economia si è imposta ovunque, valendosi del suo braccio destro che è il denaro. L’economia ha inglobato sia lo Stato che la cultura; ha strappato alla vita culturale l’amministrazione del capitale e dei mezzi di produzione – in altre parole: lo spirito è diventato sempre più impotente di fronte alle necessità oggettive dell’economia. Per risanare la vita sociale, occorre restituire alla vita culturale la gestione del capitale. Solo così è possibile riconoscere e apprezzare i talenti individuali, mettendo a disposizione di chi è portato per una determinata attività sia il capitale, sia i mezzi di produzione. Essere “dotato” non significa solo avere la capacità di realizzare o produrre qualcosa, ma soprattutto di farlo al servizio della società.

Per quanto riguarda la vita giuridica, nel suo strapotere l’economia si è appropriata anche della regolamentazione del lavoro, ha imposto con violenza un pagamento, una rimunerazione del lavoro. Ma in sé e per sé il lavoro umano non ha niente a che fare con la vita economica. Solo il risultato del lavoro in quanto separato dall’uomo, solo la merce o la prestazione come tali giocano un ruolo all’interno dell’economia. Gli interessi economici non devono mai determinare quanto e come un essere umano lavora.

Quel che si fa con il lavoro viene fatto direttamente al “lavoratore”, all’uomo stesso. Una retribuzione del lavoro equivale ad una umiliazione del lavoratore, che in tal modo viene pagato come una merce e non trattato come un essere umano. Quando ad essere pagato è il lavoro in quanto tale, e non il suo risultato, si crea una costrizione esistenziale al lavoro che, per mancanza di una motivazione positiva e altruistica, può solo arrecare danni incalcolabili all’economia.

Come l’amministrazione del capitale deve tornare in mano alla vita culturale, così in un organismo sociale sano tutta la regolamentazione del lavoro va affidata alla vita giuridica.

In queste conferenze Rudolf Steiner fa notare che, nonostante nella società moderna vi siano abbastanza leggi e regolamenti, non esiste più l’esperienza del diritto, che è “caduta in un buco”. In pratica la società moderna non offre agli uomini nessuna occasione di confrontarsi fra loro come pari, come esseri umani in quanto tali. Anche quando alcuni uomini conversano tra loro, magari parlano di sport, di politica, di donne o di qualunque altro argomento, senza accorgersi che non si stanno rapportando gli uni agli altri come “esseri umani” uguali, ma come “uomini maschi”.
E lo stesso vale per le donne. Gli uni e gli altri farebbero l’esperienza dell’uguaglianza della dignità umana, dei pari diritti e doveri solo se parlassero del mondo interiore dell’essere umano, dei suoi sentimenti e delle sue emozioni.
Uno dei compiti più urgenti nella formazione del sociale è il recupero dell’incontro tra uomo e uomo, cioè della sfera giuridica, dell’esperienza puramente umana di ciò che è “legittimo” e “giusto” fra persona e persona.

Nella vita culturale è il pensiero dell’uomo ad occupare una posizione di primo piano. Alla base di ogni talento, di ogni capacità c’è l’idea di come realizzare al meglio qualcosa.
Nella vita economica è la volontà ad essere in primo piano, lì l’uomo deve assumere un’occupazione e agire.
Però l’essere umano è dotato anche di sentimento, non solo di pensiero e volontà. E il senso del diritto, della giustizia è scomparso proprio per il fatto che nella società moderna in quanto tale alla vita del sentimento non è data la possibilità di esprimersi. Ma un atteggiamento che tenga conto della dignità umana, gli uomini possono viverlo solo tramite il sano sentimento, tramite la sensibilità umana nel rapporto diretto fra simili, per poi esprimerlo sotto forma di leggi.
Ciò che va riscoperto è la coscienza di quanto viene provato nell’incontro fra uomo e uomo, di quanto viene sentito e vissuto in termini di giustizia o ingiustizia.

Un esempio attuale: a livello mondiale, come reagiscono dal punto di vista emotivo le varie persone alle caricature del profeta Maometto apparse sui quotidiani europei? Il mondo occidentale conosce solo una reazione della mente e una della volontà, ma non una del cuore o del sentimento. La mente dice: esiste piena libertà di espressione, da noi c’è piena libertà di stampa; oppure: ci sono delle regole comunemente accettate di “political correctness”. La volontà dice: nessuno può limitare la mia libertà, oppure: con queste caricature mettiamo a repentaglio la vita dei nostri ostaggi. Ma cosa avviene se queste caricature offendono il più profondo sentimento religioso di centinaia di milioni di persone? Cosa succede se queste persone vivono la propria dignità umana come una sola cosa con i loro valori religiosi e si sentono disprezzate come esseri umani nel momento in cui si manca di rispetto alla loro religione? Si ha il diritto di ignorare o addirittura di ferire il senso di dignità umana di così tanta gente? Con la sua mente illuminata, chi è privo di un forte senso di giustizia e di ingiustizia non farà altro che rimproverare un’incontrollata emotività a chi prova tali sentimenti.

Il recupero della vita giuridica vera e propria presuppone da parte sua che la vita culturale ritrovi la propria autonomia. In queste conferenze Rudolf Steiner illustra in modo incisivo come nella società moderna una componente della vita culturale – la ricerca scientifi ca, l’educazione statale, la sociologia, le scienze economiche - sia diventata in tutto e per tutto dipendente dall’economia. Un’altra fetta della cultura – la religione, l’arte e la cosiddetta morale - è rimasta, sì, indipendente dall’economia, ma ha dovuto pagare questa autonomia con una totale impotenza nei confronti della vita. Morale, arte, religione si sono sempre più estraniate dalla vita, sono diventate sempre più inadeguate nei suoi confronti, poiché si sono sempre più ritirate da essa confinandosi all’ambito della cosiddetta “vita privata”.

La soluzione, semplice ma non facile, è questa: tutta la vita culturale dev’essere affrancata da quella giuridica e da quella economica, dev’essere amministrata autonomamente, secondo le sue proprie condizioni di vita. Questo vale in prima linea per l’educazione: l’essere umano non può essere educato in modo tale da essere un buon servitore dello Stato o dell’economia senza che questo produca danni incalcolabili per la società a tutti i livelli. Viceversa, il senso e il compito dell’educazione consistono nel mettersi al servizio dell’uomo, di ogni singolo individuo nella sua unicità.

Nella quarta conferenza, in cui viene descritta la vita culturale, è l’uomo come individuo libero ad occupare una posizione di primo piano, nell’ultima è l’umanità intera come organismo unitario, in cui ogni uomo vuol sempre più inserirsi. Per rimediare ai danni prodotti dalla cosiddetta globalizzazione è necessario che all’economia mondiale si affi anchino un diritto e una cultura mondiali. La duplice disumanità dell’economia odierna globalizzata si manifesta nel suo farsi sempre più ingiusta nei confronti dell’uomo – per esempio nella crescente militarizzazione della vita che annulla il singolo individuo – e sempre meno umana nei confronti della natura – per esempio nel materialismo che depreda e avvelena l’ambiente. L’umanità intera potrà avere giustizia solo quando un diritto veramente internazionale diventerà più forte di tutti i poteri di questo mondo. E il vicolo cieco del materialismo potrà essere superato solo da una scienza dello spirito che racchiuda in egual misura l’uomo e la natura.

A questo punto si potrebbe chiedere: ma come si fa? Queste idee, queste teorie possono anche sembrare molto belle, ma non si tratta di un’utopia bell’e buona?

L’elemento incoraggiante delle idee di Steiner consiste proprio nel loro rimandare a forze reali, effettivamente presenti in ogni uomo, per quanto inconscie o assopite. Questi pensieri portano in sé la forza necessaria per intervenire nella vita, per plasmarla a misura d’uomo in tutti i suoi campi. Ogni attività umana comincia con la presa di coscienza, con la comprensione in chiave di pensiero. Mettersi ad agire senza idee non è pratico, non fa altro che produrre ancora più confusione e disumanità. La caratteristica positiva e ottimistica delle idee di Steiner qui esposte sta proprio nel fatto che chiunque le può pensare, capire davvero e mettere in pratica subito là dove si trova, con sempre più energia giorno dopo giorno.

Ma è qui che sorge quello che forse è lo scoglio più insidioso per la vita moderna. Da un lato, nell’era della democrazia, nessuno vuol essere manovrato dall’esterno. L’uomo libero vive la sua dignità nella capacità che ha di agire in base alle sue convinzioni individuali. Ma questo significa nel contempo che l’unica via per un rinnovamento della vita sociale è quella che passa per la testa del singolo individuo. D’altro canto, una profonda illuminazione di questa testa non può avvenire col fatto che qualcuno preme un pulsante dall’esterno e neppure in un battibaleno all’interno. In questo modo si spiega l’impazienza di tante autorità, di tante potenze costituite, che cercano di eludere la mente dell’individuo valendosi della legge dello Stato o della costrizione dell’economia. Vogliono imporre ciò che fa loro comodo o che ritengono giusto diventando così sempre più patriarcali e anacronistiche. Così facendo sono a loro volta costrette ad esercitare il loro potere in maniera sempre più disumana, poiché sempre meno riescono a conquistare il cuore del singolo individuo. E come potrebbero farlo, dato che calpestano proprio l’elemento più sacro, il singolo uomo nella sua dignità e libertà?

È trascorso quasi un secolo da quando Steiner ha tenuto queste conferenze. Si potrebbe pensare che ci sia stato tempo a suffi cienza per mettere in primo piano la formazione della coscienza individuale, che qui viene richiesta con urgenza. Eppure in tutta onestà dobbiamo dirci che perfino coloro che hanno abbracciato la scienza dello spirito di Rudolf Steiner hanno fatto tragicamente pochi passi in questa direzione. E non si può in nessun modo accampare la scusa che i fenomeni di quell’epoca, che Steiner cita in queste conferenze, non siano più attuali. Proprio per il fatto di non essere più attuali da un punto di vista esteriore, questi eventi hanno per noi oggi due vantaggi decisivi: da una parte, grazie alla distanza dal punto di vista storico-politico, possono essere capiti con maggiore spassionatezza e obiettività - la storia può qui davvero diventare maestra di vita. Dall’altra parte, tutti i fenomeni storici a cui fa riferimento Steiner possono essere intesi come sintomi della situazione odierna dell’umanità, poiché questa nei suoi tratti essenziali non differisce quasi per niente da quella di allora. Le idee fondamentali della “triarticolazione” sono soltanto diventate ancora più attuali e urgenti di allora.

Ma se le cose stanno così, perché Rudolf Steiner non si è impegnato fin dall’inizio in ambito sociale? Come mai per tutti gli anni prima della guerra ha coltivato la sua scienza dello spirito quasi esclusivamente per teosofi o antroposofi, ai margini della vita e in maniera elitaria? Non avevano ragione quelli che sostenevano che occupandosi del sociale dopo la guerra aveva abbandonato la retta via? Non erano pochi quelli che non lo potevano o volevano seguire: nell’impegno sociale di Steiner vedevano addirittura una contaminazione della scienza dello spirito. Sostenevano che quest’ultima può mantenersi pura solo se la si coltiva nell’ambito protetto della vita privata.

Nel percorso personale dello stesso Steiner, nella sua biografia, vediamo esprimersi una legge fondamentale della vita e dell’evoluzione: ogni cosa compiuta dall’uomo deve avere origine nel pensiero. Non è possibile tralasciare la conoscenza, la formazione della coscienza e lo studio senza arrecare gravi danni alla vita stessa. Considerando anche solo le idee fondamentali della triarticolazione dell’organismo sociale quali vengono esposte in queste conferenze, ce ne sono più che a sufficienza di cose che vanno studiate e capite a fondo, prima di poterle mettere in pratica in maniera sensata. Questo spiega che c’è una bella differenza fra un trentenne che si dedica prevalentemente allo studio della scienza dello spirito e lo stesso uomo che a sessant’anni continua ancora a fare la stessa cosa, a “studiare” la scienza dello spirito chiuso nella sua stanzetta. In questo caso potrà chiedersi come mai questa scienza non ha generato la forza necessaria per diventare di anno in anno sempre più capace di agire nella vita, come è nella sua natura.

In queste conferenze Rudolf Steiner sottolinea ripetutamente che il futuro dell’umanità dipende in tutto e per tutto dal fatto che ci sia o meno “un numero sufficiente di persone” che, con coraggio e senso di responsabilità, prendano sul serio questi due compiti: la formazione di una coscienza individuale attraverso lo studio, e la realizzazione degli ideali della “triarticolazione” in tutti i campi della vita.

Al termine dell’ultima conferenza Rudolf Steiner suggella ancora una volta tutte le sue riflessioni col pensiero: tutto dipende dal singolo individuo. Nell’umanità odierna le autorità non hanno futuro. L’affermazione secondo la quale “gli uomini” – gli altri – non sono maturi per queste idee e per queste azioni non è altro che un pretesto del potere patriarcale e autoritario. Steiner sostiene che gli esseri umani maturano più in fretta proprio se non ci si stanca mai di dar voce a ciò che ogni singolo individuo non solo è in grado di fare, ma nel suo intimo fortemente vuole.

Non è forse estremamente sintomatico che tutte le edizioni di queste conferenze pubblicate finora (Eymann 1948/49, Boos 1950, Opera omnia 332a 1977, HDD 2004) abbiano omesso, semplicemente cancellato, proprio i pensieri conclusivi dell’ultima conferenza? Questo fatto mi sembra un sintomo eloquente della gravissima omissione che perdura ormai da quasi un secolo. Si tratta proprio dell’omissione di quello a cui Rudolf Steiner sprona di nuovo nelle sue parole conclusive: continuare a proporre a tutti ciò che è sano e necessario per l’individuo e per la società, metterlo a disposizione di tutti, ricordarlo a tutti e stimolare ed incoraggiare ognuno in questa direzione.

Cosa accadrebbe se, solo in ambito germanofono, o di lingua italiana, con cadenza settimanale centinaia di migliaia di piccoli “gruppi di lavoro” si mettessero a studiare, a sviscerare queste conferenze, a discuterci e a litigarci sopra, ad approfondirle in tutte le direzioni e a sperimentarle con coraggio nella vita? La nostra società resterebbe così com’è anche se uno o due milioni di persone si dedicassero ad assimilare queste idee interiormente e più ancora a farne linfa vitale della loro esistenza quotidiana? Questa pubblicazione non intende solo porre rimedio ad un’omissione, ma vuol essere più di tutto l’espressione della fi ducia nell’esistenza reale di “un numero sufficiente di persone” che non solo possono salvare il futuro dell’uomo e della Terra, ma lo vogliono anche fare.

 

Pietro Archiati
nella primavera del 2006

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 11:42

"Per questo, cari ascoltatori, desidero concludere con parole intese davvero sinceramente. Posso immaginarmi che ... ci siano ancora persone che dicono: 'Sì, queste idee sono davvero nobili... C'è però un abisso fra ciò che gli uomini possono oggi capire e queste idee'.
Cari ascoltatori ... non c'è bisogno di stare a sindacare quanto maturi o immaturi siano gli uomini, ma occorre dire sempre di nuovo ad alta voce ciò che si ritiene vero e fruttuoso ... Se si fa così, se non ci si stanca di continuare a ripeterlo, gli uomini matureranno prima di quanto farebbero se si continua a rinfacciargli la loro immaturità. ...
Per questo non  mi stancherò mai di ripetere sempre di nuovo quelle cose che a mio parere fanno parte di un cammino di maturazione degli uomini" (Rudolf Steiner alla fine dell'ultima conferenza del ciclo "Dreigliederung von Geist, Recht und Wirtschaft', Archiati Verlag e. K., Monaco 2006; trad. italiana di Silvia Nerini e P. Archiati: 'Cultura Politica Economia. Verso una triarticolazione dell'organismo sociale', Ed., Archiati, che sarà pubblicata integralmente qui).

 

Per i più impazienti: http://www.archiatiedizioni.it/ebook/cultura_politica_economia.pdf

Per coloro che amano leggere a letto col fruscio delle pagine di carta: http://www.archiatiedizioni.it/app/

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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 13:08

"Se nel sistema tributario si vuole creare qualcosa di non parassitario per il processo economico, ma qualcosa che sia una vera dedizione del processo economico alla collettività, allora il capitale va tassato nel momento in cui viene immesso nel processo economico" (Rudolf Steiner, "Cultura, politica, economia", Ed. Archiati, Monaco, 2006).

 

Risposta libertaria (ma sarebbe meglio dire "risposta ideologicamente acefala"):

 

"Personalmente credo che gli scritti di Mises e Rothbard, così come, per stare a un esempio di autore contemporaneo, Huerta de Soto, siano fondamentali per capire cosa è la moneta, a cosa serve e quali sono i problemi degli attuali sistemi monetari. Gli eccessi del prelievo fiscale e del debito pubblico non si risolvono con 'lo spostamento dei prelievi statali dal settore produttivo a quello dell’emissione monetaria'. Si finirebbe con lo svilire la moneta" (cfr. Matteo C. 25 luglio 2011 at 07:21).

 

Altra testimonianza di acefalite libertaria (qui siamo nell'alienazione essenziale, quindi non turbatevi se non capite):

 

-z3ruel

 

Non vedo alcuna differenza fra gente come Scilipoti e costoro, che scimmiottano i miei risultati di studi, fatti sul potere finanziario, evidentemente con l'idea di utilizzarli per i loro affari... Altro che "sbronzo di Riace"! Qui vi è davvero in azione la DODI&C, ovvero la "Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera"... Vergogna!

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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 18:06
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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 20:08

AMERICAN_EXPRESS.gifIl Comitato promotore del Coordinamento per l'abrogazione delle sei leggi regala-soldi alle banche e per la lotta al signoraggio annunzia che Marra, Scilipoti, Tommasi e Di Luciano (Lo-Sai), terranno, martedì 13.12.11, ore 10, una conferenza stampa a Roma, Teatro Capranichetta (Montecitorio), piazza Capranica 101, per annunziare - nel chiedere ai parlamentari di ribellarsi agli 'ordini di scuderia' e inoltre di non privilegiare i loro interessi pensionistici e votare quindi contro la mostruosa manovra che il mandatario delle banche Monti ha preparato in danno della società - che nei prossimi giorni si recheranno alla Procura della Repubblica di Roma, per presentare un esposto (che sarà poi pubblicato su www. Marra. it) redatto dallo stesso avv. Marra con la consulenza tecnica del penalista Saverio Campana, in cui si chiede la verifica del se sussiste, da parte di Monti, stante la sua notoria appartenenza al circolo occulto Bilderberg, la violazione:

 

-dell'art. 1 della L. n. 17, del 25.2.82 (legge Anselmi), ove recita: «Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall'art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale»,

-degli articoli del codice penale: -241 (Attentato contro l'integrità, l'indipendenza o l'unità dello Stato); -283 (Attentato contro la Costituzione dello Stato); -648 bis (Riciclaggio); -501 (Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio); --501 bis (Manovre speculative su merci); --416 (Associazione per delinquere).

 

Circolo Bilderberg (tutto quanto precede e segue deve intendersi come riportato da quanto si legge univocamente in ormai milioni di fonti internet italiane ed estere) costituito occultamente nel 1952 da ambienti deviati della NATO in associazione a banchieri, e composto da una mescolanza penalmente rilevante di membri tutti connotati da ruoli di altissimo rango in ambito bancario, politico, istituzionale, imprenditoriale, mediatico, scientifico e culturale: un contesto al quale viene attribuito in ogni sede il potere di insediare, secondo meccanismi appunto occulti, i suoi uomini ai massimi livelli della politica internazionale e nazionale e in ogni altro ambito di rilievo, come nel caso di Monti.

 

Monti che sta terrorizzando la società con una manovra che schiaccerà l'Italia e gli italiani al solo scopo di distoglierli dai fini che i suoi mandanti, le banche, gli hanno ordinato di perseguire: ovvero indebolire, per fini di dominio bancario, il più possibile la società con l'alibi della tracciabilità e delle tasse, che da un lato sono illecite e non esisterebbero se non esistesse il signoraggio bancario e, dall'altro, non possono oltretutto essere sostenute, perché se l'apparato imprenditoriale, professionale e artigianale italiano è crollato pur evadendo le tasse, non si vede dove prenderebbe ora, in presenza della radicalizzazione della crisi, le risorse per pagarle.

 

Signoraggio che le banche hanno dato a Monti disposizione di incrementare nella forma sia primaria, sia secondaria che terziaria, cioè: -1) aumentando le emissioni di denaro della incredibilmente privata BCE (signoraggio primario); -2) aumentando la quantità di denaro elettronico creato dal nulla dalle banche di credito mediante il costringere finanche i pensionati ai conti correnti (signoraggio secondario); -3) aumentando il denaro elettronico creato dal nulla mediante le carte di credito (signoraggio terziario).

 

Il tutto con gravi conseguenze inflattive che si vedono relativamente poco perché sono assorbite dalla grande diminuzione dei costi frutto della crescente semplificazione dei processi produttivi.

 

Si sollecita l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa, poiché sussiste il rischio che la magistratura possa cogliere l'occasione per 'risolvere' la questione mediante un provvedimento di archiviazione, visto il notorio e massiccio coinvolgimento diretto in queste mostruosità anche di vasti ambienti giudiziari, non potendosi del resto altrimenti spiegare come sia potuto sin qui sfuggire, ad una magistratura in altre cose così attenta, di avere il dovere di indagare a fondo su simili eventi.

 

Marra, Scilipoti, Tommasi, Di Luciano

 

 

INVOCAZIONE E PROMESSA DI MARRA A BERLUSCONI

 

Caro Berlusconi, è noto che i poteri di cui Monti è mandatario ti ricattano minacciando di annientare la tua famiglia, la tua vita e le tue aziende se togli loro l'appoggio in Parlamento, ma è ovvio che sarai aggredito di nuovo immediatamente dopo l'approvazione della manovra, perché nessuno meglio di te sa che la crisi dei titoli azionari o di Stato dipende dal fatto che non si riesce più a vendere né a guadagnare, e dopo la manovra ci si riuscirà anche meno, e che nessuno è in grado di frenare l'ira della collettività quando 'il padrone non paga più'.

 

Ebbene, in questo quadro tremendo, io ti chiedo di fare un gesto che, quale che sia stato il giudizio su di te in questi anni, ti ponga come salvatore non solo dell'Italia, ma dell'Europa, da questi mostri che vogliono dilaniarle senza avervi nemmeno interesse, perché sono mossi solo dalla pazzia sopravvenuta al fallimento del loro delirio di onnipotenza.

 

In cambio ti prometto che, armato della mia penna, mi schiererò io di fronte a coloro che vogliono trasformarti nell'unico capro espiatorio di tutto quanto è accaduto, e ti assicuro che, se tu darai visibilità a quel che scrivo attraverso i media, non avrò difficoltà a salvare - non il tuo futuro politico, perché questo competerebbe eventualmente a te, e comunque non lo ritengo né possibile né utile - ma il salvabile dei tuoi interessi, e soprattutto a impedire il massacro personale della tua famiglia e tuo.

 

Ti chiedo insomma di impugnare la bandiera del coraggio e di non far votare la manovra di queste belve. E tieni conto che anche Di Pietro e La Lega resistono perché sono al corrente del crimine del signoraggio e non vogliono assumersi la responsabilità di quello che la manovra causerà.

 

Siamo stati insomma tutti avversari e non ci condividiamo, e so che non hai dimenticato il documento che ho scritto nel 1996, da deputato di Forza Europa, contro di te, ma ora c'è un pericolo più grande che richiede che siano dimenticate le ragioni di dissenso e ci si unisca contro queste bestie luciferine.

 

Conto che aderirai, e se lo farai te ne renderò tanto onore per quanta avversione ho espresso nei tuoi confronti in passato in altre mie carte.

 

Gino Marra

 

Divulgato dal Comitato Promotore del referendum per l'abrogazione delle sei leggi regala-soldi alle banche e per la lotta contro il signoraggio.

 

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 15:04

Chi è Eumeo?

 

 

La confusione dell'econonomicismo statalista ha raggiunto livelli di metastasi tali che occorre ripartire da capo.

 

Non solo l'economia è degenerata ma perfino l'etimologia del termine "economia" è stata intaccata facendone una non-scienza-ma-con-valore-normativo-impositivo-e-forzoso!

Ecco perché ho ritenuto necessario spiegare che quella non è economia ma "econòmia" con l'accento sulla seconda vocale "o".

 

La parola greca "nòmos", cioè norma, genera la parola "econòmia", che non significa nulla, onde la crisi... Invece l'economia giusta non proviene da nòmos, ma da "nomòs", col significato di "pascolo".

 

E come la pecus, cioè la pecora, in quanto unità di misura per regolare gli scambi, apparteneva ai pastori, così la pecunia, cioè la moneta deve, per logica di realtà, ritornare ad appartenere a chi sa far nascere, crescere e scambiare beni effettivi...

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9 dicembre 2011 5 09 /12 /dicembre /2011 15:15

silenzio.jpgDedico questo scritto, finalizzato all’ascesi pratica di uomini NUOVI per un NUOVO spirito associativo, promotore del SABATO PER L’UOMO a tutti coloro che sanno potenziare il positivo per trasformare sé e il mondo. Si tratta di una delle migliori riflessioni di Massimo Scaligero, che ripropongo con alcune modifiche di linguaggio che non alterano il senso del testo originale, di per sé, anzi, alquanto ostico (il testo originale è pubblicato come Appendice N° 2 nel libro “Dell’amore immortale”, Roma, 1963, e intitolato "Affinché un'associazione spirituale viva").

Nereo Villa

Perché un’associazione scientifico-spirituale viva le occorre ogni giorno la materia prima che ne giustifichi l’esistenza: lo spirito. Quando questo venga meno l'associazione può sussistere solo in quanto qualcosa che non è lo spirito ne prende il posto, tuttavia continuando a operare come fosse lo spirito. Anzi, allora appunto opera con la sicurezza propria a tutto ciò che si fonda sulla propria esteriore organizzazione.

L'associazione è l’esperimento di una relazione umana tra individualità che già unisca una sintonia secondo antimateria umana, costituita dall’io. E poiché l’associazione CONSEGUE al riconoscimento concorde di un’ascesi e/o del relativo PROGETTO di riforma sociale, proprio per questo NON PUÒ ESSERE IL PRESUPPOSTO dell’attività ascetica e/o del relativo PROGETTO.

L’organizzazione non può prevalere sull’idea: il modo di organizzarsi non deve condizionare il lavoro interiore dei soci, né dev’essere ciò che suscita loro coesioni o contrasti. Il modo di organizzarsi fa parte dell’attività interiore di ognuno, e ciò nella misura in cui si attui come RICERCA della forma esteriore, non come ciò che possa indicare o determinare i valori.

Questo compito è difficile, dato che richiede la presenza del conoscere (competenza) di cui ci si ritiene portatori per il fatto dell’associarsi: ininterrottamente dunque le modalità esteriori vanno distinte dai contenuti interiori.

Coesioni e contrasti, infatti, generandosi come attività interiori, non possono che riferirsi a temi di conoscenza ed a forme di ascesi promotrici del PROGETTO: non dovrebbero mai impegnare lo spirito, cioè l’io, e condurlo a tensioni inferiori. Se ciò avviene, avvenga per essere conosciuto, e conosciuto per essere superato, per virtù di slanci più profondi, che sono momenti ulteriori dell’ascesi e/o dell’attuazione che si persegue.

La modalità organizzativa in quanto tale esige soltanto soluzioni logiche, in ordine a intese che siano forme dell’interiore intesa di base. Se la modalità organizzativa suscita contrasti, non va commesso l’errore di credere che il motivo sia appunto il modo dell’organizzarsi, ma occorre avvertire che nell’ordine spirituale qualcosa non va, e che soltanto il riveduto rapporto con esso potrà illuminare il senso delle divergenze. Queste ultime dovrebbero essere contemplate come segno di ulteriore lavoro spirituale, non come ciò che deve divenire valore spirituale; dunque: non come ciò che deve determinare ulteriore movimento dell’associazione.

Ma è chiaro che un simile rapportare il fatto al pensiero intuitivo - che è l’insegnamento della Filosofia della Libertà (Steiner) - può essere il compito di orientatori secondo lo spirito. E non sempre gli organizzatori, i propagatori, o i dialettici sono coloro in cui lo spirito esprime il suo potere di orientamento.

SI TRATTA DEL FATTO ASSOCIATIVO PIÙ DIFFICILE, PERCHÉ NON PUÒ AVERE BASI NEL MONDO CHE ESISTE, MA IN QUELLO CHE VERRÀ, OSSIA FUORI DEL MONDO CHE GIÀ ESISTE. Basi che vanno ogni istante immaginate di nuovo, ricreate: essendo puramente interiori. Invece associazioni, gruppi e partiti ordinari sono possibili su basi che sono il passato dell’umanità, cioè la società quale già è, il mondo già fatto, la necessità esistenziale, e la natura dello status quo.

Un’associazione scientifico-spirituale è un organismo invisibile che si proietta sul piano visibile come forza risolutrice dei contrasti propri alla relazione egoica: contrasti che sono previsti, anzi necessari come materia dell’opera unificatrice, e come sostanza dinamica dell’azione associativa.

In genere però avviene che la relazione egoica prevalga, e imiti lo spirituale, per sussistere in quanto stato di fatto egoico in veste spirituale. Ciò che in tal modo sussiste non è altro che unificazione astratta, organizzativa o accademica, propria alle associazioni profane. E ciò si verifica per l’affievolimento delle coscienze, nella misura in cui l’insegnamento originario (vale a dire l’assolutamente necessario superamento di ogni giogo proveniente da dettami partitocratrici, costituenti il VECCHIO) venga progressivamente trasformato in formule, in regole, in sentenze, o in nozioni particolari, di cui si fanno propinatori soggetti sedicenti "anziani" (di un forum per esempio o di altra fazione), o vicini al “maestro”, o al “presidente”, e che assumono la funzione di istruttori riguardo ai nuovi venuti, trasmettendo qualcosa che vorrebbe valere come un insegnamento più riservato e più efficace di cui si presumono depositari: con ciò distraendo l’associato dal contatto con il vero insegnamento: che può vivere soltanto in quanto divenga esperienza, e come tale produca continuità inestinguibile fino a PROGETTO ATTUATO, ed oltre, essendo l’attuazione sempre perfettibile e mai esaustiva.

Ciò che può essere insegnato deve PRODURRE TALE CONTINUITÀ: non può essere accademica filiazione, bensì il fiorire di un ramo dell’albero sempre verde.

L’insegnamento originario non patisce organizzazione scolastica o accademica, che non sia mediazione di continuo riconosciuta, e perciò o superata o estinta: di continuo ricreata dall’intimo come un ideare inesauribile. Ciò affinché l’organizzazione abbia l’esistenza unicamente giustificata dalla presenza di ciò che deve essere organizzato.

Quando l’organizzazione presumesse impersonare l’idea, per cui la sistemazione e la formulazione esteriore tendessero a valere nella loro astratta determinazione come segno tangibile dell’idea, questo è segno che l’idea è stata smarrita, e un altro contenuto opera al suo posto. Infatti si agirebbe rispetto alla dottrina originaria secondo il “realismo” proprio al sapere attuale (nozionismo, quiz, ecc.), a cui sono sufficienti la sistemazione logica e l’astratto apprendimento perché le sue verità siano trasmesse, essendo “cose”, non idee viventi.

Si tratta di una dinamica del putrido che si delinea press’a poco come segue. L’associazione scientifico-spirituale si inizia per lo spirito. Ad un certo punto, prevalendo in essa gli organizzatori, diviene inavvertitamente condizione allo spirito. O si è in essa o non si è nello spirito, come se lo spirito fosse luogo, accademia, situazione esteriore, anziché “io”: è l’ideale di coloro che identificano lo spirito, cioè l’io, con un fare spirituale e/o sociale, come se vi fosse un fare spirituale e/o sociale che potesse essere vero fuori dall’io.

In un organismo spirituale è l’idea in quanto vivente, cioè in quanto forza formatrice, che giustifica la forma: altrimenti la forma è già alterazione dello spirituale, proprio perché forma ortodossa, fedele ai dettami custoditi come princìpi, vale a dire: come tradizione in cui non la libertà determina il lavoro associativo, ma la regola (legge o Statuto), la quale dovrebbe invece riguardare solo il modo associativo. La legge infatti, ha sempre la “facies” della moralità, non la moralità.

Il mondo esteriore ha bisogno di leggi, regole, istituzioni: sono quelle leggi che, invecchiando mentre l’uomo cammina, costituiscono la forza dei “farisei” di ogni tempo, ed il motivo della lotta ideale dei pochi che in ogni epoca tendono a rinnovare tali leggi, regole, ed istituzioni, pur obbedendo ad esse.

Diversa è la situazione di una associazione scientifico-spirituale, dato che la sua “regola” è per un incontro UMANO che rifletta l’incontro interiore: non contempla la mera convivenza esteriore. Essa è un evento immateriale a cui si intende dare supporto umano. Vi confluiscono due forze: uno “spontaneo” impulso a incontrarsi, e la determinazione cosciente nello sperimentare lungo il tempo l’incontro. A questa esperienza si tenta di dare organizzazione esteriore: giusta e necessaria nella misura in cui sia il continuativo convergere delle due forze accennate.

A differenza che nelle associazione ordinarie, nelle quali il principio o la regola dell’associarsi vengono dedotti dal fatto associativo, nell'associazione scientifico-spirituale tale principio è conseguenza di lavoro interiore e, rispetto a quanto presenta di contingente e di umano, diviene materia di un cosciente SPERIMENTARE. In tal senso può essere regolato da uno statuto di volta in volta rinnovabile, e le cui idee sono il segno della relazione morale conseguita. È tuttavia un regolamento che riguarda unicamente le modalità dell’associarsi, fuori della pretesa che esso valga a determinare il significato o il valore del lavoro spirituale dei soci.

La società è anzitutto “fratellanza invisibile”, e non è detto che la società visibile la incarni veramente, dato che incarnarla è una méta, non un punto di partenza. Non dovrebbe commettersi l’errore di credere che la società sia vera solo per il fatto che esiste: il suo esistere è appunto il limite che l’idea, in quanto presenza vivente, risolve. Altrimenti si cade nell’astrattezza della moderna sociologia, per la quale il dato di fatto è il principio dell’indagine, ignorando l’attività interiore che pone il dato di fatto, e che consente l’indagine. In tale astrattezza la realtà sociale è infatti ridotta al suo più pedestre livello, cioè a meno di ciò che essa stessa è come esperienza materiale.

Non dovrebbe essere commesso l’errore di credere vera la società esistente, dato che vera può solo essere quella che si fa e che dovrà farsi. Non può essere vera la società la cui organicità sia reale in quanto conforme allo statuto, per cui chi è in ordine con lo statuto è in ordine anche spiritualmente (fariseismo proprio alle chiese cui non interessano le persone interiormente attuanti la religione, ma quelle osservanti il culto nel suo ortodosso formalismo, perché più utili dal punto di vista politico o degli interessi mondani).

Un’associazione scientifico-spirituale non può che essere accordo di anime secondo l’esigenza della libertà sperimentata come momento vivente del pensiero. Ma anche in tal caso l’accordo non è qualcosa di già fatto, bensì da farsi. L’aspirazione alla libertà è un evento che va attuandosi; non è un fatto, o una cosa che si abbia una volta per tutte; è la creazione sempre nuova: perché ogni volta rivelante il suo segreto. È il principio per la cui inosservanza anche i migliori si perdono, e diventano meccanizzatori dello spirituale.

L’associarsi è un tendere a coltivare lo spirito di comunità, in quanto si sia individui singolarmente operanti per lo spirito. La cooperazione individuale è la vita dell’associazione. In tale vita, la fraternità coltivata nell’esperienza della comunità diventa potenza dell’individualità perché è la prova oggettiva dell’egoismo. L’essere insieme agli gli altri e dimenticare se stessi, attuando ciò non per diminuzione di coscienza di sé ma per il suo ampliamento, è la più alta educazione dell’“io”: dato che ordinariamente l’essere insieme di gruppi, crocchi o partiti, è inevitabilmente per il denominatore comune inferiore: ciò che v’è di più basso li unisce.

Il pericolo è perciò l’inversione del reale processo unitivo, ossia il ricadere nell’“anima di gruppo”, quella che caratterizza le solite associazioni e i partiti: nei quali occorre la rinuncia alla libertà interiore perché si dia la partecipazione degli individui, e in tal senso il loro accordo (i partiti e le associazioni ordinarie, preparano oscuramente a livello di realismo ingenuo o di esteriore primitivismo, per altro anche intellettualmente brillanti, un impulso alla comunità, tramite la cooperazione di esseri non ancora realmente pronti all’esperienza cosciente dell’io e della libertà. Quando invece tale impulso è trasformato in motivo, trasforma anche il suo contenuto di positività interiore, e può essere assunto concretamente dall’“Authiq Iomin” (nome ebraico dello “Spirito del tempo”, “l’Antico dei giorni” della Bhagavad Gita), dove questo possa operare attraverso i preparatori delle vere comunità!

Seria è dunque la responsabilità dell’associazione scientifico-spirituale che venga meno all’impegno per cui è sorta, in quanto non fornisce al mondo che si va organizzando in gruppi, in associazioni, in comunità, il modello che gli urge ed, anzi, fallisce imitando inconsapevolmente l’interno modo di associarsi: politico, diplomatico, fatto di abili combinazioni, di coesioni e di consensi.

Il movimento motivato dev’essere la condizione del movimento associativo. Quando coloro che presumono dirigerlo non sono qualificati ad attuare un simile rapporto, è inevitabile che il contrasto interno si verifichi nella forma di contrasto umano.

La ragione per cui un’associazione scientifico-spirituale possa avere contrasti interni dovrebbe essere riconosciuta come la conseguenza dell’intendimento dei suoi componenti di superare tutto ciò che possa presentarsi come contrasto dovuto al fatto dell’associarsi.

Il contrasto è sempre il segno di ciò che dev’essere conosciuto, e che si chiedeva di conoscere come ciò che avrebbe dovuto e che deve essere risolto. Risoluzioni esteriori come separazioni o alleanze sono solo provvisorie, forme di una crisi che non si sa cogliere nel mondo delle idee: crisi di metodo, e/o della formazione interiore, crisi della giusta ispirazione, e/o della comunione con l’insegnamento originario (che ognuno porta in se stesso come virgolette alla parola “partito”, vale a dire l’assolutamente necessario superamento di ogni giogo proveniente da dettami partitocratrici, costituenti il VECCHIO).

Eppure le soluzioni esteriori sembrano superare la crisi, la quale permane sotto lo strato degli accomodamenti, delle dichiarazioni di amicizia, fraternità, delle riprese accademiche, delle conferenze, delle manifestazioni ridondanti di fasto attivistico-organizzativo e di spirituale esibizione.

Quando si ritrova l’accordo che è il fittizio accordo, perché fondato non sull’intesa spirituale ritrovata attraverso il sacrificio e la conoscenza, bensì su accomodanti compromessi, ossia su coesioni che sembrano interiori ma sono mondane, su accostamenti umani che non sono segni di incontro spirituale ma di egoico interesse, un simile accordo sarebbe meglio che non ci fosse.

È l’accomodamento della natura umana, assetata di soddisfazione spirituale, bramosa di incensare e di essere incensata: l’accordarsi della natura, mediante le forme dialettiche capaci di rivestirne le tendenze, con ciò che dal basso domina il mondo attuale. È l’accordo secondo convenienza.

Quando la “conformizzazione” è in atto, e la volontà individuale è automatizzata dall’insegnamento accademico, i soci tengono allo statuto - a quello già esistente o a quello da riformare - come a ciò che è più importante: per poter dipendere da esso, per essere in una regola, a cui conformare l’organizzazione che, in quanto insieme di membri, viene considerata organismo spirituale. E ciò sempre per la tentazione di fissare lo spirito come se fosse una cosa che possa tenersi in mano e che non abbia a sfuggire, che possa essere riferibile a un luogo, una sede, un partito, un conferenziere, o a un presidente che porga le verità come oggetti palpabili e conservabili.

La materia della scienza spirituale viene allora scambiata per l'idea che in tale materia si esprime nella contingente sua forma: il sapere viene preso per il conoscere. Non ci si è impegnati a permanere nel movimento del pensiero che si è proiettato in quella forma. Tale impegno non va certamente richiesto ai principianti e ai meno provveduti, ma va certamente richiesto a coloro che presumono dirigere l’associazione. Avviene invece quasi sempre che proprio i meno provveduti riguardo a tale esigenza (in quanto più provveduti di “realismo” o di senso organizzativo della cosa, o della materia scambiata per l’idea, i più provveduti di quel patente sapere che persuade gli ingenui o i primitivi, e dunque del talento pratico e dialettico richiesto dal profano modo di associarsi del mondo attuale, dov’è richiesto tutto fuorché una gerarchia dei valori) prendano le redini del movimento.

Quando i dirigenti di una presunta associazione scientifico-spirituale tengono alla loro funzione di dirigenti (cioè ad avere in mano le fila del movimento, giungendo perfino ad adoperarsi per conseguire ciò, impegnandosi inoltre nel provvedere ad ogni manifestazione esteriore ed accademica che convinca circa la verità o la necessità del loro insegnamento, cercando di smorzare le voci discordi e di documentare di volta in volta l’immancabile buona riuscita delle manifestazioni, secondo uno stile politico ormai generalmente invalso) è chiaro che il movimento che essi dirigono non è più movimento spirituale ma qualcosa in cui è in atto l’alterazione del contenuto originario, in una forma solo un po’ più seria di quella materialistica, svolgendosi sotto l’insegna dello spirito. Nella veste dell’immateriale, esso è lo stesso movimento dialettico del materialismo, che suscita sentimenti di fede, non atti di pensiero; emozioni personali, non idee; visionarismo, non visione; nozioni e argomentazioni, non conoscenza spirituale, dato che la conoscenza non può disgiungersi dalla libertà.

È il surrogato dello spirito che, affermato, propagato, e voluto con la facile volontà con cui si tende alle cose materiali, dona anche forze, ma si tratta di forze che potenziano l’ego, forze con le quali si acquisisce autorità sui nuovi associati, ai quali si insegna la libertà dialettica (nozioni, quiz), ma si toglie la libertà, dato che li si vincola con una serie di norme, sentenze, doveri, rivelazioni, formule di un’ortodossia avuta in retaggio e fissata una volta per tutte, per giudicare chi sia o non sia nella cittadella dello spirito. Si genera allora un conseguente stato inconsapevole di presunzione nei riguardi degli altri, nei riguardi di dottrine o correnti che non si è avuto nemmeno la correttezza di conoscere, ed una mania di convertire il prossimo in quanto si presume essere portatori di ciò che può migliorarlo. Mentre solo il NOSTRO miglioramento, se è vero, può migliorarlo.

Nell’associazione scientifico-spirituale, il mondo dei semplici, degli umili o degli sprovveduti (quello che va ordinariamente a costituire la massa di manovra dei politicanti di tutte le correnti) può essere aiutato soltanto da coloro che abbiano il coraggio della fedeltà all’idea originaria e perciò attingano all’inesauribile che è dentro di loro.

Perché il bene è l’idea che si attua e il male l’idea che non si attua. Il male è il fatto che vuole operare in luogo dello spirito ed apparire bene, afferrabile come cosa (che sarà sempre illusoriamente afferrata).

Il male è tutto ciò che come fatto, istituzione, organizzazione, natura, opera in luogo dell’idea originaria, in quanto il suo essere fatto si traduce immediatamente in valore interiore per via di forze che di esso consentono all’uomo soltanto l’apparire sensibile. Mentre l’apparire è il limite di un movimento ab interiore, che lo spirito dovrebbe riconoscere come proprio: non il limite che condiziona lo spirito.

Un’associazione spirituale che creda di operare spiritualmente in quanto spaziale e temporale fatto associativo, è già un’associazione contro lo spirito. Essa non può fare lo spirito, bensì lo spirito fare di essa, qualcosa. Non possono essere gli organizzatori esteriori dell’associazione i produttori dello spirito che giustifichi l’organizzazione, ma solo esseri che incomincino a coltivare se stessi, con ciò essendo veri organizzatori: non condizionati né dall’appartenere all’associazione né dal non appartenervi: soprattutto non affetti dalla brama di essere dirigenti dell’associazione.

L’associazione deve avere il suo corpo, il suo organamento, la sua vita esteriore. Ma l’associazione che si coltiva nell’invisibile non quella per la quale la determinazione visibile sia divenuta ragion d’essere. In verità, l’io non soffre obbligazioni, o schemi umani. Esso è come “il vento che non si sa dove vada né da dove spiri”: per cui là dove la norma e la legge non gli chiudano il varco, ma siano la norma e la legge che essa ogni volta esige e crea, esso è presente per una conseguenzialità estremamente semplice: là dove trova ostruzione, e non potendo passare, esso cerca altre vie. Non avendo passaggi obbligati, il suo sentiero è quello dell’infinita libertà.

Il male è l’idea che non si attua, il bene l’idea che si attua. Il male è l’idea che si finge attuata. Il male è il fatto che si scambia per l’idea, ed il modo di pensare ed operare, di cui tale scambio ha bisogno: l’attivismo, che sostituisce l’attività del pensiero.

Allora il gruppo, o l’associazione, ritorna il gruppo o l'associazione non afferrabile realiter: si ricostituisce con coloro che permangono fedeli all’idea primamente intuita. Esso può anche affiorare come gruppo visibile che, fuori dell’accademia, svolge la sua opera, non definendosi, non tagliando né facendo ponti, non cercando alleanze né contrasti: lasciando liberi nella loro decisione coloro che hanno bisogno di segni esteriori per conoscere termini o confini dello spirito.

Il gruppo o i gruppi si riformano secondo incontri dell’anima e comunioni individuali: si riaffermano anche come organismi esteriori, per virtù del loro ritrovare la forma invisibile. Essi sono associazione scientifico-spirituale che, per esistere, non ha bisogno della determinazione esteriore: ma perciò la sua determinazione esteriore può essere la forma visibile dello spirito: non sia dunque l’associarsi il modo di sfuggire il proprio io. Perché soltanto dove quest’ultimo non viene sfuggita è la fraternità.

L’associarsi, come fatto esteriore, è già un moto di fuga dallo spirito da cui sorge. Dallo spirito deve pertanto essere ripercorso perché sia effettivamente il suo movimento. Sia dunque il moto della fraternità da cui muove, non la finzione della fraternità, in cui immediatamente cade, e che per ora è il livello in cui la fraternità sta lottando per sbocciare nel mondo.
 

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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